È uscito l’ultimo album del progetto di The Weeknd “Hurry Up Tomorrow” che d’ora in poi cambierà alias per proseguire la propria carriera
“Hurry Up Tomorrow” è l’ultimo album di The Weeknd, l’artista tra i più rinomati al mondo ha deciso di chiudere questo progetto definitivamente. Le voci circolavano già dal precedente album “Dawn FM” che rispetto ai precedenti “After Hours” e “Starboy” non aveva brillato particolarmente. Sembrava brutto chiudere già con quel disco e quindi The Weeknd probabilmente ha deciso di rimandare il tutto a questo.
L’artista canadese l’ha fatto sicuramente in grande stile con ben 22 tracce, tanti featuring interessanti e soprattutto tanta musica. Rivediamo anche un ritorno al vecchio stile più simile ai primi album che l’hanno contraddistinto; in generale ritroviamo una carrellata di tutto ciò che l’ha fatto amare durante la sua carriera: linee melodiche pazzesche e talento canoro.
Le collaborazioni del disco
The Weeknd ha optato per collaborare con diversi nomi importanti per questo ultimo disco. Procederemo in ordine della tracklist. “São Paulo” con Anitta è forse il brano meno riuscito tra le collaborazioni, abbiamo visto un The Weeknd in vesti viste raramente (ndr, scusate il gioco di parole), ma crediamo fermamente che non sia per nulla il suo genere.
“Reflections Laughing” con Travis Scott e Florence + The Machine forse sarebbe stata meglio senza collaborazioni. La parte di The Weeknd funziona benissimo, il featuring di Florence + The Machine sembra essere ridotto all’osso, mentre Travis Scott conclude il brano in una veste particolare, fuori dai suoi soliti canoni che non ci ha esaltato particolarmente.
In “Enjoy The Show” ci è piaciuta un sacco l’atmosfera; anche Future che solitamente opta per un rap più crudo e incisivo, si è adattato molto bene al brano e alla linea di The Weeknd senza però uscirne snaturato o in secondo piano. “Timeless” con Playboi Carti è in assoluto il pezzo più forte dell’album, il contributo dell’ospite fa il suo mestiere, preparando alla grande l’arrivo sul brano del “proprietario” del disco.
Ospite inaspettatissimo in “Big Sleep” è il nostro Giorgio Moroder. Dopo tantissime collaborazioni di livello altissimo, il maestro ne aggiunge un’altra alla propria “collezione”. Tanta elettronica per questo brano che vince a mani basse il titolo di miglior produzione del disco.
Per chiudere il giro di collaborazioni manca “The Abyss” con Lana Del Rey. Anche questa collaborazione era abbastanza inimmaginabile, evidentemente però nulla va dato per scontato con il canadese. Due voci angeliche che si uniscono in una produzione sempre abbastanza tendente all’elettronica per sfornare una canzone di assoluto livello e con un finale da brividi.
I brani da non perdersi assolutamente
Oltre a “Big Sleep”, “Timeless” e “The Abyss” già citate, ci sono anche brani in solo che ci hanno lasciato a bocca aperta. In generale dobbiamo dirlo, ci sono davvero poche tracce che ci fanno dire “non riesco proprio ad ascoltarla”. Questo perché oltre al talento dell’artista canadese, ascoltando più volte le produzioni ci sentiamo vuoti. Non sappiamo come abbiamo fatto a esistere prima senza avere a disposizione queste basi.
“Cry For Me” si candida per diventare uno dei classici di questo artista soprattutto per il ritornello e la seconda strofa. Il brano si basa su sonorità più elettroniche e sperimentali rispetto ad altri brani rinomati dell’artista, ma questo non lo fermerà per affermarsi; lo testimoniano già i 20 milioni di streaming a 24 ore dall’esordio.
“Baptized In Fear” e “Open Hearts” vanno analizzate insieme perché queste due tracce sono collegate. Non è più tanto praticato il collegamento tra brani perché ormai gli album vengono un po’ bistrattati nell’ordine di ascolto. Quanto però è godereccio ritrovarsi la produzione strumentale che non finisce e aiuta a far partire la traccia successiva che poi prendere vita grazie a nuovi suoni? In più la prima canzone rappresenta molto più l’animo con cui The Weeknd si è fatto conoscere, mentre la seconda tutta la dimensione nuova dell’artista.
Ci piace molto anche la doppia valenza di “Given Up On Me” con una prima parte più “sfacciata” dove l’artista si rassegna e una seconda in cui si ricrede e cerca di chiedere il perdono. Per concludere “Hurry Up Tomorrow” è un brano perfetto come saluto finale; una “canzone confessione” dove l’artista si sfoga su una produzione a dir poco sublime. Toni malinconici e The Weeknd che si rende fragile all’ascoltatore con tutti i suoi desideri, le sue speranze e i suoi timori.

Conclusioni
Avremmo potuto citare anche altri brani, ma abbiamo voluto darvi le chicche del disco che abbiamo sentito davvero insinuarsi nella pelle. “Without a Warning”, “Drive”, “Take Me Back To LA”, “Give Me Mercy” potremmo dirvi anche questi, ma tralasciate tutto e andatevi ad ascoltare questo disco da cima a fondo. In ogni singola traccia si vede la cura, l’unicità e non bisogna trascurarne nessuna almeno per un primo ascolto.
Non possiamo quindi che ritenerci soddisfatti per questo disco, dopo la delusione di “Dawn FM” sentivamo la necessità di ascoltare qualcosa dai toni differenti che coniugasse tutte le anime musicali di The Weeknd e questo album ci riesce alla grande. Un bel discone da cui attingere per regalarsi un piacevole ascolto durante la giornata.
Non sappiamo cosa potrà regalarci in futuro Abel Makkonen Tesfaye. Speriamo che il prossimo progetto possa essere altrettanto interessante e rivoluzionario come è stato The Weeknd per cui non possiamo che ritenerci estremamente soddisfatti di aver vissuto in pieno.
a cura di
Luca Montanari

