Venezia 79 – Fenomeno Timothée, bello e non solo

Venezia 79 – Fenomeno Timothée, bello e non solo
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Cos’è successo a Venezia? Venerdì 2 settembre, per la première di Bones and All, è arrivato Timothée Chalamet, il bel cannibale dal viso angelico. E, con lui, un’orda di fan da tutto il mondo che non vedeva l’ora di divorarlo

A Venezia i biglietti dei vaporetti sono aumentati di 2,00 Euro a pochi giorni dall’inizio della 79ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica che si è svolta al Lido di Venezia dal 31 agosto al 10 settembre 2022.
Io non posso fare a meno di chiedermi se l’aumento sia dovuto alla presenza di Timothée Chalamet.

Timmy, come è chiamato a gran voce dai numerosissimi fan, è tornato per la terza volta a Venezia in occasione della première del nuovo film di Luca Guadagnino: Bones and All, in concorso al Festival. 

La proiezione era prevista venerdì 2 settembre alle 19:00 in Sala Grande ma Chalamet, assieme al regista ed alla coprotagonista Taylor Russel, si fa attendere. Arriva alle 18:20, con venti minuti di ritardo sulla tabella di marcia, al famoso molo dell’Hotel Excelsior. Questa volta non sta in piedi sul tettuccio della barca. Nessuno se lo aspetta quando sbuca dall’interno. Ci vuole qualche istante prima che esploda il clamore.

Foto di Lara Melchionda
Al molo

Scende dalla barca in un provocatorio completo rosso fuoco di Haider Ackermann. Molti hanno detto “rosso sangue”, per richiamare al giovane cannibale dell’America anni ’80 che interpreta nella pellicola di Guadagnino. A me viene da pensare che quel vestito sia rosso come il red carpet. Come se lui stesso fosse il red carpet.

La schiena lasciata nuda dal vestito fa urlare i primi “O mio Dio!” alle tante persone che lo aspettano. Le spalle, un po’ più morbide e muscolose di qualche anno fa, contrastano con il taglio netto e spigoloso dei Ray Ban che gli coprono lo sguardo. 

Ha 26 anni, è sempre più uomo e sempre meno ragazzino. Ma di quel ragazzino conserva il sorriso, fresco e sincero. 

Foto di Lara Melchionda

Quello che lo rende ancora più accattivante è il suo carattere simpatico e giocoso. E’ la stella hollywoodiana più splendente degli ultimi anni ma non si comporta come tale. E’ amichevole e la prima cosa che fa è correre, nel vero senso della parola, dai fan che lo aspettano affacciati sul molo. Lo acclamano e lo conoscono: sanno che andrà subito da loro. 

Non delude le aspettative di chi lo attende da ore. Alcuni dalla mattina, seduti a terra avvolti nelle coperte. Per poi passare ad aprire l’ombrello come riparo dal sole. Sgabelli e scalette per diventare più alti e vederlo meglio. Cartelloni con cui gli viene chiesto di condividere con loro un piatto di pasta o uno spritz. Qualche svenimento, non sappiamo se per l’emozione o la disidratazione. C’è anche un uomo con in mano decine di foto da fargli autografare e poi rivenderle a chissà quale prezzo. 

Tutti con le braccia pronte ad accogliere un suo abbraccio fugace, mentre in mano il cellulare riprende la scena. Gli dicono che è bello, che è bravo, che lo amano. Gli fanno firmare poster, libri, biglietti. E gli chiedono anche se è felice, se sta bene. Lui scatta selfie e sorride, sorride, sorride. Ammalia tutti, così.

Nello schermo

Vedendolo tanto da vicino è ancora più evidente la sua bellezza senza tempo, da divo d’altri tempi. Di tutti i tempi, forse. Newyorkese dal nome francese: il connubio magico. 


Un viso che buca lo schermo e sfonda gli obiettivi con la sua semplice e spontanea espressività. 


Questo lo sapevamo già dal 2017. L’abbiamo visto nella scena finale di Chiamami col tuo nome, quando tutti hanno pianto insieme al dolce Elio, sulla meravigliosa Visions of Gideon di Sufjan Stevens

Proprio quello è il film con cui Guadagnino gli ha cambiato la vita. Come lo stesso attore ha scritto su Instagram per ringraziare il regista, e ormai amico, prima della proiezione di Bones and All.
In Chiamami col tuo nome Guadagnino seppe raccontare magistralmente la bellezza. Una carezza delicata agli spettatori, tra i materassi impolverati della soffitta in cui fa recitare a Timothée alcune delle scene più crude e silenziose di tutto il film. Lì raccontava l’amore, quanto possa essere difficile e doloroso viverlo e perderlo, sebbene ne valga sempre la pena. 

Elizabeth Peyton, locandina del film

In Bones and All tutto questo ritorna, ma da un punto di vista molto diverso. 
Il film è basato sull’omonimo romanzo di Camille DeAngelis. Una favola che parla di due cannibali adolescenti. La protagonista, non è la tipica principessa, è il mostro cattivo della storia. I due fanno un viaggio on the road, un classico della cinematografia d’oltreoceano
Cercano l’amore, ma ancor di più l’accettazione, la loro identità. E la bellezza insita nelle cose brutte.

Il cannibalismo in questo film è una parafrasi di diversità, alterità, marginalità ed esclusione sociale. D’altra parte, lo scopo di tutti noi è tentare di trovare il proprio posto nel mondo, nonostante le difficoltà. Un tema che soprattutto i giovani d’oggi conoscono bene. Per il modo in cui è riuscito a raccontare questa storia, Luca Guadagnino ha meritato il Leone d’Argento Migliore Regia aggiudicatogli dalla Giuria Internazionale della Mostra di Venezia.


Per vedere Timothée Chalamet in versione cannibale il grande pubblico dovrà aspettare il 23 novembre 2022, data di uscita negli Stati Uniti. Considerato che, per la prima di Venezia, i pochi biglietti veramente disponibili all’acquisto erano finiti a dieci minuti dalla messa in vendita.

Sul tappeto

Timothée arriva in auto al tappeto rosso. E’ a pochi metri dall’Excelsior, ma così vuole la regola per le star più attese: che scendano dall’auto-sponsor della Mostra. Prima di farlo resta in coda, dopo Guadagnino e la Russel, aspettando il suo turno sul sedile posteriore. Finestrino oscurato tirato su, ma basta fargli cenno con la mano di abbassare e lui lo fa. Gioca e sta al gioco

Accanto a me, dall’altra parte, ci sono altri attori e vip internazionali in attesa del loro breve tempo di passaggio sul red carpet. Mi salta subito all’occhio la differenza. Sono tutti particolarmente agitati, sulle spine. I loro assistenti curano ogni minimo dettaglio e li incoraggiano fino all’ultimo istante. Tutti sentono la pressione di quei flash che, forse, appaiono più come delle enormi lenti d’ingrandimento che giudicheranno ogni particolare.

Foto di Lara Melchionda

Chalamet sembra indifferente a tutto questo. Una volta abbassato il finestrino, un ragazzo gli dice  che è grandioso. Lui l’ascolta, lo ringrazia e gli chiede da dove viene. Il ragazzo risponde: dalla California. E lui commenta: l’avevo capito dall’accento, cosa ci fai qui? Studia cinema, è venuto per il festival. Chiacchiera sereno.

Quando scende dall’auto la prima cosa che fa è andare oltre le transenne e farsi sommergere dalla gente. Non si preoccupa di lasciarsi spettinare. Nè di venir immortalato nelle foto ufficiali con le macchie di pennarelli neri per gli autografi sulla pelle delle braccia. 


Guardando questa scena, ne sono certa: non gli interessa del tappeto rosso. 


Lui è il tappeto rosso. 

Così, dopo lo sbrilluccichìo dei flash e i pianti alla fine della proiezione. Dopo essersi divertito a beneficio dei paparazzi, prima a Roma e poi a Venezia. Dopo aver un po’ esagerato con gli alcolici alla festa di Cartier. Timothée saluta l’Italia scrivendo su Instagram: “Back to Arrakis…”, torna alle riprese in corso della seconda parte di Dune.

I suoi fan vorrebbero seguirlo anche lì: è veramente palpabile l’ingordigia. Come fossimo tutti sotto effetto d’un incantesimo. Aspetteremo i suoi film in uscita il prossimo anno, Dune parte due e Wonka, per goderci ancora quel gran fenomeno di Timothée Chalamet.

a cura di
Lara Melchionda

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