Più di 70 gallerie al Mia Photo Fair 2025, la fiera italiana della fotografia per appassionati, curiosi e addetti del settore
La quattordicesima edizione di MIA Photo Fair, tenutasi dal 20 al 23 marzo 2025 presso Superstudio Più a Milano, ha confermato il suo ruolo di principale fiera italiana dedicata alla fotografia e all’immagine contemporanea.
La manifestazione organizzata da Fiere di Parma è diretta per il secondo anno da Francesca Malgara
«Siamo molto felici di essere di nuovo qui al Superstudio dopo 14 anni. Siamo tornati alle origini, già essere in questo spazio ci fa sentire bene, ci caratterizza: è luminoso, è spazioso, è dinamico, la fotografia che troverete qui è così: dinamica ma anche storica».
Quest’anno, la fiera ha ospitato circa 120 espositori, tra gallerie italiane e internazionali, attirando oltre 13.000 visitatori. Il tema centrale, Dialoghi Uomo-Macchina, ha esplorato l’interazione tra l’intelligenza artificiale e la creatività umana, offrendo una riflessione profonda sulle nuove frontiere dell’arte fotografica.

MIA Photo Fair nasce con l’obiettivo di esplorare il carattere interdisciplinare della fotografia e dell’immagine, che oggi più che mai dialogano con i linguaggi dell’arte e del suo ecosistema, dando vita a connessioni inedite tra diverse forme espressive.
Francesca Malgara, direttrice artistica della fiera, sottolinea: «MIA Photo Fair BNP Paribas è un’occasione privilegiata per riflettere sulla fotografia come spazio di incontro tra prospettive diverse.
Con questa quattordicesima edizione abbiamo voluto offrire a gallerie e artisti una piattaforma per indagare connessioni inaspettate, intrecciando passato e presente, tradizione e innovazione, culture e linguaggi differenti.
Un approccio che rafforza l’identità di MIA come fiera dedicata alla ricerca, al confronto creativo e all’evoluzione della fotografia nel contesto artistico internazionale».
Inoltre, vi è stata la IV edizione di Codice Mia, la portfolio review della fiera che ha visto la partecipazione di numerosi talenti emergenti, con Jovana Popic’ che si è distinta per la chiarezza e la creatività del suo lavoro.
Le sezioni 2025
Con un unico tema principale, le sezioni quest’anno sono state quattro:
- Main Section, con le gallerie che hanno partecipato per la prima volta: Michael Hoppen, Vistamare, Martina Simeti, Springer (Berlino), con la presentazione di un “solo show” di Odermatt, The Pool NYC, Willas, Gaze-off & Franco Marinotti.
- Beyond Photography – Dialogue Beyond Photography – Dialogue, curata da Domenico de Chirico, dedicata al confronto tra la fotografia e gli altri media come scultura, installazione, pittura e video.
- Reportage Beyond Reportage, curata da Emanuela Mazzonis di Pralafera, che ha messo in luce le diverse sfumature del reportage, che si tratti di fotografia documentaria, fotogiornalismo o street photography.
- Focus Svizzera, curato da Rischa Paterlini, che ha analizzato l’incontro tra Oriente e Occidente.
I premi
Inoltre ben sette i premi:
- Premio BNL BNP Paribas, vinto dall’artista inglese Nick Brandt per l’opera “Serrafina by table” presentata dalla Galleria Willas di Stoccolma.
- Photo Grant promosso da Fondazione Deloitte, volto a sostenere la produzione artistica contemporanea e a favorire la crescita di talenti emergenti e affermati che ha premiato Davide Monteleone nella sezione Segnalazioni e Fabiola Ferrero nella sezione Open Call dedicata agli under 35.
- Premio IRINOX SAVE THE FOOD, dedicato al tema del cibo nella fotografia contemporanea con una attenzione particolare allo spreco alimentare, vinto da Francesca Procopio che è stata selezionata per la sua capacità di raccontare la tradizione non come denuncia, ma come recupero consapevole.
Attraverso la sua fotografia, l’artista ci invita a riscoprire le buone pratiche legate alla cultura agricola dei nostri territori, in cui il rispetto per il cibo è da sempre un valore fondamentale. Un’opera che ci insegna a vedere il cibo come un bene prezioso e simbolico, da valorizzare e rispettare.

- Premio OFF-THE-WALL, che ha visto vincitori Veronica Barbato premiata con la pubblicazione del portfolio su Gente di Fotografia e Matteo Girola che vince invece la residenza artistica gratuita presso la Forci Art Foundation di Lucca.
- Premio Casa Museo Molinario Colombari – Dialoghi Visivi (alla sua prima edizione) è un riconoscimento alla galleria il cui allestimento costruisce un confronto armonioso tra opere, artisti e spazio espositivo, stimolando la riflessione sulla pluralità dei linguaggi artistici.
Vincitrice è stata la galleria Willas Contemporary, che ha saputo costruire un’atmosfera sospesa, in cui il confine tra il mondo subacqueo e quello terrestre si dissolve. Il suo allestimento porta lo spettatore in uno spazio in cui la natura si mescola a un’umanità lontana, quasi rarefatta, come un’eco che risuona nelle opere esposte. - Premio “La Nuova Scelta Italiana” , con vincitori Luisa Lambri e Armin Linke.
- Premio miramART, a supporto e promozione e della creatività artistica, dando visibilità ai talenti emergenti e favorendo la diffusione della cultura artistica contemporanea.
Tra gli eventi di spicco, il già citato Premio BNL BNP Paribas che è stato assegnato al fotografo Nick Brandt per la sua serie “The Day May Break”, che affronta tematiche ambientali con immagini potenti e suggestive ambientate sotto il mare.
“L’opera è stata scelta anche per la sua forza nel raccontare il cambiamento climatico. Una donna, seduta ad un tavolo, sott’acqua, è in un atteggiamento di apparente e innaturale normalità, in contrasto con l’attualità e l’urgenza della sfida ambientale, alla quale non rassegnarsi.
L’arte e la fotografia ci fanno riflettere, così, sulle diverse transizioni dei nostri giorni, in un mondo in continuo cambiamento”

I progetti speciali
In scena anche alcuni progetti speciali.
- Dream Role è la mostra fotografica del regista Peter Chelsom, ospitata presso MyOwngallery e curata da Beatrice Audrito. L’esposizione raccoglie immagini esclusive dal backstage dei suoi film, da Funny Bones a Shall We Dance?, offrendo uno sguardo inedito sul suo lavoro. Inoltre, presenta un nuovo capitolo del progetto in corso Dream Role, in cui Chelsom invita gli attori a incarnare il personaggio che avrebbero sempre voluto interpretare, ma che non hanno mai avuto l’opportunità di portare sullo schermo.
- 24 OpeRE, realizzata con il sostegno di Eberhard & Co., celebra lo scorrere del tempo attraverso 24 opere di grandi maestri della fotografia. Ogni scatto è incorniciato nei manufatti di Cecé Casile, le cui cornici, sempre diverse, esaltano prospettive e giochi di luce e ombra. Tra gli autori figurano Antonio Biasiucci, Carla Cerati, Daniele De Lonti, Mario Dondero, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Arno Hammacher, Davide Mosconi, Tancredi Mangano, Francesco Radino, Aldo Tagliaferro e Natale Zoppis.
- OFF-THE-WALL. An unusual photographic exhibition, curata dall’editore e curatore olandese Erik Kessels, ha presentato i lavori dei tredici finalisti dell’omonimo premio. Il concetto alla base dell’esposizione era l’incontro tra la fotografia e le altre arti visive, spingendo oltre i confini della tradizionale esposizione a parete. Tra gli artisti in mostra: Carl Ander (Svezia), Veronica Barbato (Italia), Eleonora Calvelli (Italia), Nicoletta Deva Tortone (Italia), Matteo Girola (Italia), Augustin Lignier (Francia), Sofia Masini (Italia), Sarah Noorhimli (Singapore), Karl Schulze (Germania), Kia Sciarrone (Austria), Miyu Takaki (Giappone), Daphne van de Velde (Paesi Bassi) e Kim Winder (Paesi Bassi).

- Interno pompeiano è il progetto fotografico di Luigi Spina, realizzato con il sostegno di AON, che presenta otto opere di grande formato. Frutto di un’edizione limitata realizzata durante la pandemia all’interno del Parco Archeologico di Pompei, il progetto si inserisce in una più ampia serie di 1.400 scatti. Questa collezione sarà protagonista di una pubblicazione editoriale con 5 Continents Editions, arricchita dai saggi di Massimo Osanna, Gabriel Zuchtriegel, Carlo Rescigno, Giuseppe Scarpati e dello stesso Luigi Spina.
Ed inoltre…
La fotografia incrocia le altre arti visive grazie a un programma di talk pensati e moderati da Nicolas Ballario, podcaster, giornalista, manager culturale e curatore d’arte.
Vi è stato inoltre un ciclo di masterclass sulla fotografia editoriale, tenute da Giovanni Audiffredi e Nik Piras, rispettivamente direttore e direttore moda di Esquire Italia, Angela Vettese, critica d’arte, Jacopo Benassi, artista visivo, e dal fotografo Francesco Jodice.
Cosa mi ha colpito di più personalmente?
Quest’anno ho visto molti lavori validi e son stata colpita più del solito.
Qui di seguito riporto le mie note di merito (in ordine casuale)!
Aqua, un progetto della fotografa Maria Elisa Ferraris (Torino, 1995)
Il lavoro è esplorazione lirica, in cui una serie di fotografie ravvicinate di onde evocano un sentimento sopito e irrazionale, al di là del tempo.
A volte terrificante, a volte pacifica, l’acqua viene esplorata per il suo profondo valore simbolico.
Non è solo un elemento fisico, ma diventa un luogo dell’anima, una riflessione che risveglia
una più ampia consapevolezza dell’essere nel mondo, capace di fare da ponte tra l’inconscio e il
conscio.
Il suo incessante movimento diventa così emblema e riflesso di un vertiginoso dialogo
interiore, che nasce dalla necessità di avvicinarsi alle immagini dell’inconscio, le forme eterne alla
base di ogni esperienza.

In Las Pelilargas, Irina Werning celebra la tradizione dei capelli lunghi come simbolo di appartenenza e di legame con la terra
Attraverso i suoi ritratti realizzati in America Latina, Werning costruisce un dialogo tra passato e presente, tra tradizione e modernità, esplorando la connessione tra identità culturale e natura.

Le opere di France Dubois
Nella sua serie fotografica intitolata Le Chant de l’Ours / The Song of the Bear, France Dubois, fotografa belga-francese classe 1976, racconta l’incontro misterioso e trascendente di due figure femminili con le forze della natura all’interno di una foresta oscura, alla ricerca dell’armonia interiore e dell’armonia con l’ambiente che sembra generosamente offrire rifugio e riconnettersi con noi e con l’universo.
France Dubois esplora incessantemente gli spazi dell’intimità; c’è un piccolo confine tra sogno e realtà, tra il visibile e l’invisibile.
La forza di France Dubois risiede nel suo stile fotografico minimalista che ha un forte fascino estetico. I personaggi delle sue fotografie appaiono fusi con il loro ambiente.
La storia universale che intreccia dalla propria, fanno delle sue fotografie un riflesso accurato e poetico della nostra vita interiore.

Lorenzo Vitali e Strangerland
Lorenzo Vitali con Strangerland racchiude immagini scattate nel comune di Tresigallo in provincia di Ferrara. La sua costruzione ad opera dell’architetto Rossoni, negli anni ‘30, costituì un esperimento di architettura razionalista.
Vi si respira un’atmosfera metafisica che ben si lega a quel periodo storico e l’autore ha voluto ricreare lo spirito di quell’epoca nelle immagini. Lo stile che ha scelto è illustrativo e le immagini sono state migliorate digitalmente per ottenere un effetto metafisico con il colore piatto e la distribuzione dei volumi con una forte dominante teal&orange che rende le immagini ancora più affascinanti.

Il Nepal di Roberto Ghezzi
Interessantissime le opere della serie The Mountain’s eyes realizzate da Roberto Ghezzi nei mesi di Ottobre e Novembre 2024 in Nepal, nella valle dell’Annapurna.
L’artista per circa trenta giorni ha realizzato solarigrafie (fotografie stenopeiche a lunga esposizione) utilizzando lattine di birra abbandonate raccolte lungo il percorso per creare piccole camere oscure che, una volte installate tra le rocce delle montagne, hanno catturato per molti giorni la luce del sole che ha impressionato le carte fotografiche posizionate al loro interno. Veri e propri occhi in grado di offrire una visione diversa del paesaggio.

Matchima Void di Casper Faassen nel suo complesso rivela temi come la transitorietà, la bellezza e lo splendore femminile, che costituiscono la base del suo lavoro.
La giustapposizione tra eterno e temporale, bellezza e decadenza, apparizione e scomparsa è il suo tema principale. L’uso del craquelure è il simbolo del tempo e introduce un elemento visivo poiché è pittura ad olio e quindi nitida, in contrasto con il resto dell’immagine sfocata. La distanza viene creata dal modo in cui viene scattata la foto, attraverso un mezzo opaco, dando un ulteriore senso di distanza.

La fotografia emotiva
Claudia Fuggenti con A New Era usa la fotografia come strumento per un’investigazione che vuole essere emotiva mai documentaristica, trasformandola attraverso l’ausilio del digitale per consentirci di addentrarci in un territorio fantastico.
Il suo lavoro pone così la base per un discorso che si allontana gradualmente da una natura come luogo di accoglienza dell’umano per divenire puro spazio per specie di vita botaniche in cui l’uomo sembra quasi del tutto assente.
La sua è un’idea dilatata di paesaggio, costantemente da reinventare, trasformandolo parzialmente o in toto, secondo una specifica metodologia insieme delicata e irruenta.

Un po’ di AI
Il progetto della serie Gli occhi chiusi di Maurizio Forcella nasce grazie a un video girato a un matrimonio. L’artista resta colpito dai frame cosiddetti “sbagliati” e coglie l’incanto degli occhi chiusi, enfatizzato, qui, dalla scelta di soggetti femminili di una bellezza diversa dai canoni che la moda ci impone e reso onirico dalle luci e dai colori ottenuti con l’espediente della sovrapittura digitale e l’utilizzo dell’AI.

Le immagini presentate da Phillip Toledano sono un estratto di Another America, un libro fotografico pubblicato da L’Artiere nel 2024.
L’artista britannico esplora abilmente la capacità della fotografia di ingannare e sfidare la percezione della realtà. Utilizzando fotografie generate dall’intelligenza artificiale, Toledano crea un mondo che evoca l’immaginario americano degli anni Quaranta e Cinquanta.
I tableaux fotografici, accompagnati dagli scritti dell’autore John Keeney, giocano con l’ipotesi che le fotografie di quel periodo siano autentiche, trasportandoci in un universo surreale e onirico.
Toledano definisce il suo lavoro come surrealismo storico regalandoci delle immagini molto belle, ma anche palesemente non “vere”.
L’artista inoltre, sempre con l’utilizzo dell’AI realizza il progetto We Are At War, un omaggio al fotografo di guerra Robert Capa.
Il fotografo aveva spedito 4 rullini a Londra per essere sviluppati, ma a causa di un errore di laboratorio, solo 11 immagini sopravvissero.
Toledo immagina cosa poteva esserci nelle immagini perse ed inventa cosi una storia in bianco e nero, tra bombe e soldati.

E ancora…
Tra realtà e finzione uno dei miei progetti preferiti visti in fiera è uno di carattere umanitario. Si tratta della mostra fotografica all’interno dello stand della Fondazione Francesca Rava, che aiuta l’infanzia in condizioni di disagio in Italia e nel mondo tramite adozioni a distanza, progetti, attività di sensibilizzazione sui diritti dei bambini, volontariato.
Le immagini di grandi dimensioni ma anche grande impatto emotivo sono state realizzate dal fotografo Stefano Guindani, molto conosciuto nel nostro Paese per l’agenzia fotografica che porta il suo nome e che si occupa principalmente di fotografia di moda e di reportage nel mondo dello spettacolo.
Le fotografie documentano il percorso di rinascita dei bambini accolti nelle Case orfanotrofio N.P.H. (Nuestros Pequeños Hermanos, I nostri piccoli fratelli) presenti in 9 paesi dell’America Latina tra i quali Haiti.
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Oltre alla fotografia, al Mia erano presenti alcuni stand con altre forme visive, come l’illustrazione.
Quello che mi ha colpito di più è stato lo stand con i disegni di Carlo Stanga, architetto, illustratore e autore di libri che collabora con importanti riviste e con istituzioni culturali, agenzie di design e comunicazione.
Milano è protagonista delle sue immagini che qui raccontano alcuni luoghi simbolo del processo di trasformazione urbana. Scorci e vedute dei cambiamenti straordinari della città illustrati con rigore architettonico, attenzione storica e passione allegra.

Super anche il lavoro di Andrea Crespi nella serie Ex Human.
Qui ha esplorato il rapporto tra uomo e tecnologia attraverso l’uso del Text-to-Image, generando ritratti di androidi e esseri sintetici dalle sembianze umane. Queste figure, caratterizzate da un’estetica raffinata e iperrealistica, si ispirano nella loro plasticità alle sculture neoclassiche del passato, creando un dialogo tra tradizione e innovazione.

Uno stand che mi sta molto a cuore è quello di Tau Visual, Associazione Nazionale Fotografici Professionisti con cui in passato ho avuto piacere di collaborare.
Capitanata dal grandissimo Roberto Tomesani, l’associazione è da anni sempre presente per dare supporto ai soci, che siano fotografi professionisti o assistenti, con libri e consulenza sia artistica che legale.
Al MIA, oltre Roberto, erano presenti alcuni soci con cui ho avuto il piacere di chiacchierare e che hanno intavolato anche confronti su fotografia analogica e session di ritratti realizzati dal super Ottavio Maledusi.
In conclusione
La fiera ha offerto quindi un ricco programma culturale, con conferenze e incontri dedicati al mondo dell’arte e della fotografia, coinvolgendo ospiti di rilievo sia italiani che internazionali.
In sintesi, MIA Photo Fair 2025 ha rappresentato un’importante occasione di scambio e riflessione sulla fotografia contemporanea, consolidando Milano come punto di riferimento nel panorama artistico internazionale.
Qui la photogallery dell’evento
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Così la chiusura della fiera, che anticipa già la 15esima edizione in programma dal 19 al 22 marzo 2026, segna in verità un nuovo inizio. Non solo grazie alle conversazioni e ai temi esplorati, che continueranno a generare riflessioni e stimolare nuovi approcci alla fotografia ma anche alle opportunità che si apriranno per gli artisti premiati e alla visibilità che aspetta le opere vendute, pronte ad arricchire collezioni pubbliche e private.
Ecco una seconda gallery di foto dell’evento
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a cura e foto di
Emanuela Giurano

