His Three Daughters: la terapia del lutto familiare

His Three Daughters

Scritto e diretto da Azazel Jacobs, il film ha debuttato al Toronto Film Festival il 9 settembre 2023, ed è stato distribuito in alcune sale selezionate degli Stati Uniti il 6 settembre 2024. Netflix lo ha poi reso disponibile sulla piattaforma a partire dal 20 settembre.

Nel cast troviamo Carrie Coon, Natasha Lyonne ed Elizabeth Olsen, nel ruolo di tre sorelle che non si vedono da tempo, e che si ritrovano in un piccolo appartamento di New York per stare accanto al padre sul letto di morte. His Three Daughters rappresenta un racconto profondo di formazione personale e di unione familiare ritrovata, da cui deriveranno nuove possibilità di rinascita.

La trama

Definito da The Atlantic come un “dramma divertente, mordace e incredibilmente schietto”, in His Three Daughters si scontrano tre personalità diverse, incarnate dalle tre sorelle.

Elizabeth Olsen, Cristina, è madre di Mirabella, che ha tre anni. In apparenza la sua vita è perfetta, senza troppi problemi, a parte badare alla figlia. Di lei parla continuamente, ingabbiata in una routine familiare che in realtà ne cela diverse paure ed insicurezze. Carrie Coon, Kathy, dall’animo forte e al primo confronto arrogante, è la più matura delle tre. Per questo, continua a criticare, specialmente Rachel (Natasha Lyonne), pensando di operare al meglio e volendo avere ogni cosa sotto controllo.
Per tutto il tempo ostenterà una falsa sicurezza, che verrà gradualmente messa in discussione.

Problema principale risulta essere il modulo di non rianimazione (DNR – Do Not Resuscitate – come verrà detto poi nel film “vietato resuscitare”), che dovrebbe firmare il padre da cosciente. Con esso, si certificherebbe che, una volta privo di coscienza dopo arresto cardiaco, lo si possa lasciare morire, senza tentare alcun tipo di accanimento terapeutico o tentativi di trasportare il paziente in ospedale.

Da parte sua, Rachel, è costantemente fatta di canne, dedita alle scommesse di calcio sportive, l’unica delle tre figlie rimasta per tutta la vita accanto al padre, e figlia di seconde nozze. Ad aiutarle, ci sono alcuni impiegati di un hospice, che pensano alle cure e al trattamento medico del padre, in stadio avanzato di cancro. Le sorelle devono fare la veglia a turno, mentre un’infermiera è presente quattro ore al giorno.

La narrativa

Con questa trama in apparenza semplice, ciò che si tesse durante il lungometraggio è poi un profondo e delicato racconto psicologico. Le tre sorelle sono in realtà molto differenti da quello che appaiono, segnate da traumi e tormenti esistenziali, in particolare per la morte delle rispettive madri.

Inoltre, il padre, Vincent, è sempre stato poco presente nelle loro vite, impegnato nel suo lavoro al dipartimento dei servizi amministrativi. Dopo 32 anni è andato in pensione da supervisore capo, alla fine di una lunga carriera iniziata come membro della guardia costiera.

Le tre sorelle hanno vissuto vite diverse nella stessa casa, vivendo esperienze differenti col padre.
Per questo, anche nello stilare il necrologio, hanno difficoltà nel riassumere ciò che il padre è stato per loro e cosa ha rappresentato. In questo complesso vissuto familiare, hanno anche lasciato la casa in momenti diversi. Kathy e Rachel, infatti, se n’erano andate prima che Cristina fosse adolescente. Poi Rachel tornò e vi rimase.

La psicologia

A dominare la scena è il bip costante del monitor a cui è collegato Vincent, che scandisce i minuti della quotidiana attesa della morte del padre. Sorelle diverse e con un rapporto fra loro che realmente non esiste, neanche riescono a comunicare veramente e a trovare un’intesa nel dolore. Solo andando avanti, gradualmente, riusciranno ad essere veramente se stesse, e ad unirsi intorno al padre. Troveranno così molti più punti di contatto di quelli che apparivano, celati dai rispettivi vizi, ansie e paure.

Spesso vengono riprese le stanze e i luoghi della casa vuoti, in sospensione temporale. Come riflesso dell’animo delle tre sorelle, e del padre, assente in vita come nella morte.

Riflessioni finali

Non mancano momenti ironici che alleggeriscono l’insieme, in modo che la trama risulti lineare e scorrevole, leggera e mai pedante nel delineare il percorso narrativo. Il tutto viene anche arricchito da momenti onirici, che lasciano lo spettatore alleggerito, alla fine realizzato nell’aver vissuto per un po’ insieme alle sorelle. Le attrici danno interpretazioni magistrali, e alla fine il pubblico riesce a trovare in tutte loro modo di immedesimarsi.

Il film si rivela anche terapeutico nel mostrare il lutto sotto una diversa luce. Senza fronzoli od orpelli, o immagini di dolore, ma solo tramite i sentimenti e l’emotività delle sorelle, infatti His Three Daughters riesce a legare lo spettatore alla vicenda, a far empatizzare con la famiglia e a presentare il passaggio dalla vita alla morte con semplicità e maturità.

Come viene detto nel film, l’unico modo di comunicare cosa si provi davvero con la morte è l’assenza, tutto il resto è fantasia. Tutto quanto, com’è una persona si può capirlo solo alla fine. Particolare risulta anche l’inserimento all’interno della colonna musicale del brano “Scarlet Begonias” di Robert Hunter e Jerry Garcia, interpretata da Elizabeth Olsen.

His Three Daughters / Official Trailer

a cura di
Matteo Sisti

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