Giunta alla sua quindicesima edizione, il ROBOT Festival è uno degli appuntamenti più importanti della musica elettronica internazionale. Il musicista Drew McDowall apre il secondo giorno del festival con un’anteprima italiana del suo nuovo album: “A Thread, Silvered and Trembling”.
Ad aprire la giornata del 12 ottobre del ROBOT festival abbiamo Drew McDowall, ex membro del gruppo sperimentale Coil e che presenta in anteprima italiana “A Thread, Silvered and Trembling”, il suo nuovo lavoro rilasciato sotto l’etichetta discografica indipendente Dais Records.
Il nuovo album
Lo stile di McDowall si ispira ad un antico stile di cornamusa solista di derivazione gaelica, noto come pibroch , che ha influenzato profondamente molti dei suoi lavori precedenti. Questo stile, tradizionalmente utilizzato nei momenti di ritualità funebre per rendere omaggio ai defunti, combina droni modali, dissonanze vibranti e melodie malinconiche, evocando atmosfere solenni e senza tempo.
Queste sonorità drone e profondamente viscerali colpiscono lo spettatore in maniera profonda, soprattutto tenendo in conto la cornice estremamente affascinante e suggestiva dell’Oratorio San Filippo Neri e delle sue specificità artistico-culturali, tra cui la pala d’altare dell’artista Francesco Monti presente sullo sfondo del palco.
Nel suo ultimo album, “A Thread, Silvered and Trembling“, McDowall esplora e reinterpreta questi elementi attraverso un’elaborazione elettronica profonda, formando un arazzo sonoro fatto di corde, vibrazioni e voci, che appaiono ora eteree, ora distorte e stridenti.
Il live
Sono le ore 17:00 e le porte del primo evento musicale della seconda giornata del ROBOT festival si aprono.
Il venue scelto per il primo live set a cura di Drew McDowell è l’affascinante cornice tardo-barocca dell’Oratorio San Filippo Neri, nel cuore pulsante della vivida città di Bologna. Si tratta di una venue atipica per un live set di musica elettronica, ma quanto di più in linea con le sonorità ambient-drone e sperimentali che ci porterà lo storico musicista Drew McDowall.
Mezz’ora dopo l’apertura delle porte le luci si spengono e il silenzio incombe nel venue, rendendo il momento dell’apertura ancora più emozionante data la sacralità del luogo. Il live si apre con il primo brano dell’album “Out of Strength Comes Sweetness”, caratterizzato da brevi echi e pad che risuonano egregiamente grazie all’acustica dell’Oratorio.
A seguire troviamo “In Wound and Water” la cui melodia si sviluppa con un’arpa, archi pizzicati e violoncello, mentre diversi layer di elettronica fluttuano sospesi ammantando il pezzo di un’aura angelica accompagnata dall’uso di luci e proiezioni dalle tonalità chiare durante il live set.
Verso la metà del concerto veniamo catapultati nel cuore di questo nuovo progetto musicale, ovvero la maestosa “And Lions Will Sing with Joy“, un viaggio sonoro che diventa il momento culminante dello spettacolo.
Transitiamo così da due mondi diversi ma complementari: da una sorta di paesaggio sonoro paradisiaco composto di arpeggi e voci rassicuranti di “In Wound and Water” agli strati più viscerali e solenni tessuti nell’arazzo sonoro di “And Lions Will Sing with Joy”.
Verso la conclusione
Al termine del live troviamo “A Dream of a Cartographic Membrane Dissolves”, nonché ultimo brano dell’album. Le voci in questo finale catartico si fondono con l’ensemble, che si prepara a un’esplosione finale. Tale esplosione sonora si manifesta con vigorosi colpi di archi e corni, quasi a sancire il culmine di un viaggio musicale che si muove tra il sacro e il profano. Una transizione continua e irrefrenabile attraverso mondi diversi ma intimamente connessi, abilmente orchestrata da Drew McDowall. Il ROBOT Festival si riconferma come un evento imperdibile per gli appassionati di musica elettronica, conquistando a pieno titolo il riconoscimento come uno dei festival più affascinanti del genere.
a cura di
Skipper Fonzy Amgao

