The Bibi Files è il documentario del 2024 diretto da Alexis Bloom sulle accuse di corruzione rivolte a Benjamin Netanyahu. Attraverso filmati presi dagli interrogatori di polizia e testimonianze di chi gli è stato vicino, il film offre un quadro delineato non solo sulla figura del Primo Ministro di Israele ma anche sui vari passaggi che hanno portato all’escalation di Gaza. Il film è attualmente nelle sale.
In un mondo in cui la classe politica negli ultimi anni ha virato verso destra, portando al potere personaggi come Donald Trump, al fianco di altri già presenti da tempo come Vladimir Putin, la figura più enigmatica, controversa e spietata si è rivelata essere quella del Primo Ministro di Israele Benjamin Netanyahu.
Un leader carismatico e dalle indubbie qualità oratorie che è riuscito a mantenere intatto il suo potere per tantissimi anni. Ma cosa succede quando questo potere è in crisi? Cosa è disposto a fare un uomo pur di continuare a rimanere al vertice? Ma soprattutto, chi è Benjamin Netanyahu? The Bibi Files di Alexis Bloom si prende la responsabilità di rispondere a queste domande.

Sinossi
Il documentario – attraverso le testimonianze di amici, giornalisti, avversari politici o ex collaboratori – racconta la figura del Primo Ministro tra luci e ombre, alternandole con i filmati inediti degli interrogatori fatti a quest’ultimo e ai suoi familiari riguardo lo scandalo per frode e corruzione.
Tramite questo episodio, The Bibi Files osserva al microscopio le successive mosse politiche di Netanyahu, fino ad arrivare al conflitto di Gaza, mostrando come la volontà di mantenere il potere abbia la meglio sul rispetto della vita umana.
Chi è Bibi?
The Bibi Files mostra una caratterizzazione chiara e concisa di “Bibi”. Il Primo Ministro viene riconosciuto da tutti i testimonianti come un personaggio politico dall’indubbio carisma, capace di raggirare il popolo con discorsi impattanti, diretti e studiati nel dettaglio sia nelle pause che nelle gestualità che li accompagnano, vendendosi come un esperto di terrorismo e pronto a fare qualsiasi cosa per fermarlo. Viene resa evidente anche la sua elevata intelligenza e soprattutto la sua incredibile memoria fotografica, che gli hanno permesso nel corso degli anni al potere, di avere ogni aspetto sotto controllo.
Nonostante ciò, il film mostra anche una persona egocentrica, che si considera per il suo popolo più un Messia che un politico, profondamente corrotta e amante del lusso, arrogante, ricattatoria, bugiarda, spietata, ma soprattutto schiava della sua famiglia, impaurita all’idea di perdere il potere politico e ossessionata dal volerci rimanere.

Da quello che si vede attraverso i filmati, Netanyahu affronta gli interrogatori con nonchalance e supponenza, negando o dicendo di non ricordare (anche di fronte alle prove più schiaccianti). Si atteggia a pavone, ride e scherza con la polizia e rimarca in continuazione il bene fatto al popolo, mostrandosi schiavo del potere che lui stesso si è guadagnato e che secondo lui gli permette di fare qualsiasi cosa passandola sempre liscia.
Lo scandalo
Per i meno informati, lo scandalo che colpì ormai dieci anni fa il Primo Ministro e la sua famiglia ebbe un impatto mediatico gigantesco. L’accusa era quella di frode e corruzione: Netanyahu e sua moglie Sara ricevevano regali costosi da magnati come il produttore cinematografico Arnon Milchan e i coniugi Adelson, in cambio di favoritismi, come proroghe illecite di agevolazioni fiscali e rimborsi.
Tra i nomi più controversi, risulta esserci quello di Shaul Elovitch, che in cambio di un accesso ai fondi offrì al Primo Ministro il controllo di Walla!, uno dei più importanti siti online d’informazione israeliani, con lo scopo di manipolare le notizie e fare propaganda politica a suo favore.
La famiglia di Bibi
Attraverso questo scandalo, The Bibi Files non risparmia nemmeno le figure più vicine a Netanyahu, ovvero sua moglie e suo figlio.
La prima viene descritta e mostrata attraverso i filmati, come una donna aggressiva nei toni, spietata con il personale e segretamente coinvolta nelle dinamiche politiche del marito. Secondo diverse fonti e testimonianze, qualsiasi possibile collaboratore politico di Netanyahu deve anche avere l’approvazione della moglie, altrimenti è fuori dai giochi.

Il figlio invece, Yair Netanyahu, è descritto come una persona più di estrema destra del padre. Accusa la polizia di voler far cadere il governo attraverso accuse infondate, nonostante, anche qui, sono diverse le testimonianze che indicano la sua persona come principale controllore e manipolatore del sito Walla!.
Gli atteggiamenti aggressivi e sfrontati rivolti agli agenti di polizia durante gli interrogatori mostrano una realtà inquietante. Netanyahu che nonostante sia il principale accusato, ha un comportamento più pragmatico e posato, per quanto irrispettoso, a differenza della sua famiglia, che si mostra come una presenza nascosta ma con una forte impronta dittatoriale e totalitaria.
L’alleanza con l’estrema destra e Gaza
La parte finale del documentario affronta la questione più spinosa di tutte, la successiva alleanza di Bibi con l’estrema destra e i fatti del 7 ottobre 2023. Netanyahu rifiutò di dimettersi e approfittò della pandemia da Covid-19 per rimandare il processo, ma una volta finita l’emergenza causata dal virus, cosa poteva fare per distrarre l’opinione pubblica e mantenere saldo il potere?
L’alleanza con figure anti palestinesi e violente dell’estrema destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, servirono al Primo Ministro come cuscinetto per proporre la controversa riforma giudiziaria nel 2023, attuata secondo molti per ostacolare il processo a suo carico. Ed è qui che infine, entra in gioco Hamas e tutto quello che ne consegue.
The Bibi Files con cinismo e crudezza dichiara come il genocidio di Gaza sia un modo per Netanyahu di mantenere saldo il potere politico, usando il massacro di vite umane come semplice distrazione popolare dalle accuse di corruzione e frode.

La struttura del documentario
Parlando della forma del film una volta affrontato tutti i suoi temi, si può tranquillamente affermare che The Bibi Files sia un buon documentario d’inchiesta. Non ha uno stampo cinematografico, è una raccolta di interviste, video d’archivio sugli inizi di Bibi fino ad arrivare ai giorni nostri.
Ciò che rende il documentario di forte impatto, tanto da essere bannato in Israele e distribuito solo in piattaforme illegali, sono i filmati con gli interrogatori della polizia. Se da un lato ci sono gli ex collaboratori politici del Primo Ministro che, stanchi di certe situazioni, denunciano apertamente episodi di corruzione, dall’altro c’è il negare le evidenze da parte di Netanyahu e le risposte aggressive della sua famiglia.

The Bibi Files è una denuncia aperta che affronta un tema ricorrente nel mondo politico: qualunque sia il prezzo e il costo necessario, l’importante e che si mantenga o aumenti il potere a disposizione. Benjamin Netanyahu, aldilà dell’ideologia politica, non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo uomo di potere, che pur di mantenere saldo il trono e trarne quanti benefici possibili è disposto a scatenare guerre e massacri.
In conclusione, perché vederlo?
The Bibi Files, come anche Naza o il precedente No Other Land, non sono visioni da consigliare o sconsigliare, sono visioni necessarie. Non ha importanza l’essere pro Pal o pro Israele, non ha neanche importanza quanto sia alto il vostro interesse su un argomento tanto complesso quanto longevo come la situazione tra Israele e la Palestina.
Questi documentari non ricostruiscono e narrano eventi che sono successi, narrano di eventi che stanno accadendo. Si parla del mondo attorno a noi, della storia che indirettamente viviamo e che i nostri figli ritroveranno sui libri di scuola. The Bibi Files ci offre la possibilità di avere, almeno da un lato, un punto di vista più chiaro, su un qualcosa più grande di noi e che non sta succedendo in un luogo così tanto lontano da casa nostra come in realtà possiamo pensare.
a cura di
Andrea Rizzuto

