“Passenger” arriva al cinema ed è lo specchio perfetto del cinema odierno: un set Lego costruito ad hoc attraverso continui jumpscares e una sottile propaganda al conformismo.
Passenger arriva in sala oggi, giovedì 21 maggio, e basterebbe il trailer per comprenderlo fin da subito. Il film nasce da una premessa ben definita: “LO SCORSO ANNO 130 MILIONI DI PERSONE SONO PARTITE PER UN VIAGGIO ON THE ROAD, OLTRE 15 MILA NON SONO MAI TORNATE.”
Naturalmente i dati sono falsi, un puro pretesto per agganciare il pubblico, sfruttando un tema di tendenza degli ultimi anni allo scopo di staccare più biglietti.
Fin qui, sia chiaro, nulla di sbagliato. Il cinema è in crisi, le sale sono vuote e l’horror è l’unico genere che fa girare l’economia, soprattutto in Italia.
Quindi quale occasione migliore, proprio a ridosso dei mesi estivi, per far uscire una pellicola che tratta di viaggi on the road, camper con quattro telecamere esterne e soste notturne pianificate per proiettare un film in mezzo al bosco?
La misteriosa trama
Una giovane coppia abbandona Brooklyn e acquista un camper per un viaggio on the road, convinta di lasciarsi tutto alle spalle. Ma, dopo aver assistito a un incidente, qualcosa è salito a bordo con loro: una presenza demoniaca chiamata “il passeggero”, che trasformerà il loro viaggio in un folle incubo.
La formula magica per un horror di successo al botteghino
Le premesse appaiono evidenti fin dal principio e, se l’obiettivo è “massimo guadagno e minimo sforzo produttivo”, allora la scelta di affidare il lavoro a André Øvredal è perfettamente in linea con l’operazione, poiché parliamo di un regista che mastica horror da anni e che sa adattarsi a contesti produttivi.

Il risultato, però, è una regia anonima e priva di guizzi artistici, costruita interamente in funzione dei jumpscares e del sound design. L’unica nota quantomeno “decente” è l’esperienza in sala, dove la componente sonora crea una tensione costante, ma questo non basta a giustificare il valore del film, che sembra formattato allo streaming su Netflix.
La pellicola vive, quindi, di cliché triti e ritriti del cinema di genere. I personaggi non hanno spessore, ma risultano semplici macchiette che prendono decisioni stupide e inverosimili al solo scopo di far progredire la trama. Inoltre, la costante esigenza dei protagonisti di spiegare tutto ciò che sta accadendo porta lo spettatore maggiormente avvezzo al mezzo cinematografico al disprezzo più totale nei loro confronti.
Non è di certo un pregio annullare il mistero, ma – anzi – conferma una totale mancanza di fiducia nell’intelligenza dello spettatore.
L’operazione poteva reggere sulle spalle di un villain caratterizzato o spaventoso, ma il passeggero oscilla più su un tentativo di replicare le sembianze del cattivo di Longlegs finendo per diventare una parodia involontaria alla Scary Movie. In tutto questo è complice anche una sottile censura commerciale che riduce tutto al minimo, dal sangue e dal sesso a tutto ciò che potrebbe definirsi quanto meno realistico.
La libertà ha sempre un prezzo
Mentre pellicole di recente successo come Sirat utilizzano la dimensione del viaggio in camper per affrontare la politica in modo nobile, condannando gli orrori della guerra, Passenger inconsciamente trasporta un messaggio potente ma opposto.
Il film cavalca la moda contemporanea dei viaggi “on the road”, da sempre simbolo del desiderio moderno di fuggire dall’omologazione e dalla routine capitalista. Ma il sottotesto della pellicola, e soprattutto il finale, si rivela puramente conservatore, capitalista e clericale. Il messaggio intima a rimanere a casa, a non cercare l’avventura e a non uscire dai binari della vita.
Se provi a essere libero, muori. Non a caso la salvezza dei protagonisti si trova solo in elementi religiosi. Il sistema usa quindi la paura e il costante senso di ansia per convincere le persone a preferire l’omologazione, un lavoro stabile e lo status di perfetti consumatori, lontani da un mondo che li vorrebbe liberi. In questo modo chi comanda (e guadagna) all’interno del sistema marcio e capitalista può continuare a farlo.

Conclusione
La recensione di questo film si è trasformata in una teoria del complotto?
Probabilmente sì, ma è la naturale conseguenza di una pellicola che, non avendo molto da dire artisticamente, diventa specchio dei nostri tempi e i recenti sviluppi globali portano a pensare che l’industria cinematografica possa contenere all’interno messaggi subliminali di questo tipo.
E, tra il bombardamento mediatico degli ultimi giorni su vari contagi e virus, il consiglio che vi do è l’esatto opposto.
Uscite di casa, comprate un camper e vivete l’unica vita che avete. Non sprecate tempo a rincorrere un mondo capitalista che vi vuole chiusi in casa, terrorizzati, e che vi descrive il mondo esterno come un incubo costante.
Siate liberi.
a cura di
Simone Torricella

