Pino di Takashi Murakami è un volume autoconclusivo che racconta la storia toccante di un piccolo robot. L’opera, edita da J-Pop, è stata presentata in anteprima al Lucca Comics & Games ed esce oggi nelle fumetterie, nelle librerie e negli store online. Un retelling in chiave sci-fi di Pinocchio, qui però non abbiamo un burattino ma…un robot kawaii.
Pino è un robot dalle sembianze umanoidi, che ricordano quelle di un bambino, equipaggiato un’intelligenza artificiale che ha raggiunto la singolarità. Il suo aspetto non è casuale: è progettato per non incutere timore.
Pino è l’unico dipendente del Dome, una struttura all’avanguardia progettata per la sperimentazione farmacologica sugli animali, e collabora a distanza con la dottoressa Hana Takimoto. Il robot è progettato per eseguire i suoi compiti senza mai fermarsi, secondo un programma prestabilito. Ma quando riceve l’ordine di distruggere la struttura, con tutto ciò che che contiene, qualcosa in lui cambia:Pino decide di non seguire gli ordini e di liberare gli animali.
Un anno dopo, un detective è deciso a fare chiarezza sugli eventi e vuole capire a cosa sia dovuto il malfunzionamento del robot. Durante le sue indagini, si imbatterà in un altro Pino che si prende cura di una donna affetta da demenza, Rioko Kyo, la quale crede che l’IA sia suo figlio Satoru.
È una storia toccante che offre numerosi spunti di riflessione sulle intelligenze artificiali e sul loro rapporto con gli esseri umani.
Un’intelligenza artificiale può avere un cuore?
Questo è il dilemma che accompagna il lettore durante tutta l’opera. Da una parte viene istintivo dire di no, eppure Pino, nel primo capitolo del manga, ci porta a pensare il contrario. Lui è un robot con un’intelligenza avanzata, progettato per seguire gli ordini. Eppure, quando deve distruggere il laboratorio, qualcosa lo spinge a mettere in salvo gli animali. Perché lo fa? A cosa è dovuto questo improvviso “malfunzionamento”?

La malattia, il tempo e la memoria sono tematiche centrali nell’opera di Murakami. Iwata, il detective incaricato di far luce sull’incidente, viene licenziato dal caso e sostituito da un’IA di seconda generazione: ARO. La nuova intelligenza artificiale è infallibile e porta avanti le indagini in modo scrupoloso. Ma può sostituire un essere umano?
Nonostante il licenziamento, Iwata decide di continuare a indagare perché ormai non gli resta molto tempo da vivere e vuole dimostrare al mondo che i risultati della sua indagine erano corretti. Anche la signora Kyo è malata, afflitta dalla demenza. Ha perso trent’anni di vita a causa di un incidente e, al momento del risveglio, non è stata in grado di accettare la verità: la perdita del figlio Satoru. La donna rivede in Pino il suo bambino e il robot, per aiutarla, accetta di buon grado, assumendo quella nuova identità. Lei vive in un mondo diverso, non si accorge del degrado che la circonda perché i suoi occhi vedono soltanto le meraviglie create dalla sua mente.
Mi fermerò qui per non fare spoiler…
Le tavole di Murakami, capostipite dello stile superflat, sono caratterizzate da linee pulite che mettono al centro le emozioni e i volti dei suoi personaggi. Attraverso la pagina possiamo percepire tutto: la gioia, la sorpresa, la disperazione e il dolore. Lo stile è diverso da quello plastico a cui ci hanno abituato i mangaka negli ultimi anni; i personaggi rappresentati da Murakami sono estremamente umani e normali.
Anche i fondali sono fondamentali per la narrazione e rispecchiano l’ambiente in cui vivono i protagonisti: puliti e ordinati per i laboratori e le case delle persone benestanti, densi e opprimenti quando rappresentano le condizioni difficili in cui vivono gli abitanti di Snake Nest.
Pino è un racconto dolceamaro che parla di amore e di rapporti umani… anche se il protagonista è un robot. È una storia che fa piangere ma che, alla fine, fa anche sperare.
Non so se le intelligenze artificiali abbiano davvero un cuore ma Pino ci dimostra che anche una macchina può aiutarci a riflettere sull’empatia e sull’importanza dei piccoli gesti.
Alla fine ciò che importa davvero non è chi siamo ma come decidiamo di prenderci cura degli altri.
a cura di
Laura Losi

