Kings Of Convenience – Aud. Paganini, Parma – 11 aprile 2025

B-sides, sorrisi e confessioni nordiche: un viaggio intimo tra le pieghe del tempo acustico con i Kings Of Convenience

Benvenuti nell’unica notte italiana dei Kings Of Convenience

C’è un silenzio carico di attesa all’Auditorium Paganini di Parma quando il duo composto da Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe fa il loro ingresso. I Kings of Convenience scelgono l’Italia per un’unica data del tour e, con l’eleganza sobria che li contraddistingue, trasformano l’architettura limpida firmata Renzo Piano in un salotto acustico, intimo e colmo di storie da raccontare.

“Stasera suoneremo canzoni che non abbiamo mai suonato prima”, annuncia Eirik, “perché non ci piace l’idea che certe canzoni vengano dimenticate”.

E già dalle prime note si capisce che sarà una serata speciale, fatta di perle nascoste, confessioni leggere e dialoghi sinceri.

Confidenze e risate: il pubblico da tutta Italia in sala

È Erlend il primo a rompere il ghiaccio, sfoderando un italiano sorprendentemente forbito: “È la mia prima volta a Parma, ma non la prima che vedo gente di Parma… di solito venite voi da noi!” Il pubblico ride e applaude, subito conquistato.

Poi tocca a Eirik offrire un momento di autoironia da manuale, annunciando “Riot on an Empty Street”: “Forse qualcuno avrà notato che questa canzone non è nell’album che porta il suo nome… Il motivo? Siamo arrivati tardi a registrarla. Che geni, vero?” Le risate si intrecciano alle corde pizzicate, tra un aneddoto e l’altro.

Atmosfere soffuse e primavere che scaldano

C’è anche tempo per uno spogliarello sobrio dovuto al caldo primaverile che si faceva già sentire, dando il via ad un momento ironico che aprirà una serie di piacevoli momenti di interazione con il pubblico fra un brano e l’altro.

Anche a Bergen arriverà la primavera, forse, sicuro in ritardo ehehe” dice ridendo Erlend Øye

Foto credits – Kings Of Convenience official FB page

Ora da seduto, Erlend introduce “Toxic Girl” raccontando della Bergen della loro adolescenza, con quella leggerezza disarmante che caratterizza da sempre il duo. Il pubblico è parte attiva dello spettacolo: “Da dove venite?”, chiede Øye con la mano alzata. “Stasera abbiamo quasi tutta Italia con noi”, dice, sorridendo davanti a una platea che diventa una mappa di provenienze.

Dal 1991 con amore: storie di canzoni e amicizia in cameretta

Scriviamo canzoni insieme da quando avevamo 15 anni. Era il 1991, quindi ormai ci avviciniamo ai 35 anni di collaborazione”, raccontano prima di suonare quella che, dicono, è stata la loro prima canzone:

“Erlend aveva scritto gli arrangiamenti di chitarra… poi, mentre lui era al telefono, a me vennero le parole.”

È un momento che racchiude tutta l’alchimia che ha reso i Kings of Convenience una delle band più sincere e longeve del panorama acustico contemporaneo.

Ospiti, ricordi e suoni che scaldano

Il palco si allarga per accogliere Davide Bartolini al basso e Tobias da Berlino, due musicisti conosciuti nei loro numerosi soggiorni in Italia, e con i quali hanno collaborato su alcuni brani Il risultato è straniante e perfetto. C’è anche spazio per un ricordo in Italia: “Questa canzone è stata registrata a Rubiera, all’Esagono. L’abbiamo scritta in cucina, con una tremenda nebbia fuori…” È un brano tratto da “Declaration of Dependence”, e nell’aria si respira tutta la nostalgia sottile di quelle giornate.

Foto credits – Kings Of Convenience official FB page
La naturalezze dei Kings of Convenience

Due chitarre acustiche, due voci che si rincorrono e si sovrappongono con naturalezza quasi timida. L’atmosfera è eterea, fatta di silenzi che riecheggiano quanto le note. La semplicità sonora riempie ma non straborda, si fa presenza discreta che accarezza ogni spettatore. È la forza ruvida ma pulita che li ha resi unici nel panorama del neo-folk internazionale.

Una serata che lascia sospesi, come se tutto potesse tornare a un tempo più lento e gentile. E quando si spengono le luci, l’impressione è quella di aver assistito non solo a un concerto, ma a un racconto condiviso, pieno di memoria, ironia e bellezza sussurrata.

Scaletta della serata
  1. Until You Understand
  2. Me In You
  3. Ask for Help
  4. Riot on an Empty Street
  5. The Girl from back Then
  6. Boat Behind (Declaration of Dependence)
  7. Rule My World (Declaration of Dependence)
  8. Toxic Girl
  9. Song About It
  10. I’d Rather Dance With You
  11. Winning a Battle, Losing a War
  12. Gold in the Air of Summer
  13. Freedom and Its Owner
  14. Sorry or Please
  15. Rocky Trail
  16. I Don’t Know What I Can Save You From
  17. Failure
  18. Peacetime Resistance

a cura di
Francesca Bandieri

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