“I pesci non chiudono gli occhi” di Audrey Gordon è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma: 65 minuti in cui Erri De Luca rivede l’isola dell’addio all’infanzia, basato sull’omonimo romanzo di quest’ultimo. Nel cast ci sono Erri De Luca, Nine d’Urso, Agostino Ceparano, Chiara D’Angelo.
I pesci non chiudono gli occhi ha debuttato in anteprima assoluta alla 21ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle Arts. Il film di Audrey Gordon porta sullo schermo l’omonimo romanzo di Erri De Luca, pubblicato da Feltrinelli nel 2011.
La scelta della regista può essere considerata tanto audace quanto autentica, dal momento che inserisce lo scrittore stesso nel cuore pulsante della sua narrazione.
Il libro
Il segreto per comprendere pienamente il film risiede nel libro, una delle opere più intime di Erri De Luca. L’autore, infatti, ci racconta l’estate ischitana attraverso gli occhi di un bambino napoletano all’inizio degli anni Sessanta. Il bambino ha 10 anni e sente di albergare in un corpo troppo piccolo per poter contenere tutto il proprio mondo interiore.
Quell’estate in particolare raccontata nel film sarà decisiva per la sua vita a causa di due accadimenti. Il primo è l’incontro con una ragazza che viene dal Nord Italia, con cui scopre per la prima volta l’immensità del sentimento amoroso. Il secondo è la violenza subita da un gruppo di ragazzini più grandi, a cui lui non reagisce. Il romanzo, allora, si sofferma sul concetto di giustizia intesa come percorso personale e opzione morale, che si può manifestare sotto forma di rinuncia alla ritorsione.
È la voce adulta di Erri De Luca a rievocare questi ricordi con parole brevi ed essenziali. Si tratta di poco più di un centinaio di pagine che hanno la stessa forza di un vero e proprio romanzo di formazione.
Due tempi in un unico scenario insulare
Il film segue la storia di un Erri De Luca adulto e uno bambino, interpretato dall’esordiente Agostino Ceparano. I due si muovono nella stessa cornice in momenti storici diversi. Si incrociano, si sfiorano e si guardano da lontano, ma non riescono mai ad incontrarsi per davvero.

Il ritmo dell’opera è calmo e paziente. Da un lato abbiamo la componente documentaria: si focalizza sui gesti dello scrittore, sulle sue parole recitate al mare, sulla lettura di alcune parti del libro stesso. Dall’altro lato abbiamo la finzione, che mette in scena un’estate del 1960 solo ed unicamente attraverso qualche elemento rievocativo: una gradinata, un costume da bagno, un ghiacciolo. Con il passare dei minuti, le due narrazioni sembrano diventare una sola.
Erri De Luca, corpo e voce
La presenza di Erri De Luca nella pellicola, oltre ad essere il fulcro dell’opera, è anche il suo più grande azzardo. Lo scrittore, infatti, non finge di recitare e non ha la pretesa di farlo: si muove, osserva, percorre i sentieri dell’isola con passo lento. De Luca parla poco e usa frasi brevi, asciutte, ma, ogni volta, sceglie e mette in fila parole pesanti ed essenziali.
Il film non presenta interviste dirette e formali, né spiegazioni prolisse. Lo scrittore appare piuttosto di profilo, voltato verso il molo o verso il mare, si confonde con la gente e il volto segnato si fonde con il paesaggio.
Agostino Ceparano e Chiara D’Angelo: i due esordienti sono la vera rivelazione
La sorpresa del film è l’esordio di Agostino Ceparano, che interpreta un bambino un po’ goffo, serio, quel tipo di ragazzino che legge troppo e parla poco. Ceparano riesce a reggere i lunghi silenzi che la regia richiede con naturalezza e sembra quasi come se il dolore non lo stesse recitando, ma trattenendo, un po’ come l’autore che sente tutto e sceglie di non mostrarlo.
Chiara D’Angelo, a sua volta esordiente, lo affianca e interpreta una ragazzina del Nord molto vivace, capace di illuminare tutta la scena. La D’Angelo porta movimento in una pellicola lenta e abbastanza statica, fondamentalmente contemplativa.
Un titolo che si comprende solo alla fine
Non svelerò di cosa si tratta, ma vi basta sapere che il titolo gira attorno al modo che il bambino ha di vedere l’amore: senza chiudere gli occhi davanti a niente.
Questa è la chiave di lettura dell’intero film. La regista guarda la sua storia come i pesci guardano il mare: “senza palpebre“, con attenzione continua, senza distrazioni o giudizi. Il finale è poi talmente delicato da lasciare tutta la sala in silenzio proprio prima dei titoli di coda.
I pesci non chiudono gli occhi è un film sobrio e sincero, che chiede pazienza e in cambio regala un’emozione vera. Non è un documentario sulla vita di un autore o una mera trasposizione di un libro, ma piuttosto un ritorno girato con rispetto e attenzione verso i luoghi in cui si è diventati grandi.
Ideale per chi ha letto il romanzo, ma capace di parlare soprattutto a chi del romanzo non ha mai sentito nulla. Forse, se siete una di queste persone, sarete invogliati a farlo dopo aver visto questo film!
a cura di
Federica Quiescenti

