Miró, dalle “Costellazioni” al cielo di Spagna del 1982

Miró, dalle “Costellazioni” al cielo di Spagna del 1982
Condividi su

Dopo aver parlato della vita e della produzione artistica di Miró dagli inizi agli anni ’30, analizzeremo le opere della sua fase successiva

“A quest’epoca – racconta in seguito – ero molto depresso. Credevo che la vittoria dei nazisti fosse inevitabile (…) ed ebbi l’idea di esprimere quest’angoscia tracciando segni e forme sulla sabbia, in modo che le onde li trascinassero via istantaneamente (…)”

Joan Miró

La guerra civile spagnola segnò profondamente Joan Miró che in seguito all’occupazione tedesca di Parigi, rientrò in Spagna vivendo in solitudine tra Palma di Maiorca , Montroig e Barcellona, rifiutando ogni collaborazione, seppure artistica, col regime franchista. 

Joan Miró e le Costellazioni

Le opere di questo periodo cupo, si contraddistinguono per la presenza di figure, spesso alate, che sembrano ricordare le Eumenidi di Eschilo, malinconiche e ostili.

La ricerca della bellezza dell’universo e la poesia della sua pittura, rimasero l’unico modo per lenire quel dolore insopportabile. É proprio nel silenzio angosciante del suo studio che prese vita uno dei cicli più importanti della sua carriera artistica Costellazioni. Una serie di 23 tempere che riportano alla luce la sua passione per il cielo, coltivata insieme al padre durante la fanciullezza.

I quadri sono ricchi di colori vivaci e creature fantastiche, un mondo creato dall’artista con il preciso intento di evadere da una realtà dolorosa. Il cielo era diventato una vera e propria ancora di salvezza, alla quale l’artista si aggrappò per non sprofondare nello sgomento.

“… sentivo un profondo desiderio di evasione e mi rinchiudevo deliberatamente in me stesso, la notte, la musica e le stelle cominciavano ad avere una parte sempre più importante nei miei quadri”.

Joan Miró
Lo stile astratto

Nelle Costellazioni Joan Mirò utilizza il suo distintivo stile pittorico astratto, che combina elementi organici e simbolici, lasciando che la sua immaginazione guidasse il processo creativo. Utilizza una varietà di strumenti, come pennelli, spatole o anche le dita, per applicare la vernice sulla tela. Questa combinazione di elementi crea un’atmosfera onirica e misteriosa, in cui il cosmo e l’immaginazione si fondono in un’espressione poetica unica.

La stella del mattino, Miró
La stella del mattino, 1940 (Fonte: Pinterest)

Tra i più importanti dei 23 dipinti, che sono autonomi, ma che insieme danno vita ad un vero e proprio racconto, vanno sicuramente ricordati : La stella del mattino (1940) e Costellazione amorosa (1941). In entrambi sono evidenti gli elementi caratteristici del surrealismo, figure astratte e segni che si richiamano a vicenda, l’uno non è pensabile senza l’altro. 

Costellazione amorosa, Miró
Costellazione amorosa, 1941 (Fonte: Pinterest)
Joan Mirò arriva a New York

É proprio in questi anni bui per la sua terra che la fama di Mirò continua a crescere. Durante i suoi viaggi a New York conosce Pollock, suo grande ammiratore, e viene ispirato a tentare nuove sperimentazioni. Inoltre appartengono a questo periodo la sua prima grande retrospettiva, che si tenne al Moma nel 1941 e uno dei primi tentativi murali dell’artista spagnolo. Proprio nel 1947 infatti realizza un gigantesco murales nella terrazza dell’hotel Hilton di Cincinnati, un vero e proprio capolavoro con blu predominante, dove è possibile riconoscere i caratteri distintivi dell’artista. 

Murales hotel Hilton
Murales hotel Hilton, 1947 (Fonte: Pinterest)
Una continua voglia di sperimentare

La sua continua voglia di sperimentare lo portò a lavorare con la ceramica e la scultura dando vita ad corpus di opere molto eterogeneo. Ritornato finalmente a Palma de Maiorca, terra che ha sempre amato, collabora con l’amico ceramista Artigas e nel 1958 vince il Premio Biennale della Fondazione Guggenheim grazie alla realizzazione di due affreschi per la sede dell’UNESCO a Parigi. 

Murales per la sede dell' UNESCO, Miró
Murales per la sede dell’UNESCO, 1958 (Fonte: Pinterest)

Questi enormi murales realizzati con lastre di ceramica, gli valsero un’enorme visibilità che però non arrestarono la sua voglia sfrenata di sperimentare nuove soluzioni artistiche.

Manifesto mondiale Spagna 1982
(Fonte: Pinterest)

Quasi novantenne infatti  si dedicò al manifesto del campionato del Mondo di Spagna del 1982. In questa occasione fece una scelta  molto coraggiosa, archiviò la classica iconografia spagnola, fatta da toreri e corrida, presentando un lavoro fresco dove ogni minimo aspetto era stato pensato secondo il suo stile pittorico. Joan Miró continuò a lavorare per tutta la vita e fu premiato con commissioni pubbliche e riconoscimenti. Un artista che non cessò mai di cercare nuovi modi per esprimersi e che morì nel 1983, dopo aver terminato i lavori per quello che sarà il suo ultimo lascito, Dona i Ocell, una scultura alta circa 22 metri.

Dona i Ocell, 1982 (Fonte: Pinterest)

a cura di
Cesario Cesaro

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – Joan Miró ed una vita in costante sperimentazione: dagli inizi agli anni ’30
LEGGI ANCHE – “Attraverso lo specchio” il nostro viaggio al Salone del Libro 2023
Condividi su
Cesario Cesaro

Cesario Cesaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *