“Viva Las Vengeance” per il ritorno dei Panic! At The Disco

“Viva Las Vengeance” per il ritorno dei Panic! At The Disco
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I Panic! At The Disco ritornano con un nuovo album “Viva Las Vengeance” dopo 4 anni dall’ultimo lavoro. Il nuovo album sembra cambiare direzione: fallimento o successo?

Una breve presentazione

I Panic! At The Disco sono una band nata a Las Vegas nel lontano 2005. Negli anni la band ha saputo regalare diversi sound interessanti ed estremamente riconoscibili, riscuotendo un bel successo nel mondo seppur rimanga abbastanza sottovalutata rispetto all’effettivo apporto nel panorama musicale e risulti notoriamente lontana dalla luce dei riflettori della musica mainstream.

Si possono identificare come genere in un mix tra pop punk, elettronica e indie rock. Sono attualmente scritturati per l’etichetta Fueled By Ramen, importante realtà di artisti come gli A Day To Remember, All Time Low, Paramore e Twenty One Pilots. “Viva Las Vengeance” è il settimo album in studio dei ragazzi di Las Vegas.

Copertina dell’album

Primo aspetto che salta all’occhio di un album è la sua cover, in questo caso è giusto analizzarla perché lo sforzo a realizzarla sembra essere stato minimo. Le precedenti, seppur risultando comunque semplici, sembrava esserci dietro un qualche pensiero creativo. Questa copertina poteva essere realizzata da chiunque sappia scattare una foto con un telefono, posizionando successivamente delle scritte con Paint. (si veda l’immagine a inizio pagina, ndr.)

Il mood dell’album

Welcome to Viva Las Vengeance. This is the tale about growing up in Las Vegas. It’s about love, fame, burnout and everything that happens in between.

Questa è la descrizione ufficiale fornita dalla band per spiegare cosa rappresenti questo album. Il mood trasmesso dai brani è probabilmente il più adatto per rispecchiare quelle sensazioni ed emozioni , ma non si addice alla band o almeno non da crearci attorno un album intero.

Non è presente una vera e propria smashing hit; quelle più riconducibili a tale definizione potrebbero essere “Viva Las Vengeance” o “Local God“, ma sono estremamente lontane da essere brani incisivi. Forse la stessa band ha deciso di allontanarsi dall’essere etichettati come ennesima pop band in circolazione, ma questo non significa creare un’opera ben al di sotto delle aspettative.

L’album presenta alcuni pezzi “forti” ma la maggior parte dei brani non lascia traccia, non ha un’identità. Questo album sembra voler spezzare lo stile seguito almeno negli ultimi 3 album. Se questi infatti sono stati particolarmente pop, questo esercita la vena più rock della band.

Oltre a quelle citate sono salvabili “Middle Of A Breakup” e “God Killed Rock And Roll“, le altre sono tutte tralasciabili anche se è un must ascoltarle almeno una volta sia per capire di cosa si sta parlando sia per l’aspetto vocale di ogni brano, unico aspetto positivo comune a tutte le tracce.

Ascolta l’album su Spotify.
Successo o fallimento?

Il talento vocale di Brendon Urie rimane indiscutibile, i cori e le seconde voci sono la cosa più brillante di questo album. È interessante anche la riscoperta del lato rock della band ma il risultato finale sembra più un lavoro di transizione e non all’altezza.

Nonostante la critica specializzata e il pubblico sia rimasto soddisfatto, se la gioca con “Pretty. Odd.” come album peggio riuscito. I sound sono tra l’altro simili, nonostante “Viva Las Vengeance” evidenzi almeno l’evoluzione musicale della band in questi anni di carriera.

Questo stile però non si addice a Brendon Urie e ai suoi. Provare a cambiare direzione e mutare sound può essere un’arma a doppio taglio, la sperimentazione può portare a brani “insoliti e freschi” ma rischiando d’altra parte di creare più tracce “skippabili” che altro.

Tutti gli album precedenti presentavano tracce non funzionanti, come tutti gli album, ma in una misura minore rispetto alle canzoni capaci di “rimanere in testa”. Qua sembra invertirsi la parabola e non si può che rimanere delusi. Dopo 4 anni di attesa e il buon lavoro in “Pray for the Wicked“, ci si aspettava sicuramente qualcosa di meglio. Auspichiamo sia solo una defiance momentanea e col tempo questo album abbi modo comunque di crescere nel cuore degli ascoltatori.

a cura di
Luca Montanari

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