Guida all’ascolto del nuovo disco di Millepiani

Guida all’ascolto del nuovo disco di Millepiani
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Abbiamo ascoltato il nuovo disco di Millepiani provando ad orientarci tra numerosi riferimenti e miriadi di allacci storici, filosofici, mistici.

Era necessario, insomma, creare una guida all’esplorazione di un disco che merita di essere approfondito, con il rischio di perdercisi dentro…

Millepiani, ti ritroviamo con un disco appena sfornato: che “profumo” hanno le otto canzoni di “Un mondo nuovo”?

Un saluto a tutta la redazione di The Soundcheck! Grazie per questa intervista!

Ecco la mia tracklist “olfattiva”:

Un bagno di stelle: Questo brano porta con sé il profumo salmastro del mare, una brezza che accarezza il viso mentre si contempla l’infinito del cielo notturno. È come un abbraccio della natura, un invito a perdersi tra le onde e le stelle.

Krakatoa: Ha il profumo intenso della terra in estate, riscaldata dal sole, che sprigiona un’energia primordiale. È il richiamo della natura selvaggia, la potenza del vulcano che dorme sotto la superficie, pronta a risvegliarsi.

Fantasmi a metà: Emana il profumo delle strade di una grande città, un mix di asfalto, caffè e canicola estiva. È la fragranza della vita urbana, con il suo ritmo frenetico e le storie che si intrecciano ad ogni angolo, un mosaico di vite che si sfiorano.

Dune sull’oceano: Porta il profumo della sabbia del deserto, calda e avvolgente, che si mescola con la salsedine dell’oceano. È un viaggio attraverso paesaggi infiniti, dove il tempo sembra sospeso e ogni granello di sabbia è una piccola parte di un Tutto.

In Caucaso: Questo brano sa di fiori di montagna, freschi e selvatici, che sbocciano tra le rocce dei picchi innevati. È l’essenza della natura incontaminata, spaventosa e bellissima, indifferente ma curativa.

L’universo delle cose perdute: Emette il profumo di legna che arde nel camino, un aroma caldo e rassicurante. È il richiamo della casa, il comfort delle memorie e dei momenti attorno al fuoco, in una danza di fiamme e scintille.

Un mondo nuovo: Ha il profumo di un prato fiorito in primavera, un’esplosione di colori e di vita che si risveglia. È la promessa di nuovi inizi, un inno alla rinascita e alla speranza che fiorisce con ogni nuovo giorno.

Gea: Infine, Gea possiede l’odore misterioso di una grotta, umido e terroso, che evoca misteri ancestrali e profondità inesplorate. È l’essenza della Madre Terra, un viaggio alle radici dell’essere, dove il sacro e il profano si incontrano.

Parliamo di te. Una storia particolare, la tua, a partire dal tuo nome d’arte: una voce errabonda che (forse) sembra aver trovato il suo posto proprio con “Un mondo nuovo”. Cosa c’è nel passato e nella gavetta di Millepiani?

Nel passato di Millepiani c’è un lungo percorso di ricerca artistica e personale, una continua esplorazione di diverse forme espressive che mi hanno portato a scoprire chi sono veramente. Il mio nome d’arte riflette questa natura errabonda, un viaggio tra mille piani di esistenza, esperienze e visioni.

All’inizio, la mia voce si è espressa attraverso la scrittura, con la pubblicazione dei romanzi “Nemesi di un sogno” e “Vera, elegia di un incubo”. In quel periodo, i testi delle mie canzoni erano in inglese, la Koinè contemporanea che standardizza e universalizza meglio i messaggi e permette di essere più totalizzanti nella comunicazione indipendentemente dall’ipotetico ascoltatore.

La svolta è arrivata quando ho iniziato a scrivere testi in italiano. Questo cambio di rotta ha canalizzato tutta la mia energia letteraria nei versi delle canzoni, permettendomi di esprimere in maniera più diretta e autentica le mie emozioni e riflessioni. La mia formazione all’Accademia di Belle Arti ha giocato un ruolo cruciale, dandomi un metodo che trascende i confini disciplinari. Qui ho cercato di sviluppare un mio gusto estetico e una mia strada personale per creare opere artistiche, elementi che ho poi integrato nella mia musica.

Il mio percorso di gavetta è stato segnato da esperienze formative fondamentali, come suonare nei piccoli circoli davanti a un piccolo pubblico, spesso composto da altri musicisti e cantautori. Questi momenti intimi mi hanno insegnato moltissimo, permettendomi di affinare il mio stile e di confrontarmi direttamente con il pubblico. Anche esibirmi davanti a piazze piene di persone è stato incredibilmente emozionante, dandomi la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto, immerso nella mia natura più vera e sincera.

Con “Un mondo nuovo”, sento di aver trovato finalmente un punto di equilibrio. Questo disco rappresenta una nuova fase del mio viaggio artistico, un punto di arrivo e al contempo un nuovo inizio. È un’opera che non offre risposte facili, ma che genera dubbi e riflessioni, spingendo l’ascoltatore a interrogarsi sulla propria esistenza e sul rapporto con il Cosmo.

In definitiva, Millepiani è una voce che continua a cercare, a esplorare, a evolversi. Ogni esperienza, ogni scelta, ha contribuito a formare quello che sono oggi, e guardo al futuro con la stessa curiosità e passione che mi ha accompagnato fin dall’inizio del mio cammino.

Ecco, parliamo proprio di gavetta: quanto pensi sia importante non “saltare” lo step della gavetta, per un artista? Quali sono le cose che, fin qui, ti ha insegnato la tua gavetta?

La gavetta è una tappa imprescindibile per qualsiasi artista. È un percorso di formazione che ti forgia, che ti mette alla prova e ti costringe a confrontarti con la realtà del tuo mestiere. Saltare questo step significa perdere un’opportunità unica di crescita personale e artistica.

La mia gavetta mi ha insegnato innanzitutto l’umiltà e la resilienza. Suonare nei piccoli circoli, davanti a un pubblico di altri musicisti e artisti, è stata un’esperienza incredibilmente formativa. In questi contesti intimi e sinceri, ho imparato a cogliere ogni sfumatura delle reazioni del pubblico, ad apprezzare i feedback e a migliorare costantemente il mio approccio alla musica. È lì che ho capito quanto sia importante saper ascoltare, non solo gli altri, ma anche se stessi.

Un’altra lezione fondamentale è stata quella del valore dell’autenticità. La gavetta mi ha insegnato a rimanere fedele alla mia visione artistica, anche quando le circostanze sembravano sfavorevoli. Ho imparato che è essenziale credere nel proprio percorso, affrontare le critiche costruttive e non scoraggiarsi di fronte agli ostacoli. Ogni esibizione, ogni concerto, ogni confronto con il pubblico è stato un tassello che ha contribuito a costruire la mia identità musicale.

Un altro aspetto che mi ha aiutato molto è stato esibirmi davanti a molte persone, come in una piazza piena di gente,. Mi ha dato la sensazione bellissima di essere nel posto giusto al momento giusto, di essere me stesso al cento per cento, immerso nella mia natura più vera e pura. Questi momenti di connessione con un pubblico più ampio mi hanno insegnato a gestire le emozioni, a trasmettere autenticità e passione, a comunicare attraverso la musica in modo diretto e coinvolgente.

Quindi posso dirti che la gavetta è stata per me una palestra indispensabile, che mi ha permesso di crescere non solo come musicista, ma anche come persona. Ha rafforzato la mia determinazione, affinato la mia sensibilità artistica e mi ha preparato ad affrontare il mondo della musica con una consapevolezza e una maturità che non avrei potuto acquisire in altro modo. Ogni passo, ogni sfida, ogni successo e ogni fallimento hanno contribuito a fare di me l’artista che sono oggi, e guardo al futuro con gratitudine per tutto ciò che questo percorso mi ha insegnato.

Otto canzoni che scintillano in modo diverso, esplorando i confini del pop attraverso un filtro esistenzialista sempre acceso: come nasce l’idea di un disco così “versatile”? Non hai avuto paura di “perdere coerenza”, nel proporre un impianto creativo simile per il tuo secondo disco? 

L’idea di un disco così poliedrico nasce dalla volontà di esplorare e sperimentare, di spingere i miei confini del pop verso nuovi orizzonti attraverso una lente esistenzialista. Ogni canzone è un viaggio a sé, un’esplorazione sonora e tematica che riflette la complessità della nostra esistenza e il nostro rapporto con il mondo che ci circonda. L’intento era di creare un mosaico di emozioni e riflessioni, dove ogni pezzo potesse brillare con una luce propria, contribuendo al quadro generale dell’album.

La paura di perdere coerenza era presente, ma è stata superata dalla convinzione che la varietà possa essere una forza, non una debolezza. La coerenza, in “Un mondo nuovo,” non è data dall’uniformità stilistica, ma dall’unità tematica e dalla profondità emotiva che attraversa ogni brano. Il fattore comune che lega tutte le canzoni è il rapporto tra l’individuo e il Cosmo, la contemplazione della bellezza della Natura e la sua manifestazione catastrofica, l’alienazione dell’uomo contemporaneo immerso nella tecnologia, e la ricerca di se stessi attraverso la fusione con l’altro e con l’universo.

L’ispirazione per questo approccio è venuta da molteplici influenze musicali: dalla new-wave e post new-wave, al Franco Battiato più pop, passando per l’indie rock degli anni 2000, fino al folk internazionale e all’elettronica di artisti come Sakamoto e Alva Noto. Questi generi hanno fornito una tavolozza ricca e diversificata, permettendomi di sperimentare con suoni e stili diversi senza perdere di vista il cuore esistenzialista del progetto. 

In definitiva, la versatilità di “Un mondo nuovo” è una celebrazione della diversità musicale e tematica, un invito a immergersi in un viaggio sonoro che riflette la complessità della vita stessa. Ogni canzone aggiunge una nuova sfaccettatura al quadro complessivo, mantenendo una coerenza profonda grazie alle tematiche condivise e alla sincerità emotiva che permea l’intero disco.

Pur presentandosi diverse nell’abito, le canzoni del disco tra loro “risuonano” interiormente: c’è un legame che racchiude tutti i brani in un unico pugno di testi, che alla fine raccontano tanto di te in un’altalena di suoni e colori… qual’è, questo legame? 

Il legame che unisce tutte le canzoni di “Un mondo nuovo” è la riflessione sul rapporto tra l’individuo e il Cosmo, tra l’Uomo e la Natura. Ogni brano, pur vestito di suoni diversi, esplora queste tematiche con un approccio esistenzialista e introspettivo.

Il legame tra le canzoni del disco è il dialogo costante tra l’intimità dell’esperienza personale e la vastità dell’universo. La Natura non è solo contemplata nella sua bellezza, ma anche nella sua forza catastrofica, un elemento che ci costringe a confrontarci con le forze primordiali del Cosmo e con l’alienazione dell’uomo contemporaneo che rischia di affogare tra social, intelligenze artificiali, società dello spettacolo e ignoranza collettiva.

Le canzoni raccontano il viaggio dell’individuo alla ricerca di se stesso, attraverso la fusione con l’altro, lo smarrimento, e la contemplazione del mistero dell’Universo e della Vita. È un percorso che parte dal particolare per arrivare al generale, dall’individuale all’universale, con l’obiettivo di ritrovare se stessi e rinascere con una nuova consapevolezza. In questo modo, le canzoni risuonano interiormente tra loro, creando un’unità coerente che racconta tanto di me e del mio percorso artistico e personale.

Il legame che racchiude tutti i brani è la continua esplorazione del significato dell’esistenza umana in relazione all’inconcepibile e misterioso Cosmo, un viaggio sonoro ed emotivo che invita l’ascoltatore a riflettere, a sentire e a perdersi nella musica e dei testi.

C’è un brano, tra tutti, che senti più vicino al cuore?

“Un bagno di stelle” è sicuramente il brano che sento più vicino al cuore. Questa canzone rappresenta l’essenza del disco e il punto di partenza del mio viaggio esistenziale. In “Un bagno di stelle,” ho cercato di catturare la sensazione di meraviglia e stupore che si prova quando ci si confronta con l’immensità del Cosmo. È una riflessione sull’infinitamente grande e sull’infinitamente piccolo, su come le stelle sopra di noi possano rispecchiare i desideri, le paure e le speranze che portiamo dentro.

La filosofia del principio antropico, che suggerisce che l’universo sia in qualche modo sintonizzato per permettere la nostra esistenza, è al centro di questo brano. C’è una fusione tra la contemplazione della bellezza celeste e il riconoscimento della nostra piccolezza e fragilità come esseri umani. Questa canzone è una meditazione sulla nostra connessione con l’universo, su come ogni stella nel cielo possa rappresentare un sogno, una possibilità, una parte di noi stessi.

“Un bagno di stelle” è anche un invito a perdersi nell’infinito, a lasciarsi avvolgere dall’immensità e dalla misteriosa bellezza del Cosmo. È una celebrazione della nostra capacità di stupirci e di trovare significato nell’immenso teatro delle stelle. Questo brano è l’incipit e il cuore pulsante di “Un mondo nuovo” e riflette profondamente il mio desiderio di esplorare e comprendere il mondo che ci circonda, trovando conforto e ispirazione nelle meraviglie del cielo notturno.

Quanto è importante oggi, nell’era della mediatizzazione, continuare a suonare dal vivo? C’è chi lo ritiene un aspetto dispensabile…

Suonare dal vivo è assolutamente essenziale, vitale oserei dire. In un’epoca dominata come dicevi dalla mediatizzazione, dove la musica spesso si riduce a file digitali che fluiscono in streaming, la performance dal vivo mantiene viva l’autenticità e l’intensità del legame tra l’artista e il pubblico. La musica pop, o cosiddetta leggera, è meravigliosa proprio perché fonde diverse forme d’arte: letteratura nei testi, composizione musicale e, soprattutto, performance.

Senza la performance dal vivo, la musica rimane un’arte incompleta, a metà. Esibirsi dal vivo permette di creare un’esperienza condivisa, un momento irripetibile in cui l’energia del pubblico e dell’artista si intrecciano, dando vita a qualcosa di unico e profondo. Ogni concerto è un dialogo diretto, un rituale collettivo che risveglia emozioni e connessioni impossibili da replicare in altri contesti.

Inoltre, suonare dal vivo consente all’artista di crescere, di mettersi alla prova e di scoprire nuove sfumature della propria musica attraverso l’interazione con il pubblico. È un’occasione per rinnovarsi continuamente, per mantenere viva la propria creatività e per rendere omaggio alla dimensione più umana e tangibile della musica.

La performance dal vivo è una componente imprescindibile dell’arte musicale, capace di trasformare una semplice canzone in un’esperienza emotiva e sensoriale completa. Nell’era dei media, dove tutto sembra filtrato da schermi e dispositivi, la musica dal vivo ci ricorda la bellezza della presenza fisica, del suono che vibra nell’aria, della connessione reale tra persone. È questa dimensione che rende la musica eterna e sempre attuale, al di là di ogni tecnologia. 

Millepiani, grazie di esserti prestato al nostro fuoco incrociato. Dacci un consiglio per quest’estate, ora che il caldo avanza!

Grazie a voi! E sempre un piacere essere bersaglio di The Soundcheck! Vi darò più di un consiglio. Idratatevi tanto, col caldo bisogna bere molto. Acqua mi raccomando, sennò è un casino. Attività fisica nelle ore più fresche e possibilmente all’aria aperta così prendete anche la vitamina D che fa bene alle ossa. Se poi vedete un unicorno mentre correte, vuol dire che avete sbagliato orario. Andate al mare ma senza esagerare. Suonate e cantate senza risparmio e andate a vedere i concerti, più che potete. Buona estate a tutti, e che le vostre giornate siano piene di musica e, ripeto, molta acqua!

a cura di
Redazione

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