Firenze Rocks day 3 – Visarno Arena, Firenze – 15 giugno 2025

I Green Day tornano in Italia con il loro “Saviors Tour 2025”, chiudendo così la sesta edizione del Firenze Rocks

Dopo Guns N’ Roses e Korn, il Firenze Rocks si tinge di punk rock. Una giornata che si apre all’insegna delle nuove leve: sul palco si alternano band giovani, capaci di accendere il pubblico fin dal pomeriggio, preparando il terreno per i Weezer e, ovviamente, i Green Day.

Sul palco della Visarno Arena sono salite band emergenti della scena alternativa italiana, capaci di portare energia e tanta personalità. I Revue hanno aperto la giornata con grinta e sound ruvidi.

A seguire i già noti Punkcake, grazie alla loro partecipazione ad X Factor 2024, unendosi al team di Manuel Agnelli. Un po’ di sana attitude punk, che in Italia si vede sempre meno.

Dall’Italia ci spostiamo in Regno Unito, con i Bad Nerves e gli Shame. I primi arrivano dall’Essex con una scarica di adrenalina speed-punk: veloci e melodici al punto giusto.

I secondi dall’East London e risultano essere una delle promesse della scena del post punk moderno. D’altronde si sa che i britannici sono sempre un passo avanti sulla scena alternative.

A condividere nuovamente il palco con i Green Day, ci sono i Weezer. Una combo ormai rodata, che funziona alla perfezione anche nella cornice infuocata della Visarno Arena. Rivers Cuomo e soci salgono sul palco puntuali, accendendo subito la platea con “Hash Pipe“, e da lì in poi è un susseguirsi di classici. “My Name Is Jonas”, “Island in the Sun”, “Undone – The Sweater Song”, “Say It Ain’t So”.

Nessun effetto speciale, nessun look da rock star, anzi… Polo, camicia e scarpe da ginnastica accompagnano solo le immagini futuristiche che vengono proiettate dietro la band. Bastano le melodie pop rock intramontabili e un’attitudine che mescola ironia e sostanza. In un’ora di concerto riescono a far cantare, emozionare e divertire. Chiudono con “Buddy Holly“, e la Visarno esplode: è la dimostrazione che i Weezer sanno ancora fare centro.

One, two, three, four.. GREEN DAY

Ormai è tradizione: non c’è concerto dei Green Day senza le note di “Bohemian Rhapsody” e il coniglio che balla sull’iconico coro “Hey! Oh! Let’s Go!“, omaggio a “Blitzkrieg Bop” dei Ramones.

Green Day – Firenze Rocks

Sul maxi schermo spezzettoni di video clip, di foto, di immagini e dei loghi che hanno reso unica la carriera della band californiana. E poi tutto inizia con “American Idiot“. Potranno invecchiare, ma l’idea politica rimane sempre chiara: “I’m not part of the Trump propaganda”. Così anche con “Holiday“, i Green Day non perdono mai l’occasione di dire NO WAR, che compare alle spalle dei componenti della band.

Billie Joe è un animale da palco. Carismatico e coinvolgente. E anche qui rivolge a tutto il pubblico della Visarno Areno un invito forte, che viene accolto tra urli e diti medi alzati.

“Italia are you ready? We have to fight back the fascism!”

Green Day – Firenze Rocks

Si continua con “Know Your Enemy” e come sempre Billie Joe, invita una fan a salire sul palco insieme a lui a cantare. Da lì in poi, il concerto è solo in crescendo.

Devo essere sincera, un tour e una data come quella dello scorso anno, in occasione dei due anniversari della band, i 30 anni di “Dookie” e i 20 di “American Idiot“, non si ripeteranno mai più. A livello scenico, nulla è equiparabile allo spettacolo della data degli I-Days del 2024.

Ma durante questo nuovo tour, sono riusciti a farci emozionare e stupire con pezzi mai suonati e assenti da tanto, troppo tempo in un concerto dei Green Day. E stiamo parlando di pezzi come “Murder City“, “80“, “86” e “At the library“. Un tuffo nel passato fino al 1987. Follia!

Le nostalgie non finisco qui. Forse solo per pochi, ma Billie Joe sa come far impazzire i suoi fan italiani:

“Musica bella è la lingua di Dio”

Si continua con i brani dell’ultimo album, fino al toccante momento di “Wake me up when September Ends“, l’iconica “Jesus Of Suburbia” e a chiudere tra coriandoli e fuochi d’artificio “Good Riddence“.

Green Day: da trent’anni i più grandi

Non ce ne sono molti di gruppi così. Di quelli che attraversano decenni senza mai perdere il filo e la loro identità. Che puoi vedere dal vivo a vent’anni o a quaranta e sentirti comunque parte di qualcosa. I Green Day sono questo: un ponte tra generazioni, genitori che hanno vissuto tutto il ’94 e che oggi portano i figli sulle spalle. Dalla generazione X alla Z.

E se ieri sera a Firenze ci siamo commossi su “21 Guns” (sì, lo ammetto), pogato su “Basket Case” e cantato a squarciagola ogni parola di “Jesus of Suburbia”, è perché quella musica è ancora viva. Li guardi sul palco, sempre loro, sempre insieme. Billie Joe, Mike e Tré.

Dal 1994 ad oggi, ancora vivi.

La scaletta del concerto

American Idiot
Holiday
Know Your Enemy
Boulevard Of Broken Dreams
One Eyed Bastard
Murder City
Longview
Welcome To Paradise
Hitchin’ A Ride
80
Brain Stew
St. Jimmy
86 (parziale)
Dilemma
21 Guns
Minority
Basket Case
When I Come Around
Wake Me Up When September Ends
Jesus Of Suburbia
Bobby Sox
At the library (parziale)
Good Riddance (Time Of Your Life)

a cura di
Martina Giovanardi

foto di
Mirko Fava

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