Drusilla Foer , “Venere Nemica” – Teatro Auditorium Unical, Rende (CS) – 25 Marzo 2026

Drusilla Foer in Venere Nemica regala una prova attoriale di altissimo livello. Una Venere ironica ma anche commovente, “straripante” protagonista di questa indovinatissima rivisitazione della favola di Amore e Psiche di Apuleio

Ad essere sincero, non ho mai amato particolarmente tutta quella parte di letteratura legata alla mitologia. Non subisco quel tipo di fascino legato a favole, imprese improbabili e personaggi (gli Dei appunto) quantomeno discutibili. In ambito letterario mi hanno sempre affascinato di più le storie, gli struggimenti, “le discese ardite e le risalite” di noi poveri mortali. Direte voi: “E allora che ci sei andato a fare a questo spettacolo?” Beh, oltre a fidarmi ciecamente delle proposte artistiche del connubio tra TAU e “L’Altro Teatro”, in questo caso il vero fattore determinante ha un nome e un cognome: Drusilla Foer.

Drusilla fa tutta la differenza del mondo

Ho sempre pensato che l’unico modo per “rendermi più simpatici” tutti questi personaggi lievemente “sui generis” sarebbe potuto essere quello ricondurli ad una qualsivoglia forma di caducità, di umanità. Paradossalmente, togliendo loro quell’aura “divina”, a mio avviso, si esaltano maggiormente i temi che si celano dietro favole, storie e imprese. Certo, facile a dirsi, non a farsi. Passare da un magistrale stravolgimento a Pollon è un attimo. Se però a scrivere (insieme a Giancarlo Marinelli) ed interpretare lo spettacolo è Drusilla Foer…beh allora la musica cambia.

Una Venere “on fire”

Lo spettacolo è, sin dall’inizio, godibilissimo. Venere decide di mandare a quel paese l’Olimpo e le sue regole e trasferirsi a Parigi. Qui può darsi allo shopping sfrenato e mescolarsi a quegli stessi umani che all’improvviso hanno “smesso di crederle” e capire che, in fondo, la vita terrena “smaschera” le contraddizioni di quella “divina” e che ci sono diversi aspetti per cui la mortalità non è poi cosi male ( a partire dalla possibilità di una bella messa in piega dopo millenni di umide profondità marine). Insieme a Drusilla in scena una misteriosa segretaria interpretata da una bravissima Elena Talenti. Il richiamo alla Streep ( o se preferite alla Wintour) mi sfiora ma, a ben vedere, il personaggio è assai più complesso e sfaccettato. Venere ne ha per tutti. Ancora non si è calata totalmente nel punto di vista degli umani e non manca di punzecchiarli. In fondo sono pur sempre quelli che hanno smesso di crederle. Ma ne ha, eccome, anche e soprattutto per gli inquilini dell’Olimpo e per tutte le loro stranezze. Dal marito Vulcano sino a Giove, passando per Atena, Marte e Giunone.

I grandi temi dei classici ricondotti all’attualità. In bilico tra il comico ed il tragico

La Venere di Drusilla affronta temi universali. Questa rivisitazione della storia tra Amore e Psiche racconta la più “classica” competizione tra nuora e suocera. L’ingerenza e la possessività materna ai limiti dell’ossessione e , sullo sfondo, il tema della bellezza che sfiorisce con il passare degli anni. Il tutto giocato sull’equilibrio tra tragico e comico. Il momento estremamente intenso di Venere che accudisce il figlio “ferito” fa da contraltare all’esilarante momento delle telefonate agli “inquilini dell’Olimpo” che tanto mi ha ricordato la Valeri del suo Pronto Mamma’? con un pizzico dei ritmi e tempi del Proietti di A me gli occhi, please. Lo spettacolo è scritto benissimo ed anche la regia minimal di Miropulos e la direzione artistica di Franco Godi contribuiscono all’ottima resa ma, per far si che tutto questo arrivi al pubblico con l’esatto intento per cui è stato concepito ci vuole una bravura attoriale che in Italia ho visto veramente in pochi. Brava Drusilla…sei stata “Divina”.

a cura di
Paolo Porco

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