La band neozelandese torna in Italia, al Bronson di Ravenna, per presentare l’ultimo album, Asphodels.
I The Veils, guidati dal cantautore neozelandese Finn Andrews, tornano in Italia, facendo tappa al Bronson di Ravenna, per presentare il loro ultimo disco: Asphodels, il fiore greco degli inferi. Secondo Omero, i campi di asfodeli erano per quelli che in vita non erano stati né buoni né cattivi. E proprio da queste sfumature attinge la poetica di Andrews. In questi anni spesso l’abbiamo visto riflettere sulla morte e il mistero di questa breve esistenza, e questo album non fa ovviamente eccezione.
La band sale sul palco accolta da applausi e grida di apprezzamento, quelle di chi da anni aspettava di avere nuovamente l’occasione di sentirli dal vivo in Italia. La data romagnola dei The Veils è andata sold out, il popolo del Bronson dimostra una volta in più di amare ancora molto il gruppo e di non averlo dimenticato, nonostante l’assenza.
Il concerto inizia con uno dei pezzi più interessanti dell’ultimo album: Mortal Wound. I volumi dei bassi sono estremi. Forse con un’acustica diversa le armonie e il pianoforte potevano trasmettere meglio la delicatezza del pezzo. Nonostante il titolo, si tratta infatti di una canzone sull’amore e sulla sua forza guaritrice. Amore e morte tornano ancora una volta nei testi dei The Veils, rincorrendosi senza via di scampo.
Il concerto continua con altri tre brani, tutte tratti dall’ultimo disco: The Dream of Live, The Ladder e O Fortune Teller. La voce di Andrews e la presenza degli archi rendono questi brani ancora più evocativi, nella versione live così come su disco.
Non mancano poi incursioni nel passato, nei precedenti dischi della band. Swimming with the crocodiles, dal loro album-capolavoro Total Depravity, è una canzone languida dove il cantante dice di trovare conforto in un dolore che già conosce. Anche se “stanno affondando tra i denti stasera“, nuotare con i coccodrilli è “ancora il posto più sicuro in cui stare“. Ogni canzone è un passo più vicino all’abisso, ma anche la risalita dal baratro stesso.
Durante il concerto Andrews ringrazia più volte il pubblico, ripetendo che è felice di essere al Bronson, in Italia, questa sera.
Si continua poi con altri brani, come Birds, Not Yet e A Birthday Present, che hanno fatto la storia dei The Veils. Lo stile elegante non è cambiato in questi anni e vedere la band dal vivo è sempre una conferma.
Uno dei momenti clou del concerto è stata l’esibizione di Axolotl. Forse i fan della serie TV Twin Peaks, ricorderanno questa canzone. I The Veils la suonarono al Roadhouse nell’ultima stagione. Il loro modo di suonare, così nero, così liquido, è perfetto per Lynch.
Dopo un’ora e mezza il concerto giunge al termine. L’ultimo encore è Nux Vomica, dall’omonimo album. Un’altra pianta, come nel caso dell’asfodelo. Cura e veleno, al tempo stesso.
Le luci si accendono, la sala inizia a svuotarsi. Andrews esce e si ferma a firmare vinili e a fare foto con il pubblico. Anche se il concerto dei The Veils è terminato, il suo effetto, come in un incantesimo, non ti abbandona. Ogni parola, ogni nota, rimane sospesa nell’aria in attesa di essere riacciuffata.
Setlist:
Mortal Wound
The Dream of Life
The Ladder
O Fortune Teller
Swimming With the Crocodiles
Birds
Not Yet
Here Come the Dead
A Birthday Present
Asphodels
Rings of Saturn
Concrete After Rain
No Limit of Stars
Sit Down by the Fire
Jesus for the Jugular
Encore:
Lavinia
The Tide That Left and Never Came Back
Axolotl
Encore 2:
Nux Vomica
a cura di
Daniela Fabbri

