La rivoluzione gentile di Manu Chao accende Santa Sofia, in un tripudio di festa nel mezzo della foresta
Il 1° agosto 2025, nel cuore dell’Appennino forlivese, Acieloaperto ha ospitato un’altra leggenda vivente: Manu Chao. Un evento sold out da settimane, organizzato da Retropop Live e Vigna PR, che ha trasformato la piccola località romagnola in un crocevia di culture, suoni e idealismi, accendendo una festa capace di far ballare tutti fino a tarda notte in un’atmosfera splendida
L’irresistibile energia cosmopolita di Manu Chao invade Santa Sofia trasformando il Parco Fluviale in una festa globale che supera le barriere tra musica, culture e generazioni. Il celebre festival romagnolo torna come sempre immerso nella natura, e quest’anno accoglie un ospite d’eccezione: Manu Chao, artista libero per vocazione, autentico simbolo di musica senza confini. La location pensata per l’evento è il parco fluviale di Santa Sofia, all’interno del quale gli spettatori si sono avventurati per arrivare al palco.

La passeggiata verso la musica
Come da tradizione, il pubblico ha percorso circa 1,5 km a piedi lungo la pista pedonale sulle sponde del fiume che attraversa il parco, fino alla scenografica zona concerti in località Brusatopa. Circondati dai boschi e dallo scorrere del fiume, ci si ritrova in un’arena naturale che ben si presta a una serata intimamente collettiva, dinamica e vibrante.
Un pomeriggio di musica, incontro e gusto
Fin dal pomeriggio, con l’apertura alle 16:00 e i primi live sul pepper stage, si è respirata un’atmosfera di festa e condivisione. La cantante italo-palestinese TÄRA ha incantato il pubblico con la sua miscela di R&B e sonorità arabe, mentre Lucky Salvadori, già chitarrista per anni di Manu Chao, ha riportato sul palco le vibrazioni della cumbia e del dub sudamericano.

Un concerto travolgente e senza sosta
Alle 19:30, arriva l’attesissimo momento: Manu Chao sale sul Mirror Stage, accolto da un boato di entusiasmo. E da lì parte un concerto-fiume, due ore e mezza di musica ininterrotta, come se non ci fosse una scaletta fissa, dove ogni canzone si fonde nella successiva in un flusso continuo e ipnotico.
La sua voce è potente e sincera, la band compatta e vulcanica. Sul palco tutto è movimento: Manu corre, sorride, incita il pubblico in più lingue, saltando tra i classici di “Clandestino”, le cavalcate reggae-punk alla Mano Negra, e le sue canzoni più recenti.
Una gigantesca jam session senza pause, dove ogni brano era incastrato nell’altro con sapienza, energia e libertà totale. Il suono, puramente acustico, ha tuonato nel bosco per ore, in un flusso continuo di ritmi latini, punk gitano, folk e reggae.

Lui, come un menestrello rivoluzionario, tra un pezzo e l’altro chiedeva al pubblico: “Finito?” per poi, alla risposta contraria della folla, rilanciare: “Infinitooo!” e ripartire con nuove scariche di musica. Il concerto non sembrava mai dover finire, ed è stato proprio questo il suo incanto: la sensazione che tutto potesse continuare per sempre, come una festa collettiva fuori dal tempo.
Non sono mancati i messaggi politici, da sempre parte integrante del suo percorso artistico. Con momenti carichi di emozione e presa di posizione, il pubblico ha più volte intonato il coro “Palestina libera”, incitato dallo stesso Chao, ribadendo il valore universale della sua musica come spazio di resistenza e solidarietà.
Ancora una volta, Santa Sofia ha accolto il mondo. E lo ha fatto con la semplicità disarmante della bellezza, della buona musica e degli ideali che non passano mai di moda.

La scaletta del’evento
- La vida tómbola
- El tren se fue
- Mala vida
- Pinocchio
- Mi vida
- Viva tu
- Mr. Bobby
- Bienvenida a Tijuana
- Clandestino
- King Kong Five
- El viento
- Bongo bong
- Je ne t’aime plus
- Desaparecido
- Me gustas tú
- La primavera
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a cura di
Mattia Mancini
foto di
Valentina Bellini

