Con il Gioco del Cardo, il suo primo romanzo, Beatrice Napolitano ci porta alla scoperta di una Scozia suggestiva e affascinante. L’abbiamo intervistata per scoprire come è nata la storia e quali luoghi l’hanno ispirata

Quanti di voi sognano di vistare la Scozia in questo periodo dell’anno? Edimburgo è sicuramente la città perfetta da scoprire in autunno perché la pioggia e la nebbia la rendono ancora più affascinante. Vicoli acciottolati, cimiteri infestati e un’atmosfera antica che vi farà respirare un’aria piena di folklore e mistero. E proprio tra le vie di Edimburgo è ambientato il Gioco del Cardo, romanzo d’esordio di Beatrice Napolitano, un’autrice innamorata della Scozia e delle sue tradizioni.

Si tratta di un romanzo in cui intrighi, giochi di potere e segreti si intrecciano alla storia scozzese dando vita a una vicenda intrisa di folklore che vi porterà a scoprire si più su questa terra affascinante e antica.

Perché hai scelto proprio la Scozia come ambientazione del tuo romanzo? C’è un luogo in particolare che ti ha fatto dire “Voglio che la mia storia si svolga qui”?

La Scozia è entrata nella mia vita molto prima del romanzo. È una terra che ho visitato più volte e che, ogni volta, è riuscita a lasciarmi qualcosa di diverso. Se dovessi individuare un istante preciso, probabilmente sarebbe il pomeriggio in cui, dopo una gita nelle Highlands, mi sono ritrovata a guardare il paesaggio fuori dal finestrino. In quel momento la storia mi ha travolta. Era come se fosse già stata scritta, ma nessuno l’avesse ancora raccontata. Edimburgo, poi, è stata la chiave di volta. Camminando tra i Close, i cimiteri, le strade acciottolate e i palazzi antichi, avevo la sensazione che dietro ogni angolo si nascondesse uno dei tasselli che mi avrebbe permesso di trasformare quell’idea in un romanzo. Più che un singolo luogo, però, credo sia stata l’atmosfera generale della Scozia a conquistarmi: le Highlands, il folklore, i Clan, il rapporto quasi viscerale con la storia e con le proprie radici. Quando ho iniziato a immaginare la vicenda di Alba, mi sono resa conto che quella storia non avrebbe potuto svolgersi da nessun’altra parte. La Scozia non è soltanto l’ambientazione del romanzo: è uno dei suoi personaggi principali.

Spiegaci la storia dietro la scelta del titolo Il Gioco del Cardo

Il titolo è arrivato piuttosto tardi nel processo di scrittura. Sapevo che volevo un riferimento al cardo, simbolo nazionale della Scozia, ma per molto tempo non sono riuscita a trovare qualcosa che rappresentasse davvero l’anima della storia. Il cardo è una pianta affascinante: apparentemente fragile, ma capace di difendersi con forza. In un certo senso, mi sembrava rispecchiare sia la Scozia sia molti dei personaggi del romanzo. Inoltre, gli scozzesi sono profondamente legati a questo simbolo e mi sembrava doveroso rendergli omaggio. La parola “gioco”, invece, è arrivata più tardi. Mi sono resa conto che racchiudeva perfettamente i numerosi intrecci che attraversano la trama. Non voglio scendere troppo nei dettagli per evitare spoiler, ma nel romanzo esistono segreti di famiglia, rivalità tra Clan, alleanze fragili, tradizioni antiche e giochi di potere che coinvolgono i personaggi ben prima che loro stessi ne siano consapevoli. Mi piace pensare che Il Gioco del Cardo abbia un doppio significato: da una parte rappresenta il profondo legame con la Scozia e la sua identità, dall’altra quella sorta di partita invisibile fatta di scelte, verità nascoste e conseguenze che accompagna tutti i protagonisti della storia.

Se dovessi descrivere la Scozia de Il Gioco del Cardo con 3 parole, quali sceglieresti?

Famiglia, identità ed eredità. Credo siano le tre parole che descrivono meglio la Scozia de Il Gioco del Cardo. La famiglia è il cuore della storia, nel bene e nel male. È ciò che protegge i personaggi, ma anche ciò che spesso li mette alla prova. L’identità è il filo conduttore del romanzo. Tutti i protagonisti, in modi diversi, si confrontano con la domanda: chi sono davvero? Infine, l’eredità. In Scozia il passato non è mai davvero passato. I Clan, le tradizioni, le vecchie rivalità e i segreti tramandati di generazione in generazione continuano a influenzare il presente. Ed è proprio da quell’eredità che prende forma l’intera vicenda.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere e quale ti ha dato più soddisfazione?

La parte più difficile da scrivere non è stata una scena specifica, ma il lavoro di costruzione che attraversa tutto il romanzo. La vera sfida è stata mantenere l’equilibrio tra i diversi livelli della storia: le vicende dei personaggi, i rapporti tra le famiglie, le tradizioni dei Clan, il folklore scozzese, gli intrecci politici e tutti i segreti che emergono nel corso della trama. Far combaciare ogni tassello senza perdere coerenza è stato probabilmente l’aspetto più complesso della scrittura. Se però dovessi scegliere un capitolo in particolare, direi Le Nozze Nere. È stato uno dei più difficili da affrontare, sia dal punto di vista emotivo che narrativo. La parte che mi ha dato più soddisfazione, invece, è stata il capitolo sedici, Il Gioco del Cardo. Cercherò di non fare spoiler, ma è uno dei momenti più importanti del percorso di Alba e del suo rapporto con il proprio passato. In generale, però, credo che la soddisfazione più grande sia stata costruire le relazioni tra i personaggi. Per me sono sempre state il cuore della storia: amicizie, conflitti, legami familiari e sentimenti spesso in contrasto tra loro. Vederli prendere vita pagina dopo pagina è stata una delle esperienze più gratificanti dell’intero processo di scrittura.

La Scozia è una terra ricca di storia e folklore. Come hai bilanciato la ricerca storica e la libertà creativa?

La ricerca è stata una parte fondamentale del lavoro, perché volevo che la Scozia risultasse credibile e rispettosa delle sue tradizioni. Ho letto molto sulla storia scozzese, sui Clan, sul folklore e sui luoghi che compaiono nel romanzo, cercando di assorbire non solo informazioni, ma anche atmosfere e modi di vedere il mondo. Sono stata aiutata anche dall’aver visitato in prima persona i luoghi di cui parlo nel libro. Allo stesso tempo, però, non volevo scrivere un saggio storico. Il mio obiettivo era raccontare una storia. Per questo ho cercato di utilizzare la ricerca come una base solida sulla quale costruire qualcosa di nuovo, prendendomi tutte le libertà creative necessarie quando la narrazione lo richiedeva. In questo, il personaggio di Cory è stato fondamentale. Mi ha permesso di introdurre elementi storici e folkloristici nella storia in modo spontaneo, facendoli diventare parte integrante del mondo narrativo anziché semplici spiegazioni per il lettore. Mi piace pensare che la storia e il folklore siano entrati nel romanzo nello stesso modo in cui entrano nella vita quotidiana degli scozzesi: non come qualcosa di distante o relegato al passato, ma come una presenza costante che continua a influenzare il presente. In fondo, la sfida più grande è stata proprio questa: trovare un equilibrio tra ciò che appartiene alla Scozia reale e ciò che appartiene alla Scozia immaginata de Il Gioco del Cardo.

Quale canzone assoceresti al tuo romanzo?

È una domanda che mi mette sempre un po’ in difficoltà, perché non credo esista una sola canzone capace di rappresentare l’intero romanzo. Il Gioco del Cardo è una storia fatta di atmosfere molto diverse e, per questo motivo, nel tempo è stata accompagnata da colonne sonore differenti. Sicuramente nella lista ci sono Caledonia e The Bonnie Banks of Loch Lomond, che riescono a racchiudere perfettamente il legame profondo con la Scozia, il senso di appartenenza e quella nostalgia che attraversa tutta la storia. Altre canzoni, invece, sono legate a momenti molto precisi. Uno dei capitoli più emotivi de Il Gioco del Cardo, il capitolo dodici, è stato scritto ascoltando The Loneliest dei Måneskin. C’era qualcosa nel modo in cui quella canzone parla di perdita e distanza che riusciva a trasmettere perfettamente le emozioni che volevo raccontare. Nella mia playlist non possono mancare nemmeno Runaway di Aurora e High Hopes dei Kodaline, che per me rappresentano il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo e il coraggio di continuare a cercarlo nonostante tutto. Infine, c’è Let Down dei Radiohead, una canzone che ho sempre associato ad alcuni dei momenti più malinconici e introspettivi del romanzo. Se però dovessi trovare un filo conduttore tra tutte queste canzoni, direi che hanno in comune lo stesso sentimento: la ricerca di un luogo a cui appartenere. Ed è forse proprio questo il cuore de Il Gioco del Cardo.

Qual è l’emozione che speri che i lettori portino con sé dopo aver chiuso il libro?

Spero che, una volta chiuso il libro, i lettori abbiano la sensazione di aver trovato un luogo in cui sentirsi a casa. Ho sempre immaginato Il Gioco del Cardo come molto più di una storia ambientata in Scozia. Volevo creare un mondo in cui il lettore potesse entrare, riconoscersi e sentirsi parte di qualcosa di più grande. In fondo, il concetto di famiglia attraversa tutto il romanzo. Non solo quella in cui nasciamo, ma anche quella che scegliamo, quella che costruiamo attraverso i legami che creiamo con gli altri. Mi piacerebbe che i lettori arrivassero all’ultima pagina con la sensazione di dover salutare delle persone reali. Con quel piccolo vuoto che lasciano le storie capaci di tenerci compagnia per giorni, settimane o addirittura anni.E, magari, mi piacerebbe che chiudessero il libro chiedendosi anche un’altra cosa: “E io, a quale Clan apparterrei?” Credo che sarebbe il segnale più bello possibile. Vorrebbe dire che, almeno per un po’, hanno fatto parte di quel mondo insieme ad Alba, Kevan e Cormag.

a cura di
Laura Losi

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di Laura Losi

Laura Losi è una piacentina classe 1989. Si è laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Comunicazione Politica di Obama. Avrebbe potuto essere un medico, un avvocato e vivere una vita nel lusso più sfrenato, ma ha preferito seguire il suo animo bohemien che l’ha spinta a diventare un’artista. Ama la musica rock (anche se ascolta Gabbani), le cose da nerd (ha una cotta per Indiana Jones), e tutto ciò che riguarda il fantasy (ha un’ossessione per Dragon Trainer). Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “Tra le Rose” e a breve vedrà la luce anche la sua seconda fatica, il cui titolo rimane ancora avvolto nel mistero (solo perché in realtà lei non lo ha ancora deciso).

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