“Un tonico per il signorino”, la miseria sociale raccontata da Wu Zuxiang

Scritto nel 1932, Un tonico per il signorino (管管的补品) è il racconto più conosciuto dello scrittore cinese moderno Wu Zuxiang. Contenuto nella collezione: “Green Bamboo Hermitage and Other Selected Writings”, la breve novella mette in luce il dramma della classe operaia dei primi anni del Novecento, tra profondo abuso sociale e tradizioni autoritarie ancora dipendenti da una socioeconomia basata sul latifondismo dei signorotti locali 

In Un tonico per il signorino, Wu Zuxiang denuncia senza filtri i grotteschi episodi di violenza nei confronti dei lavoratori delle campagne. Attraverso una narrazione tecnicamente oggettiva, lo scrittore dà voce alla folla anonima costretta a subire le più atroci angherie per fagocitare l’incapace classe dirigente dell’epoca. La lucida e cruda analisi contenuta nell’opera si rivolge proprio all’obiettivo individuato da Mao Zedong per la sua rivoluzione: le masse rurali. Dando volti, nomi e descrizioni dettagliate ai patetici proprietari terrieri, Wu Zuxiang riscatta le povere anime vessate costrette ad un lavoro senza fine nei campi e non solo.

In un’epoca di miseria e malcontento, lo sfruttamento delle componenti sociali più deboli garantiva la sopravvivenza della classe dominante. L’emotività e il dolore della povera gente enfatizzano ancora di più il cannibalismo rappresentato nel racconto. Agli umili contadini i frutti dell’agricoltura non bastavano più per sopravvivere, la loro unica speranza era, quindi, vendere l’unico patrimonio a loro rimasto: il corpo, il cui valore era destinato a perdersi se chi deteneva il controllo sul territorio lo considerava nullo.

Un ricostituente molto particolare

In seguito ad un incidente stradale durante l’estate a Shanghai, il protagonista soprannominato ironicamente Guanguan viene ricoverato in un ospedale della città e sottoposto ad una trasfusione di sangue. Tornato a casa, la madre vedendolo debole e sempre più magro, dice al figlio che avrebbe comparato del latte umano da una balia, Tie Bajiao, per migliorare la sua condizione fisica. Secondo un’antica credenza popolare, il latte umano aveva enormi capacità curative ed era un perfetto ricostituente. La madre del viziato “signorino” acquista il latte direttamente dalla moglie dello stesso contadino che le aveva venduto il sangue dopo l’incidente per salvare la vita del figlio.

Nonostante sia stremata dalle continue vessazioni dei proprietari terrieri, Tie Bajiao continua a rimanere al loro servizio per sfamare la sua famiglia molto povera, e proprio mentre stava svolgendo il suo duro lavoro di balia, apprende la terribile notizia. Il marito, accusato da una folla di notabili (tra cui l’ingrato Guanguan) di essersi unito ad un gruppo di banditi che infestavano le campagne, viene messo a morte con una sanguinaria esecuzione. Inutili sono i lamenti di dolore della giovane balia per la scomparsa del marito, il “signorino” necessita del suo latte e deve accorre da lui in silenzio.

Sono originario della campagna. Grazie ai re degli Inferi mi sono reincarnato in una famiglia onorevole, dove fin dalla nascita mi chiamano “signorino” e ogni giorno mi allietano con cose buone da mangiare senza dover alzare un dito. Poiché c’è qualcun altro che si affanna al posto mio per la mia sopravvivenza, sono stato più che felice di fuggire da quel luogo incivile e noioso per trascorrere la mia esistenza all’interno della civiltà.

Finora, me la sono sempre cavata egregiamente: il viso bianco, bianche le mani, un abbigliamento e una capacità di conversare da uomo di mondo, incallito frequentatore di sale da ballo e cinematografi: mi manca forse qualcosa?

Il corpo come mezzo di sostentamento

Un tonico per il signorino porta all’estremo lo sfruttamento fisico e mentale dei lavoratori costretti a sopportare le atrocità più abominevoli per poter sopravvivere. In un contesto storico dove la classe dominante è libera di calpestare i diritti dei subalterni, la povera gente deve vendere l’unico bene spendibile a loro rimasto: il proprio corpo. Non suscita più scalpore, quindi, la vendita del sangue e del latte umano diventati ormai la normalità. Addirittura, il latte del corpo femminile è visto come un potenziale mezzo per guadagnare dei soldi.

Il latte materno e il sangue, entrambi fluidi corporei carichi di forti significati simbolici, diventano merce di scambio, al pari di un misero raccolto. Il corpo della giovane donna viene oggettificato a tal punto da non essere nemmeno più concepito come oggetto di desiderio carnale, bensì come strumento nutritivo che alimenta un sistema parassitario. Lo stesso scrittore sceglie come narratore della storia proprio il “signorino”, a segnalare l’effetto straniante dei privilegiati, che, come vampiri, consumano senza pietà le energie vitali del popolo.

fonte: Sulla campagna cinese, Sebastiano Isaia
Tra modernità e antichi costumi

Con un’estrema lucidità nel linguaggio, Wu Zuxiang evidenzia l’abuso fisico e mentale della classe operaia prendendo spunto da una vecchia pratica ampiamente utilizzata dalla medicina tradizionale cinese. Secondo questa usanza, il latte materno sarebbe ricco di proprietà non solo nutritive ma anche rigenerative. Prima di lui, anche un altro scrittore cinese moderno si era cimentato nel criticare retaggi culturali allora ancora rilevanti, in un periodo dove la modernità era l’ossessione del popolo: Lu Xun.

In Medicina, Lu Xun riporta la storia di Xiao Shuan, giovane malato di tubercolosi, al quale i genitori fanno mangiare dei mantou 馒头 (pane cotto al vapore) inzuppati nel sangue di giovane rivoluzionario condannato a morte. Questo “rimedio” doveva essere la risposta definitiva contro la tisi.

Come Lu Xun, anche Wu Zuxiang analizza, con una narrazione cinica, la difficoltà nell’abbandonare le dannose tradizioni autoritarie. Se da un lato nelle città degli anni Trenta, progresso ed innovazione sono osannate, ragioni sociali ed economiche affliggono le campagne portandole in un grande depressione. I membri del ceto medio, esponenti vari e proprietari terrieri sono considerati i fautori del declino del mondo rurale, a cui le vittime (contadini e braccianti) si oppongono con una inutile resistenza.

a cura di
Elisa Manzini

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