Uscirà al cinema oggi, giovedì 29 gennaio, il nuovo film di Gabriele Muccino “Le cose non dette”. Tratto dal romanzo Siracusa, la pellicola racconta relazioni sospese tra omissioni consapevoli, amore ossessivo e responsabilità emotiva
Distribuito nelle sale italiane a partire da oggi, 29 gennaio, Le cose non dette è il nuovo film di Gabriele Muccino, prodotto da Lotus Production in collaborazione con Rai Cinema.
Tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, il film si inserisce con coerenza nel percorso del regista, tornato ancora una volta a interrogare le relazioni sentimentali e familiari, spostando però lo sguardo su una dimensione più trattenuta e amara: quella del silenzio come scelta consapevole.
La trama
Carlo ed Elisa (Stefano Accorsi e Miriam Leone) sono una coppia che sembra aver trovato un equilibrio, almeno in superficie. Accanto a loro ci sono Anna e Paolo (Carolina Crescentini e Claudio Santamaria), amici di lunga data, intrappolati in una relazione segnata da distanza emotiva e incomprensioni mai affrontate. Un viaggio condiviso, che dovrebbe rappresentare una pausa dalla quotidianità, diventa invece lo spazio in cui emergono tensioni latenti, desideri rimossi e verità rimandate.
Non accade nulla di clamoroso, almeno all’inizio. Tutto si muove sottotraccia: sguardi che durano troppo, fastidi che non trovano parole, frasi lasciate a metà. In questo clima di sospensione, Carlo si avvicina a Blu, una sua studentessa molto più giovane. Il loro rapporto nasce senza dichiarazioni né scelte esplicite, come se fosse la naturale conseguenza di una serie di omissioni. E proprio questa mancanza di chiarezza finisce per travolgere ogni equilibrio, rendendo visibile ciò che tutti avevano scelto di non vedere.
Elisa: lo sguardo di Muccino
Interpretata da Miriam Leone, Elisa è il vero centro del film, lo sguardo attraverso cui Muccino osserva i suoi personaggi e il mondo che li circonda. La donna non è ingenua e inconsapevole. Al contrario, è empatica, cauta e profondamente attenta alle emozioni altrui. Capisce molto più di quanto dica, percepisce le crepe prima degli altri, ma sceglie di non forzarle.
Il suo silenzio non è passività, ma una forma di controllo. Elisa rimanda, osserva, aspetta. Non perché non sappia, ma perché vedere davvero significherebbe mettere in discussione tutto: la relazione, l’idea di sé, i valori su cui ha costruito la propria vita.
Quando finalmente scopre ciò che non ha mai voluto vedere, la sua reazione non è esplosiva, ma definitiva. È una chiusura netta, una frattura interna, una crisi di valori prima ancora che di coppia. Elisa non urla, non implora, non negozia: prende atto. Ed è proprio in questa lucidità dolorosa che il personaggio trova la sua forza.
Carlo e gli altri: la fuga dal confronto
Carlo, interpretato da Stefano Accorsi, è un professore universitario incapace di interrogarsi davvero su ciò che manca alla sua relazione. Invece di porsi domande scomode, sceglie la strada della debolezza. Non affronta, non chiarisce, non prende posizione. Il tradimento con Blu non nasce da una passione travolgente, ma da una rinuncia: Carlo non sceglie, si lascia trascinare.

Mentre Anna (Carolina Crescentini) vive la crisi in modo più viscerale, più esposto. È inquieta, fragile, incapace di accettare il silenzio come normalità. Paolo (Claudio Santamaria) rappresenta invece un’altra forma di incomunicabilità: quella dell’assenza emotiva, rifugiandosi nel lavoro e sottraendosi sistematicamente al confronto.
La comunicazione: omissione come atto consapevole
In Le cose non dette il silenzio non è un fraintendimento, ma una scelta precisa. Tutti i personaggi hanno l’occasione di parlare, chiarire, fermare la deriva, ma nessuno lo fa. Parlare, infatti, significherebbe assumersi una responsabilità emotiva, rischiare di ferire, di perdere o di cambiare la propria staticità. Tacere, invece, mantiene una pace apparente, ma Muccino decide di mostrare come ogni parola non detta si accumuli, fino a trasformarsi in qualcosa di ingestibile.
Capire cosa provano gli altri: il rischio dell’implosione
La pellicola suggerisce con forza che ciò che viene soffocato non scompare. Le emozioni non riconosciute, proprie o altrui, tendono a implodere.
Questo vale soprattutto nei confronti dei figli. Vittoria, figlia di Anna e Paolo, assorbe tensioni, silenzi e non detti: gli adulti intorno a lei tacciono pensando di proteggerla, ma finiscono per lasciarla sola davanti a emozioni che non sa nominare. Le cose non dette mette in scena una verità scomoda: anche il silenzio ha conseguenze, spesso le più profonde.
L’amore: tra ossessione e bisogno di essere scelti
Il rapporto tra Carlo e Blu apre un discorso sull’amore e sulle sue deformazioni. Blu vive un amore ossessivo, totalizzante, segnato da traumi che la spingono a voler essere scelta a ogni costo. Per lei l’amore è conferma, identità, sopravvivenza. Carlo, al contrario, non cerca di essere scelto, ma di non scegliere. I due si incontrano proprio perché portano fragilità diverse ma compatibili, almeno per un momento.
Il film suggerisce che l’amore, quando diventa ostinazione o compensazione, perde la sua funzione originaria. Un amore sano dovrebbe far sentire importanti, visti, scelti. Qui, invece, il sentimento è spesso un modo per colmare vuoti che nessuno ha il coraggio di affrontare davvero.
Conclusione
Con Le cose non dette Muccino firma una pellicola più trattenuta e amara rispetto ad altre sue opere, ma profondamente coerente. Non giudica, non consola, non offre soluzioni: mostra il prezzo del silenzio e la difficoltà di scegliere la parola giusta al momento giusto.
a cura di
Michela Besacchi
Articolo scritto con il parziale aiuto di intelligenza artificiale
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