Lo sguardo dei 99 Posse in tour sull’Italia

Abbiamo approfittato di uno dei gruppi protagonisti della controcultura musicale italiana degli anni ’90 più longevi e della promozione del suo nuovo tour per farci raccontare com’è cambiato, dalla sua prospettiva, lo scenario italiano negli ultimi decenni

I 99 Posse proseguono il loro tour estivo percorrendo in lungo e in largo la penisola e facendo tappa in alcuni dei festival nazionali più interessanti, tra cui Tra Ville e Giardini a Rovigo il 12 luglio. Sui vari palchi la band presenterà sia gli ultimi singoli pubblicati nel 2021, “Nero su Bianco” e “Comanda la Gang”, che alcuni dei brani presenti nei suoi storici album costruendo un ponte tra passato e presente che mostra come l’arte politicizzata e impegnata socialmente sia indispensabile oggi come trent’anni fa.

Le prossime date
  • 07.07 |MONTESPERTOLI (FI)-Rock Un Monte
  • 12.07 |ROVIGO-Tra Ville e Giardini
  • 14.07 |ABBADIA SAN SALVATORE (SI)-Festa della Birra
  • 15.07 |PINASCA (TO)-TNT Fest
  • 16.07 |VICENZA-Jamrock Festival
  • 22.07 |SAN POLO D’ENZA (RE)-Positive River Festival
  • 04.08 |MOGLIANO VENETO (TV)-Summer Nite Love Festival
  • 09.08 |FLUMERI (AV)-Piazza-NUOVA DATA
  • 10.08 |BRESCIA-Festa Radio Onda d’Urto
  • 12.08 |PINETO (TE)–Pinetnie
  • 13.08 |CAMPANA (CS)–Piazza
  • 14.08 |CAPRACOTTA (IS)-Festival Montagna Molise
  • 18.08 |PLATACI (CS)–Piazza
  • 19.08 |CEFALU (PA)-Camp @rt Festival
  • 24.08 |FASANO (BA)-Pensieri Correnti Festival
  • 09.09 |POTENZA-Festa Regionale Cgil

In questa intervista abbiamo voluto rispecchiare proprio questo aspetto: abbiamo chiesto a Marco Messina, fondatore del gruppo, in che modo è cambiato il mondo attorno ai 99 Posse dal suo punto di vista…

Da circa un mese è partito il vostro tour, che tipo di pubblico avete trovato durante queste prime date? È cambiato rispetto agli anni precedenti anche in relazione all’attuale quadro politico?

Il pubblico più o meno è sempre lo stesso. Forse, rispetto a vent’anni fa, ci sono un po’ più di cinquantenni: è la nostra generazione, nata e cresciuta insieme a noi, e noi insieme a loro. Le prime file sono sempre destinate ad un pubblico più giovane che sembra apprezzare il contenuto delle nostre canzoni. Io credo che ci sia un grande bisogno di politica con la P maiuscola e gli spazi di discussione politica si sono ristretti.

Ho notato che la maggior parte delle date si focalizzano su festival, ma si trovano ancora facilmente dei centri sociali, degli spazi autogestiti in tutto e per tutto, in cui suonare?

Sicuramente i centri sociali, rispetto agli anni ’90, sono diminuiti, ma nelle grosse città ce n’è sempre almeno uno. A Napoli ce ne sono addirittura sette/otto. Ovviamente non abbiamo mai suonato in estate nei centri sociali perché li abbiamo sempre destinati all’inverno essendo situazioni al chiuso, come i club. Ce ne sono alcuni che organizzano iniziative perché hanno uno spazio all’aperto, ma è difficilissimo. A Napoli sarebbe una follia organizzare un concerto a luglio/agosto in un capannone.

La pandemia ha influito sul numero di centri sociali?

La pandemia, secondo me, a livello collettivo è stato un fenomeno che ha accelerato tantissimo una tendenza che già purtroppo esisteva: quella della polarizzazione. Un altro fenomeno che l’ha accelerata è stata la guerra. Argomenti importanti come in che modo comportarsi di fronte ad una pandemia o di fronte ad una guerra alla fine vengono trattati come se si stesse parlando di una partita Napoli-Juve: io sono tifoso del Napoli, tu della Juve e litighiamo senza ascoltare l’altro. Questa è una cosa un po’ triste: sono i tempi che viviamo e dobbiamo imparare a conviverci.

In relazione a questi tempi, pensi che la scena rap italiana sia cambiata a livello ideologico negli ultimi anni?

Conosco delle situazioni più underground che hanno mantenuto un rapporto forte con le radici dell’hip hop, non solo italiano. A me sembra che la scena hip hop, in questo periodo, sia più simile alla scena pop con delle sonorità hip hop. Poi ci sono sempre delle ottime eccezioni che confermano la regola. Ben venga anche gente che canta di argomenti frivoli, è bella anche la diversità. Non è che bisogna per forza essere impegnati nel sociale. Se uno se la sente, se uno vuole, lo fa, ma se uno si sente di parlare d’amore o di quanto è buona la pizza che si è mangiato il giorno prima perché non dovrebbe farlo?

È innegabile il vostro impegno politico/sociale; ma pensate che la musica, l’arte in generale, da sola sia in grado di compiere un atto rivoluzionario e di ribaltare un sistema sociale oppure che sia un semplice accompagnamento ad una rivolta popolare?

Credo che l’arte abbia sempre avuto la funzione di creare l’humus necessario affinché poi avvengano dei cambiamenti. Poi non è una cosa che avviene sempre: a volte uno ci prova, altre no. Ma penso che durante i grandi cambiamenti che sono avvenuti nella società occidentale tra gli anni ’60 e ’70, l’arte, la musica, la letteratura abbiano avuto un grandissimo peso. Insieme all’ideologia, erano il collante che faceva sentire alle persone di appartenere a una collettività, ad un movimento.

In trent’anni di carriera sentite di aver trasmesso quella “vocazione rivoluzionaria” di cui cantavate nel 2016 o è qualcosa di innato?

Ci sono dei casi in cui l’abbiamo trasmessa e casi in cui non ci siamo riusciti. Io, ad esempio, insegno all’Accademia delle Belle Arti e mi è capitato di avere degli studenti che mi hanno detto: “Io mi sono avvicinato alla politica tramite le vostre canzoni”; e stiamo parlando di ragazzi che hanno diciotto/ventuno anni. In questo periodo avviene di meno perché, a differenza di venti/trent’anni fa, viene dato tanto spazio al disimpegno e alla frivolezza che fanno anche bene, però anche i giornali che prima davano spazio a certi argomenti, ora ne danno di meno.

Ad esempio, quando è successa la tragedia di quel bambino ucciso in uno scontro stradale, leggevo gli articoli sui grandi quotidiani nazionali che parlavano di una generazione che si perde a fare l’influencer, il youtuber, ecc…sempre con l’esperienza che ho avuto suonando e insegnando, stando a contatto con un sacco di ventenni, posso dire che ci sono tantissimi ragazzi e tantissime ragazze che fanno altro, ma che non hanno nessun tipo di spazio. Mi sembrava un po’ bislacco che gli stessi quotidiani che ogni giorno danno spazio a questo ciarpame, si lamentavano delle sue conseguenze.

Avete sempre parlato della periferia, pensate che negli ultimi anni sia cambiata? Mi viene in mente un personaggio dell’ultima serie di Zerocalcare, ex eroinomane e appartenente alla periferia romana, che diventa di estrema destra perché si sente abbandonato dall’ambiente politico, sia dal punto di vista economico che sociale; voi notate questo fenomeno?

Per periferie amo intendere sempre quelle che alcuni antropologi e sociologi definiscono “periferie di senso”. Per esempio, in città come Napoli o Palermo esistono larghe zone centrali che però, dal punto di vista dei servizi e del reddito di chi abita quelle zone, sono delle periferie. La situazione è peggiorata perché c’è stato un impoverimento, sono ormai anni che la tendenza è quella: pochissimi ricchi diventano sempre più ricchi, la classe media si impoverisce, quindi in alcuni casi si va a sprofondare nelle classi povere, e le classi povere vivono una condizione sempre più precaria e drammatica. Conosco coppie che a Napoli sopravvivono lavorando per settecento/novecento euro al mese a testa. Quando nel tuo nucleo familiare entrano 1400/1800 euro non riuscirai di certo a comprarti una casa (anche perché pagano in nero e non puoi aprirti neanche un mutuo) e difficilmente potrai ipotizzare di fare dei figli

Avete detto che spesso l’ispirazione per dei nuovi pezzi arriva in tour, durante queste prime date avete scritto qualcosa?

L’unica cosa veramente in programma è un documentario sulla nostra storia a cui stiamo lavorando con un regista. Non ci sono ancora brani nuovi, anche perché abbiamo realizzato che una delle cose belle di avere trent’anni di storia è non avere la necessità di dover fare pezzi nuovi per giustificare una tournée. Abbiamo pensato che scriveremo cose nuove quando avremo un vero stimolo, una vera esigenza di dire qualcosa. Ci sono delle cose che sono state scritte, ovviamente da Luca, che, devo dire la verità, sono anche molto belle, ma in questo momento non abbiamo alcuna fretta di darle fuori. In questo momento ci stiamo concentrando sul live e sul documentario.

a cura di
Lucia Tamburello

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