L'ultimo turno

L’ultimo turno è un film drammatico scritto e diretta da Petra Volpe, in uscita nelle sale il prossimo 20 agosto. Il film indaga la condizione lavorativa di un’infermiera del reparto di chirurgia, con l’intenzione di porre l’accento sull’attuale problema della mancanza di personale in ospedale.

L’ambiente dell’ospedale è pregno delle emozioni dei pazienti. D’altronde, succede ogni cosa qui! Nascite e morti, notizie spaventose ed incredibili guarigioni. Ogni persona arriva con un pesante carico emotivo sulle spalle e si porta dietro tutta la sua vita nell’attesa di conoscere la propria sorte. E, tra i reparti e le corsie, le infermiere si muovono ogni giorno in questo clima, con la speranza di poter salvare tutti.

Presentato fuori concorso alla 75ª edizione del Festival di Berlino, L’ultimo turno è una coproduzione svizzero-tedesca con protagonista Leonie Benesch. La regia e la sceneggiatura sono firmate da Petra Volpe e, a partire dal 20 agosto, il film sarà distribuito nelle sale italiane da BIM distribuzione.

“L’ultimo turno”

La pellicola copre un turno di lavoro di Floria, infermiera del reparto di chirurgia. Fin dal suo arrivo, emerge la frenesia dell’ambiente ospedaliero, accentuata ulteriormente dal fatto che quel turno sarà svolto solamente da due infermiere. I pazienti di cui si deve occupare Floria sono numerosi, ognuno preoccupato per la propria condizione, e la giornata di lavoro si fa man mano più intensa.

A mano a mano che la narrazione procede, facciamo la conoscenza dei pazienti: c’è chi è più grave e chi lo è meno, chi aspetta la propria diagnosi e chi riflette sulla propria esistenza. Da spettatori, osserviamo alcuni scorci della vita di queste persone, sapendo estremamente poco del loro passato e del loro futuro. Il filo conduttore è Floria, che cerca di aiutare tutti, ma deve costantemente correre per dare spazio (ma soprattutto tempo) ad ognuno.

La regia dinamica

La regista ha compiuto una precisa scelta stilistica: tutta la nostra attenzione è sempre incentrata sulla protagonista, che non abbandoniamo mai ed, anzi, seguiamo da quanto più vicino possibile. La pellicola è frutto di inquadrature lunghe, spesso realizzate con macchina a mano. Ciò fa sì che la nostra identificazione con Floria sia pressoché totale.

Lo spettatore, insomma, segue costantemente i suoi passi, estremamente da vicino. In questo modo, avvengono principalmente due cose: innanzitutto, la corsa contro il tempo diventa reale. Gli spostamenti, veloci ed impellenti, trasmettono l’urgenza di questo lavoro. I suoi compiti sono impartiti anche a noi e si accumulano, nonostante l’infermiera non si fermi un attimo. Perché ci sono troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle.

In secondo luogo, empatizzando con Floria, ci si rende anche conto di quanto quest’ultima funga da spugna emotiva per i pazienti, i quali rigettano su di lei tutte le ansie e le paure che permeano l’ambiente ospedaliero. La donna accoglie tutte queste emozioni con professionalità, ma si nota che ogni cosa la tocca.

L’infermiera, in un certo senso, diventa un bacino dove sfogare tutte le proprie emozioni. E noi spettatori, che – appunto – grazie alla regia assumiamo il suo punto di vista, riceviamo questo bagaglio con lei.

Il peggior turno di sempre

Certamente il film condensa in un solo turno tutto ciò che può succedere in un reparto di chirurgia. L’intento di Volpe è, dunque, chiaramente quello di far emergere quanto possa essere difficile e tragico lavorare in un ambiente simile, a maggior ragione nel momento in cui c’è troppo lavoro e troppo poco personale. Nonostante a tratti, forse, ciò che avviene risulti un po’ eccessivo, pur rimanendo giustificato da quello che L’ultimo turno vuole trasmettere.

Prima dei titoli di coda, infatti, il film riporta i dati reali relativi alla mancanza di personale infermieristico, con una statistica che va peggiorando di anno in anno. In questo modo, l’intento di denuncia sociale viene esplicitato.

Si parla, quindi, di un problema reale, vicino, che non viene affrontato con abbastanza urgenza. L’intento de L’ultimo turno è quello di far comprendere allo spettatore che gli infermieri si prendono delle responsabilità sulle vite dei pazienti, ma allo stesso tempo sono esseri umani e non hanno il dono dell’ubiquità come nessun altro.

Errare è umano

Leonie Benesch (che aveva già dato prova della sua bravura ne La sala professori) interpreta qui la protagonista con impeccabile maestria. Floria è professionale, capace e zelante, come si può notare dai suoi gesti, che risultano estremamente naturali. Sa quello che fa e mette tutta se stessa nel suo lavoro, ma, stesso tempo, non è una supereroina impeccabile.

Anzi, è profondamente umana. Una donna che ha a cuore alcuni pazienti più di altri e si arrabbia con chi la tratta male; un’infermiera che empatizza con i sofferenti, ma si irrita per i comportamenti maleducati di chi non la rispetta.

Il personaggio che viene ritratto non è un personaggio perfetto, poiché compie anche diversi errori: inverte due pillole, non finisce il giro di pazienti in tempo, risponde per le rime (e non solo) all’uomo con l’assicurazione privata. Non ha abbastanza tempo per tutti e la pressione a volte la schiaccia, ma, proprio per questo, risulta un personaggio decisamente realistico, con cui diventa facile empatizzare. 

Un film consigliato?

Non sono un’infermiera e, dopo la visione di questo film, sono ancora più sicura che non potrei mai fare questo mestiere. Detto questo, prima o poi tutti nella vita abbiamo dovuto fare i conti con l’ambiente ospedaliero, per nostro malessere o per quello di qualcuno a noi vicino.

L’ultimo turno ti induce a metterti nei panni di chi sta dall’altra parte, dal lato di chi lavora circondato da queste sofferenze, per farti capire che anche queste figure sono esseri umani.

Persone che possono essere stanche, possono sbagliare o crollare per la pressione. Non sono né robot, né pozzi in cui riversare la propria vita.

E bisogna capire come dar loro una mano.

a cura di
Francesca Maffei

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – I Fantastici Quattro: Gli inizi – La recensione in anteprima
LEGGI ANCHE – 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: tutte le novità di questa edizione

Related Post