Domani, mercoledì 2 luglio uscirà nelle sale italiane l’ultimo capitolo del franchise che ha riportato i dinosauri in vita. Riuscirà a riportare in auge i fasti della saga originale o sarà il naufragio finale di una storia nata nel 1993 e mai dimenticata dal pubblico?
Avevo 9 anni quando uscì il primo Jurassic Park e ricordo ancora l’ammirazione che provai per quella pellicola, che vidi per la prima volta al cinema nel settembre del 1993. Ammettiamolo, i dinosauri rimangono nell’immaginario collettivo come un qualcosa di tanto affascinante quanto irraggiungibile, motivo per cui hanno quell’aura mistica che porta moltissimi bambini a voler diventare paleontologi.
Un pensiero che ebbi anch’io proprio dopo quel primo film. Certo, col tempo ho capito che sarebbe stato meglio fare altro, ma la passione per il T. Rex non è mai scemata e, col tempo, il franchise ha fatto in modo che ciò rimanesse invariato con l’uscita, nel corso di 30 anni, di sei film (due trilogie).
Ammetto che, dopo l’ultimo Jurassic World: Il dominio, il mio pensiero era solo uno: “Basta!”Reputavo, infatti, che la saga avesse ormai espresso tutto ciò che poteva. Le idee non erano più innovative, ma ridondanti. L’inizio, il corpo e la fine si ripetevano in maniera ciclica, portando lo spettatore a non avere più alcun sussulto, se non dinnanzi al dinosauro più amato.
A dispetto delle mie preghiere, a distanza di tre anni, uscirà domani Jurassic World: La Rinascita, un film per ora autoconclusivo, ma che, come dichiarato in recenti interviste dal regista Gareth Edwards, potrebbe rappresentare il punto di partenza per una nuova trilogia.
La pellicola rilucerà di vera gloria o affonderà come il Titanic?

La convivenza è finita
Sono passati cinque anni dalle vicende di Jurassic World: Il dominio. Sulla Terra, però, i dinosauri hanno trovato difficoltà di ambientamento: il mondo non è più così ospitale per loro, molti sono morti e quelli che si sono salvati sono emigrati nella cintura equatoriale, visto il clima favorevole alla loro sopravvivenza.
In questo scenario, una casa farmaceutica individua nel sangue di quei dinosauri l’elemento cardine per creare un farmaco per la prevenzione dei problemi cardiaci. Quindi, il loro emissario Martin Krebs (Rupert Friend) assolda Zora Bennett (Scarlett Johansson) e il suo team per affiancare il dott. Henry Loomis (Jonathan Bailey) nella ricerca di tre specie di dinosauro a cui prelevare una fiala di sangue.
Parte così una missione “suicida” in uno dei luoghi più inaccessibili al mondo (visti i divieti), dove i nostri protagonisti scopriranno che Krebs ha nascosto loro più di un segreto. A fare da contraltare troviamo la storia della famiglia Delgado, impegnata in un viaggio attorno al mondo per risaldare il proprio rapporto.
Le storie dei due gruppi si scontrano quando, vicino all’isola dei dinosauri, la barca a vela della famiglia subisce l’attacco di un megalodonte e naufraga. L’intervento dei nostri protagonisti, però, li salva, portandoli sull’isola.
Riusciranno i Bennett e gli altri protagonisti a concludere la loro missione proteggendo i Delgado, o gli abitanti dell’isola e gli esperimenti che sono stati fatti anni prima li metteranno in pericolo?

CGI al top
La regia affidata a Gareth Edwards poteva rappresentare una buona base per un film eccellente. Le sue precedenti prove con Godzilla e Rogue One avevano lasciato buone sensazioni negli amanti del genere (me compreso), ma alla fine la realizzazione, seppur valida, si scontra con la mancanza di idee del franchise, ricadendo nel solito loop.
La CGI è il vero fiore all’occhiello di Jurassic World: La rinascita. Affidarsi a Industrial Light & Magic è garanzia di successo, grazie all’utilizzo sapiente di elaborazione grafica e animatronici, che rendono il mondo che circonda gli attori il più realistico possibile.
Certo, ogni tanto in certe scene è visibile qualche glitch, probabilmente dovuto alla qualità della proiezione.
La colonna sonora, ad opera del due volte premio Oscar Alexandre Desplat, eleva la pellicola ad un livello superiore grazie a musiche che abbracciano calorosamente ogni scena dettandone il ritmo e non risultando mai fuori luogo, avvalendosi di un’orchestra composta da 105 musicisti e 60 coristi.
Il cast si disimpegna molto bene rispetto alle due trilogie precedenti. Certo, Jeff Goldblum rimane inarrivabile (ma lo dico da fan del film originale e dell’attore americano), senza tuttavia mai raggiungere le vette dei film che hanno resa iconica la saga.
Rimane sempre il dubbio sulla lunghezza di un film che, seppur paragonabile a quella dei suoi predecessori, sembra non aver più molto da dire. Ci si trova quindi davanti a scene che potrebbero essere eliminate senza problemi per arrivare ai fatidici 90 minuti.

Ce n’era veramente bisogno?
Una volta uscito dalla sala mi sono chiesto se ci fosse davvero la necessità di un nuovo Jurassic World, vista la conclusione del capitolo precedente.
La risposta che mi sono dato è: “No”. E non perché sia una brutta pellicola, ma perché ci troviamo davanti ad una saga che non ha più nulla da dire.
Le parole di Scarlett Johansson si allineano un po’ al mio pensiero: il fatto che il settimo capitolo di un franchise si possa vedere senza aver visto i precedenti è la dimostrazione che, forse, si sarebbe potuto chiamare in un altro modo, un po’ come è successo nel passaggio tra la prima e la seconda trilogia.
Mettiamo però subito in chiaro che il film, se preso da solo, è una pellicola godibile, che non fa rimpiangere i soldi spesi per il biglietto. Tuttavia, il confronto con il passato fa pensare di trovarsi davanti a un Kong: Skull Island, ma con i dinosauri al posto dei MUTO.
Gran parte del merito della riuscita del film è della CGI e della colonna sonora, che rendono le 2 ore e 14 minuti di pellicola piacevoli e mai pesanti, anche se alcune scene potrebbero essere tagliate. Riprodurre in chiave moderna scene iconiche del primo film potrebbe far piacere ai fan, ma non aggiunge nulla. Così come la storia della famiglia Delgado, che sembra essere messa lì senza un reale valore aggiunto.
Rimane comunque una pellicola da vedere, sia per il completamento della saga, sia per creare una nuova fan base per una storia tutta nuova che può fare a meno del passato.
Buona visione!
a cura di
Andrea Munaretto
Articolo realizzato con l’ausilio parziale di intelligenza artificiale

