Van Dick, un’artista dalle molteplici tendenze, sarà protagonista da marzo a luglio a Genova
La primavera a Palazzo Ducale di Genova avrà il cromatismo e la profondità psicologica delle tele barocche di Antoon van Dyck, grazie alla mostra allestita dal 20 marzo al 19 luglio nelle sale dell’Appartamento del Doge, dal titolo Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra.
L’eleganza del segno, riprendendo il maestro Rubens, la sobrietà nell’uso del colore, secondo la tradizione italiana rinascimentale, fino alla conquista, negli anni della piena maturità, di uno stile riconoscibile e del tutto autonomo, meticoloso e intuitivo, in cui la perfezione tecnica si fonde con la grazia, la solennità e la raffinatezza, rendono più che riconoscibile l’operato dell’artista.
Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, e con un comitato scientifico onorario internazionale, composto da studiosi italiani e stranieri. La retrospettiva è la più grande degli ultimi venticinque anni dedicata al maestro di Anversa. Van Dyck fu difatti un eccellente ritrattista delle corti europee ma si dimostrò anche un artista completo e versatile, inquieto e sensibile capace con il suo occhio attento e l’uso sapiente della luce di raccontare in modo formidabile ambienti, oggetti, stati emotivi, temi classici e sacri.
il Percorso espositivo
L’idea che anima il progetto è quella di ripercorrere le diverse fasi che caratterizzarono la parabola artistica del pittore fiammingo. E, soprattutto, di sottolineare la sua sorprendente capacità di mettere a sistema una serie di soluzioni e di sensibilità provenienti da vari ambienti e di tradurle poi in formule innovative.
La mostra inoltre pone l’accento anche su quanto Van Dyck fu un artista pienamente europeo. Il pittore infatti ebbe in un certo senso tre patrie, le quali corrispondono a tre periodi artistici distinti.
Lavorò tra il 1621 e il 1627 in Italia (a Genova ebbe un ruolo centrale), nelle Fiandre, ovviamente, e poi a Londra, dove venne chiamato a dipingere per il re Carlo I d’Inghilterra.
Il percorso è diviso in dieci sezioni tematiche e accoglierà ben 58 tele di van Dyck, prestate dai più grandi musei d’Europa. Tra questi vi è anche il Louvre e la National Gallery di Londra.
Il pubblico avrà la possibilità di ammirare da vicino gli autoritratti che hanno reso l’artista celebre e molto amato (tra quelli esposti anche il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando van Dyck era ragazzino, all’incirca quindicenne). Un’ampia parte della mostra sarà dedicata alle opere a tema sacro, eccezionali per il loro mix di teatro e pathos, religione e sentimento (come il grande Matrimonio mistico di Santa Caterina proveniente dal Prado o il San Sebastiano dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni inediti, con l‘Ecce Homo proveniente da una collezione privata europea).
La mostra è prodotta da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, con il sostegno di Regione Liguria e Comune di Genova.
Il contesto socio-culturale dell’artista
Antoon van Dyck nacque ad Anversa il 22 Marzo 1599, città nella quale trascorse anche la sua gioventù. Era parte di una famiglia numerosa: il settimo di dodici figli. Anche il nonno era un pittore, ma poi decise di dedicarsi ad altro, avviando un attività sul commercio della seta, che si rivelò poi fruttuosa.
Mostrandosi un bambino predisposto, Antoon fu mandato a soli dieci anni alla bottega di un eccelso pittore della città: Hendrick van Balen. Imparò le fondamenta della pittura, sperimentando le prime esperienze. Intorno al 1613 stava già aprendo la propria bottega personale e arrivarono alcuni incarichi, tra cui la raffigurazione dei dodici apostoli.
Tramite Rubens, all’epoca ormai noto, conobbe la cultura classica e l’etichetta di corte.
Come accennato in precedenza, tra i suoi talenti spicca quello per la ritrattistica. Difatti, divenne primo pittore di corte in Inghilterra e ritrasse Carlo I.
Nel 1621 decise che sarebbe partito per l’Italia, dove per sei anni ampliò le sue conoscenze e svolse il suo viaggio di formazione. In questo luogo affermò la sua fama da ritrattista e poté apprezzare l’arte rinascimentale.
L’artista non si limitò a ritrarre soggetti nobili, come il re o la nobiltà genovese, dipinse infatti anche membri della sua famiglia e si dedicò anche a soggetti mitologici o religiosi.
San Sebastiano
Tra i dipinti da lui raffigurati probabilmente durante la permanenza in Italia troviamo diverse tele su San Sebastiano. Il santo venne in precedenza dipinto da altri artisti e venerato, anche per la sua attribuzione a protettore delle malattie, oltre che per il significato di devozione religiosa.
Dipinta nel 1620 circa, l’immagine mostra il santo con il volto sofferente nel momento che ritrae il suo martirio. I colori sono scuri, simili a quelli usati da Tiziano. Nonostante il tormento nel viso, il corpo appare invece relativamente muscoloso e richiama lo stile ellenistico.
L’opera si presenta nel complesso un insieme di stili e significati, unendo la drammaticità barocca alla religiosità, dimostrando ancora una volta la capacità dell’artista di spaziare tra diversi temi e soggetti.

Una mostra perfetta per chi apprezza l’arte barocca o vuole approfondire artisti esponenti di un vasto panorama europeo!
a cura di
Eleonora Maria Cavazzana


