La band inglese dei King Hannah torna in tour in Italia, facendo tappa a Pesaro, al Teatro Sperimentale, per suonare il suo secondo album, Big Swimmer.
I King Hannah, al secolo Hannah Merrick e Craig Whittle, entrambi di Liverpool – lui ci è nato mentre lei ci è arrivata solo successivamente, suonano come se avessero vissuto negli anni Novanta. Anzi, come se avessero vissuto “gli” anni Novanta. Quelli dell’indie rock dei Mazzy Star o dei Portishead, dei Cocorosie, di PJ Harvey in tacchi a spillo e microvestitini o dei Cowboy Junkies.
Il loro ultimo album, Big Swimmer, uscito a primavera, attinge a piene mani da questi ascolti. Ci sarebbe una parola per descrivere tutto questo, ed è “anemoia“, la nostalgia di tempi che non si sono mai vissuti. E la nostalgia è proprio quel sentimento che, nelle loro canzoni, non manca mai.
Questa sera, al Teatro Sperimentale di Pesaro in occasione di “Klang. Altri suoni. Altri spazi”, la rassegna dedicata alla musica autoriale, i King Hannah dividono il palco con Lamante, giovane cantautrice italiana di Schio, in provincia di Vicenza, che ha fatto uscire il suo disco d’esordio lo scorso maggio. “In memoria di“, questo è il nome del lavoro, ripercorre la sua vita come un album fotografico, con canzoni appassionate e aneddoti sulla sua famiglia, metà operaia e metà contadina.
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A seguire, è il turno dell’inglese Joe Gideon, accompagnato dal brillante tastierista John J. Presley. Il suo blues innovativo infiamma il teatro.
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Quando salgono sul palco i King Hannah sono già le undici e mezza. Il pubblico è impaziente di sentirli, ma l’attesa non viene tradita. Fin dal loro ingresso sono una folgorazione: Hannah indossa lo stesso abito rosso che appariva nel video di “Big Swimmer” e un paio di sneakers, mentre Craig le suona di fianco in camicia di flanella e t-shirt d’ordinanza. La sua chitarra ipnotica dà il via al pezzo “Somewhere near El Paso”, che ci porta verso le lande solitarie e desolate del Texas. L’ultimo disco è infatti stato scritto in seguito al tour americano della band e le suggestioni di appiccicose giornate estive, polvere e praterie viste dai sedili posteriori di un van sono evidenti.
“Go-Kart Kid” è il brano giusto per scuoterci. Man mano che la canzone procede la tensione aumenta e Craig si scatena una serie di riff verso la fine del brano.
Si continua con la dolce “John Prine on the Radio”, una carezza per il pubblico, e la placida “Suddenly, Your Hand“. La voce e le chitarre dei King Hannah si impastano e, nonostante il ritmo lento di gran parte delle canzoni e l’ora tarda, il pubblico è completamente catturato.
“Siete ancora svegli?” chiede sorridendo Hannah Merrick alla platea, “non siamo abituati a suonare a quest’ora”.
Subito ci pensa “New York, Let’s Do Nothing” a darci la sveglia. Questo è sicuramente uno dei brani più divertenti e interessanti dell’ultimo lavoro della band.
America, dicevamo, e infatti il brano successivo è una cover di Bruce Springsteen, “State Trooper“. Affascinante, forse la miglior cover possibile del brano. L’interpretazione fredda e distaccata richiama perfettamente l’alienazione cantata dal boss nel brano originale, mentre l’assolo di chitarra di Craig Whittle chiude il cerchio.
Ci si avvia verso la conclusione della serata con “Crème Brulée“, una canzone d’amore che segnò il loro debutto e, per salutarci, il brano che ha dato il nome all’ultimo album, “Big Swimmer”, dal vivo ancora più intensa e confidenziale.
“Buonanotte e fate attenzione quando tornate a casa”, il concerto è finito e il pubblico sorridendo si avvia verso l’uscita del teatro. Nostalgia, anemoia. Poco importa se è per qualcosa che non abbiamo mai visto o vissuto. Ascoltando i King Hannah è impossibile non provare l’impulso irrefrenabile di partire per un viaggio in auto.
Scaletta
Somewhere Near El Paso
The Mattress
Milk Boy (I Love You)
Go-Kart Kid (Hell No!)
John Prine on the Radio
Suddenly, Your Hand
New York, Let’s Do Nothing
Davey Says
State Trooper (cover di Bruce Springsteen)
Crème brûlée
Big Swimmer
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a cura di
Daniela Fabbri
foto di
Emmanuele Olivi

