È stato presentato per la prima volta in Italia lo scorso 25 ottobre alla Festa del Cinema di Roma Homo Sapiens? (titolo originale Homo Argentum), il nuovo film argentino campione di incassi. Scritto e diretto Gastón Duprat e Mariano Cohn, vede protagonista uno straordinario Guillermo Francella.
In Argentina l’attesa era alta: l’uscita del film nelle sale, avvenuta il 14 agosto, ha segnato un record al botteghino, confermando ancora una volta il successo dell’ormai consolidata coppia di registi e sceneggiatori già nota per L’artista e Il cittadino illustre. Ora Homo Sapiens? è arrivato anche in Italia, accolto con curiosità dal pubblico romano sabato 25 ottobre, giorno in cui è stato presentato alla ventesima edizione del Rome Film Fest.
Una struttura originale: sedici ritratti d’uomo
La particolarità del film risiede innanzitutto nella sua struttura: Homo Sapiens? è composto da sedici “mini-film” che, con ironia, dark humor e punte di satira, raccontano altrettante sfaccettature dell’uomo argentino contemporaneo.
Si tratta di veri e propri cortometraggi indipendenti, della durata di pochi minuti o persino secondi, che bastano però a delineare con chiarezza il profilo dell’“Homo Argentum”, o meglio del porteño, il tipico abitante di Buenos Aires.
Come dichiarato dagli stessi Duprat e Cohn, l’ispirazione viene dalla tradizione del cinema italiano a episodi degli anni ’60 e ’70, in particolare da I mostri di Dino Risi, film di cui Guillermo Francella era appassionato e che ha suggerito ai registi prima dell’inizio delle riprese. Da quell’eredità nasce un’opera originale, che rende omaggio alla commedia italiana reinventandola con spirito argentino.
Ovazione a Guillermo Francella
A interpretare i sedici personaggi non poteva essere nessun altro se non proprio Guillermo Francella, uno dei volti più noti nel panorama artistico argentino. Attore di teatro, cinema e televisione, noto anche in Italia per Il clan di Pablo Trapero, Il mio capolavoro di Duprat e Grandine di Marcos Carnevale.
Con il suo humor e la sua lunga esperienza, Francella si rivela capace di dare vita a figure sempre diverse per aspetto, tono di voce e gestualità, evitando la ripetizione e costruendo un eterogeneo mosaico umano: una prova di virtuosismo che conferma la sua versatilità e il suo carisma.

Le contraddizioni di un Paese e le ipocrisie di un popolo
Fin dal principio, Duprat e Cohn hanno chiarito che l’obiettivo non era tracciare una radiografia dell’uomo argentino, ma piuttosto – partendo dall’osservazione della realtà – metterne in luce diverse sfaccettature, senza tacere le ipocrisie e le contraddizioni e osando critiche in anni in cui nel cinema argentino prevale il conformismo.
Le tematiche toccate sono molte e profondamente attuali: la scarsa sicurezza di una metropoli come Buenos Aires, rappresentata dagli arbolitos, i cambisti abusivi della calle Florida, apparentemente gentili con i turisti ma pronti a farli derubare dai complici; le false denunce di abusi sessuali; l’ipocrisia di certi personaggi pubblici, rappresentata dal regista che, nel momento in cui viene premiato, approfitta del palco per pronunciare un discorso autocelebrativo e di un moralismo ipocrita; o ancora, il valore dell’amicizia, raccontato con ironia attraverso due vecchi compagni che si ritrovano dopo un banale tamponamento e passano dagli insulti alle chiacchiere appassionate in mezzo alla strada noncuranti dell’ingorgo causato.

Francella incarna una galleria di personaggi irresistibili: tra gli altri, un ricco imprenditore senza scrupoli che vive come esperienza esaltante l’aiutare un ragazzo che chiede l’elemosina; un telecronista che esulta per la vittoria fino all’infarto; un prete di borgata che esalta la povertà davanti a un gruppo di poveri affamati; un nonno che vanta al nipote le vacanze a Miami; un padre della tipica famiglia di “clase media” che saluta la figlia in aeroporto in partenza per l’Europa; un Presidente appena eletto – rappresentato in modo particolarmente sarcastico e caricaturale – che, chiamato a tenere un discorso in televisione, dopo un lungo silenzio sbotta: “Portatemi via da qui!”.

Il simbolismo argentino
Nel film non mancano naturalmente i simboli della cultura argentina su cui si costruiscono gli stereotipi più famosi, come la carne grigliata – el asado -, che all’estero “non è lo stesso”, la passione smisurata per il calcio con i riferimenti a Messi, Maradona e Pelé e l’eterno dibattito su chi sia il più grande di tutti.
Per i due registi era importante inoltre mostrare Buenos Aires in tutte le sue sfumature, per restituire un ritratto autentico e multiforme, fatto di bellezza e decadenza, ricchezza e precarietà: la città ricca ed elegante dei quartieri privati e degli appartamenti lussuosi nei grattacieli, la vita frenetica delle vie del centro, l’aeroporto internazionale simbolo di possibilità, il lato popolare e povero delle baraccopoli e dei mendicanti.
Il legame con l’Italia
“Anche noi siamo così”, penserà qualche spettatore italiano durante la visione del film. In effetti, tra argentini e italiani esiste da sempre un legame profondo che si manifesta anche nel corso della pellicola.
In particolare, la storia conclusiva si fonda proprio su questo legame: l’attore (il cui cognome rivela le origini italiane della famiglia) interpreta un argentino di successo che decide di intraprendere un viaggio in Sicilia, nel borgo di Montalbano Elicona, per riscoprire le proprie radici e far visita ai parenti.
Con una satira più tagliente che mai (che questa volta colpisce il popolo italiano), Duprat e Cohn ribaltano lo schema consueto: qui è l’argentino ad aver fatto carriera, mentre gli italiani sono rappresentati come ladri e approfittatori, prigionieri di una mentalità chiusa e provinciale.

Perché funziona
Homo Sapiens? funziona perché dentro le sue sedici storie si trova tutto: episodi puramente comici si alternano a vicende ora più emotive e sentimentali, ora più riflessive e intrise di dilemmi morali, generando un equilibrio tra ironia e profondità e mettendo a nudo la realtà di un Paese che non sempre accetta di riconoscersi.
In patria, infatti, sono tanti coloro che non hanno apprezzato il film, forse proprio per la sua sincerità: i registi non risparmiano nessuno e mostrano ciò che spesso non si vuole ammettere o che è considerato offensivo. Ma è anche per questo che il film funziona: perché è vero e realizza – con la sua verve iconoclasta – l’obiettivo iniziale di stimolare discussione e dibattito.
Vedere questo film, amaro ma sincero, è quindi un interessante e inaspettato incontro con l’argentinità che è in noi.
a cura di
Micol Perotti

