Riccardo Cocciante chiude all’Arena di Verona il suo ultimo viaggio live, tra i brani che hanno attraversato la sua carriera e una voce ancora capace di arrivare in profondità
È stata l’Arena di Verona a mettere il punto finale al viaggio musicale di Riccardo Cocciante. Ieri sera, domenica 27 settembre, il cantautore ha chiuso proprio nella città scaligera l’ultima tappa del suo percorso live, regalando al pubblico una serata costruita sulla forza delle parole, delle melodie e, soprattutto, di una voce rimasta unica nel panorama della musica italiana.
Una voce straordinariamente profonda, capace di attraversare il tempo senza perdere intensità. Cocciante canta con tutto se stesso e, ascoltandolo, si ha quasi la sensazione che non sia soltanto la voce a suonare: è il cuore a diventare lo strumento principale. Ogni frase arriva così con un peso diverso, ogni pausa sembra avere un significato, ogni canzone diventa un racconto personale.
Il concerto ha portato sul palco alcuni dei brani più rappresentativi del suo repertorio. L’apertura con “Ora che io sono luce” e “Uomo” ha immediatamente dato il tono alla serata, prima di lasciare spazio a “Ammassati e distanti”, “Il mio nome è Riccardo” e “Uniti no, divisi no”.
Poi è arrivata quella parte del concerto in cui la musica di Cocciante mostra tutta la sua capacità di scavare nell’animo. “Un buco nel cuore”, “Cervo a primavera”, “L’odore del pane” e “Primavera” hanno riportato sul palco temi universali come il desiderio, la solitudine, la rinascita e il tempo che passa.
A chiudere questo percorso, “Era già tutto previsto”, una delle canzoni più intense della sua produzione, capace ancora oggi di conservare tutta la forza emotiva che l’ha resa un classico.
All’Arena di Verona non è andato in scena soltanto un concerto, ma un incontro tra un artista e il proprio repertorio, tra una voce e le emozioni di generazioni di ascoltatori. Cocciante ha scelto ancora una volta di affidarsi alla musica senza nascondere le fragilità che essa porta con sé, trasformandole in forza espressiva.
a cura e foto di
Marco Teodori













