True Beauty è stato uno dei manhwa preferiti dei lettori nel 2019, accumulando nel 2022, 6.6 milioni di iscritti e 825.9 milioni di visualizzazioni. Questa notorietà ha portato alla realizzazione del suo live-action andato in onda tra il 2020 e il 2021, ma ci sono delle differenze tra i due media?

Una delle mie prime letture nella categoria manhwa è stato True Beauty. Con oltre 14 miliardi di visualizzazioni complessive e traduzioni ufficiali in più di dieci lingue, True Beauty (Yeosin-gangrim), creato dall’autrice Yaongyi nel 2018 su Naver Webtoon, rappresenta uno dei massimi fenomeni globali del fumetto digitale sudcoreano. La popolarità dell’opera ha portato, a cavallo tra il 2020 e il 2021, alla trasposizione televisiva, targata tvN, di una serie in 16 episodi diretta da Kim Sang-hyeob. Il passaggio dalla tavola digitale allo schermo ha tuttavia imposto una netta riscrittura strutturale: laddove il drama si è fermato al format consolidato della commedia romantica scolastica, il webtoon originale, conclusosi nel 2023 con 223 capitoli più speciali, ha esplorato un arco narrativo molto più ampio e stratificato. In questo articolo navigheremo le differenze tra l’opera artistica e quella televisiva. (Contiene spoiler!)

La trama

Al centro della vicenda c’è Lim Jugyeong, una studentessa vittima di bullismo ed emarginazione a causa del suo aspetto fisico, ritenuto non conforme ai rigidi canoni estetici dominanti. L’opportunità di trasferirsi in un nuovo istituto diventa l’occasione per reinventarsi: grazie a tutorial online e a una dedizione quasi maniacale, Jugyeong impara l’arte del trucco, trasformandosi all’esterno nella classica “dea” della scuola.

Il terrore che il suo segreto venga scoperto si intreccia presto con l’incontro di due figure chiave: Lee Suho, compagno di classe taciturno e segnato da un lutto familiare che scopre il suo vero volto senza giudicarla, e Han Seojun, ragazzo dal fare ribelle ma profondamente protettivo con un passato da trainee idol. Da qui prende vita un triangolo relazionale in cui Jugyeong deve costantemente bilanciare la propria insicurezza interiore con l’immagine pubblica che ha costruito.

Le differenze strutturali: High School Drama vs Percorso di Formazione

La divergenza principale tra i due media risiede nella gestione temporale. Il K-drama concentra circa l’85% della sua narrazione all’interno del contesto liceale, ricorrendo al classico time skip solo negli ultimi due episodi per chiudere in modo lineare e sbrigativo le sottotrame adulte.

Il manhwa, al contrario, tratta gli anni del liceo come un mero prologo. La maggior parte dei capitoli segue Jugyeong, Suho e Seojun durante gli anni dell’università, dell’ingresso nel mondo professionale, delle sfide lavorative e delle delusioni dell’età adulta. Mentre la serie televisiva confeziona una favola rassicurante a lieto fine tra i banchi di scuola, l’opera originale è un autentico coming-of-age in cui il processo di maturazione richiede anni di ricadute, fallimenti ed emancipazione personale.

Seojun VS Suho e i limiti del ritorno al “Main Lead”

Uno dei punti di maggior contrasto analitico risiede nell’evoluzione sentimentale. Nel K-drama, Seojun rimane intrappolato nella formula canonica del “second lead” sacrificale: non vive mai una relazione con Jugyeong e, nel finale, finisce persino per spingerla tra le braccia del rivale pur amandola in silenzio.

Nel fumetto, la dinamica è molto più complessa e realistica. La prolungata assenza di Suho all’estero dà spazio a una vera e propria storia d’amore tra Jugyeong e Seojun che si protrae per decine di capitoli. Tra di loro si instaura una complicità profonda: affrontano insieme le difficoltà del debutto di lui nell’industria del K-pop, la pressione mediatica e le reciproche vulnerabilità.

Proprio per questa profonda costruzione emotiva, la scelta narrativa finale del manhwa, che vede Jugyeong tornare con Suho, risulta per molti versi forzata. Seojun è stato il pilastro emotivo di Jugyeong durante i momenti più critici della sua crescita adulta, mentre Suho è rimasto assente per lunghi periodi, mancando alle tappe fondamentali della sua vita. Riportare la protagonista verso il “primo amore predestinato” fa quasi scricchiolare la maturità faticosamente conquistata dal fumetto, ripiegando su uno stereotipo romantico tradizionale a scapito del percorso reale che i personaggi avevano compiuto.

Il trucco e il canone estetico: maschera da togliere o professione?

Nel K-drama, il tema del trucco viene trattato seguendo una parabola morale precisa, tipica della commedia televisiva coreana: il make-up è uno scudo difensivo generato dal trauma del bullismo e dalla paura del rifiuto, una “falsa identità” che la protagonista deve necessariamente superare per raggiungere la vera maturità. La serie costruisce l’intero arco narrativo attorno alla dicotomia tra finzione e verità: il trucco nasconde chi è realmente Jugyeong, mentre il legame con Suho si fonda proprio sul fatto che lui sia l’unico a conoscerne e apprezzarne l’aspetto naturale fin dall’inizio. Il culmine drammatico coincide con il classico momento catartico al liceo: dopo che la sua vera faccia viene esposta pubblicamente sui social scolastici scatenando un nuovo ciclo di derisione, Jugyeong trova il coraggio di presentarsi a scuola completamente struccata. Questo gesto liberatorio e scenografico chiude idealmente il conflitto interiore della ragazza, riducendo la questione dell’accettazione di sé a un atto di coraggio visivo e romantico, dove l’amore del protagonista maschile fa da validazione definitiva al suo valore.

Yaongyi propone invece un discorso molto più sfaccettato e radicato nel lookism sistemico della società contemporanea. Nel webtoon, il trucco non viene demonizzato come una menzogna morale da abbandonare per essere “autentici”, ma evolve parallelamente alla crescita della protagonista: da iniziale meccanismo di difesa per sopravvivere alle pressioni sociali, esso si trasforma nella vera e propria vocazione professionale di Jugyeong, che studia duramente per affermarsi come make-up artist qualificata e content creator. L’opera cartacea non ricorre a facili semplificazioni e riconosce che l’autostima non si conquista con un singolo gesto plateale tra i banchi di scuola. La sicurezza in sé stessi è piuttosto un processo frammentato e non lineare, fatto di costanti ricadute, confronti con gli standard estetici imposti dai media e continue negoziazioni con la propria immagine, in cui il make-up smette di essere una maschera imposta dalla paura per diventare un autentico strumento di espressione artistica ed emancipazione personale.

Due media, due maturità: cosa resta di True Beauty

In definitiva, la trasposizione televisiva di True Beauty ha scelto di confezionare un prodotto perfettamente calibrato per un pubblico giovane, puntando sulla freschezza del contesto scolastico, sui tempi comici brillanti e sul rassicurante conforto dei classici cliché del genere romance. Tuttavia, limitare la narrazione tra i banchi di scuola ha inevitabilmente privato lo spettatore di quella complessità che ha reso il webtoon un’opera così longeva e discussa. Il manhwa originale sceglie infatti di andare oltre la favola adolescenziale, esplorando le dinamiche relazionali con un realismo a tratti disarmante e addentrandosi in un capitolo adulto fatto di compromessi, fatiche quotidiane e una maturità sentimentale faticosamente conquistata. Vedere sullo schermo questa transizione avrebbe dato al drama una marcia in più, trasformandolo da semplice commedia romantica a un autentico e moderno ritratto generazionale.

a cura di
Rachel Anne Andres Rialo

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