Il Cinema Ritrovato: una notte con John Landis, Wes Anderson e Paolo Sorrentino

Il Cinema Ritrovato: una notte con John Landis, Wes Anderson e Paolo Sorrentino
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Torna “Il Cinema Ritrovato”, l’appuntamento bolognese che ha sede, come ogni anno, in Piazza Maggiore, dal 25 giugno al 10 luglio! A seguire, dall’11 luglio al 14 agosto, è prevista un’ulteriore rassegna, “Sotto le stelle del Cinema”, ricca di ospiti e titoli interessanti.
Sotto le stelle, nell’incantevole cornice bolognese, è proiettato ogni sera un vecchio film, che ha contribuito a render grande la Storia del Cinema. Gli ospiti illustri di questa 36a Edizione? John Landis, Wes Anderson e Paolo Sorrentino, che noi di The Soundcheck abbiamo avuto la fortuna di ascoltare dal vivo! 

Bologna, 3 Luglio 2022.
Cinema Ritrovato, ore 21:45.

Piazza Maggiore, gremita di gente. 

Tutt’intorno, nel caldo afoso di inizio luglio, si leva alto, sopra i tetti delle case, un gran vociare, mentre cresce velocemente quell’attesa trepidante che è solita precedere un prodigium.
Che è solita accompagnare eventi come questi, dove la gente più disparata accorre: cinefili da ogni dove, giornalisti, critici cinematografici, studenti in vacanza, e qualche turista curioso, giunto per caso, attirato da tanto clamore. 

La folla è ovunque.
I posti al centro della piazza sono tutti occupati. Alcuni condividono le sedie, stringendosi un po’, altri se le portano da casa, o le chiedono in prestito ai bar vicini.

Le persone sono ovunque: distese per terra sui teli, seduti sulle gradinate dei portici che costeggiano la piazza, o su quelle di San Petronio. I più sfortunati rimangono addirittura in piedi, ansiosi di assistere all’evento. 

In questa splendida cornice cittadina, in mezzo alla calca accaldata, tra le chiacchiere e le risate, gli sbuffi e i sospiri, Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna e tra i maggiori esperti di restauro cinematografico, sale sul palco, annunciando finalmente il tanto atteso ospite della serata… 

“The Blues Brothers” al Cinema Ritrovato 2022
1. … John Landis…

Un regista che non ha bisogno di presentazioni, autore di innumerevoli successi.
“Animal House”, “The Blues Brothers” e “Una poltrona per due” sono solo alcuni dei tanti film che lo hanno reso celebre, agli occhi del grande pubblico. 

Riguardo al suo massimo capolavoro, “The Blues Brothers”, che dire? 

Il film, i cui costi superarono ben presto i 27 milioni di dollari a causa degli numerosi ritardi accumulati in fase di realizzazione (10 in più, rispetto alla somma inizialmente messa a disposizione dalla Universal), ha come protagonisti Dan Aykroyd e John Belushi, i Blues Brothers. Dai primi sketch del loro esordio, passando per il “Saturday Night Live”, al loro doppio disco di platino “Briefcase Full of Blues”, nel 1978, fino all’approdo sul grande schermo, avvenuto nel 1980.

Un duo irresistibile ed esilarante, capace di far ridere, ballare e divertire numerose generazioni, al ritmo frenetico del proprio blues!

Farinelli: “ «Siamo in missione per conto di Dio». La prima domanda è, ovviamente, come hai ideato quella battuta che ha fatto la storia del Cinema?”

Landis:”Negli anni ‘70, nel 1979, Dan Aykroyd, John Belushi ed io amavamo moltissimo la musica blues, ma quella che andava maggiormente era quella disco. Si sentivano dappertutto solo ABBA e i Bee Gees.
Non c’era assolutamente spazio per James Brown, Aretha Franklin, B.B. King, personaggi di grandissima caratura a livello musicale.

Per questo motivo Dan Aykroyd e John Belushi erano molto dispiaciuti, così decisero di mettere su un duo a Toronto in cui cantavano loro! Indossavano semplicemente un paio di occhiali da sole e un cappello nero.
Niente di più. Diventarono un po’ due personaggi!

In quel periodo conobbero anche Carrie Fisher, che stava uscendo con Dan Aykroyd, la quale rimase molto affascinata dal loro progetto, entrandovi a far parte. In quegli anni, la Fisher era la presentatrice del “Saturday Night Live”, e fu proprio lei a proporre ai produttori di ospitarli nel programma.

Al rifiuto di quest’ultimi, la risposta lapidaria dell’attrice non lasciò loro possibilità di scelta: «Allora io non presento il Saturday Night Live». 

Il trampolino di Animal House

“Quando abbiamo scritto Animal House, i personaggi principali del film erano stati pensati assolutamente per Belushi e Aykroyd. I miei sceneggiatori erano tutte persone che si conoscevano e lavoravano insieme, in parte anche al “Saturday Night Live”. Sapevano, dunque, su che personaggi stavano lavorando.

Quando io ho portato finalmente la sceneggiatura agli studi di produzione, mi sono sentito dire: “Ehi, questi personaggi ricordano John Belushi e Dan Aykroyd! Dobbiamo avere assolutamente loro!”.
E così mi sono ritrovato a poter ingaggiare esattamente gli attori che volevo. 

In realtà c’è stato qualche problema di casting e mi è toccato ripiegare su Donald Sutherland, che ho dovuto chiamare dicendo: «Devi essere qua in due giorni sennò non si fa il film».
E poi invece il film lo abbiamo fatto!”. 

L’inizio della Fortuna 

“Mi sono recato a NY e poi a Toronto, per cercare di convincere John e Dan a fare questo film (Animal House). Contemporaneamente loro mi hanno chiesto se io avessi visto ogni tanto le loro performance musicali.

Mi hanno costretto a stipulare con la Universal una sorta di patto, il cosiddetto “Development Deal”. L’accordo era il seguente: se l’Universal avesse promesso di realizzare un film su “The Blues Brothers”, su di loro come coppia musicale, loro avrebbero partecipato ad Animal House.
L’Universal ha detto: «Ok, non sappiamo di cosa state parlando, ma ci interessa fare l’altro film, quindi va bene».

In realtà questo “Development Deal” non significava niente, ma abbiamo fatto “Animal House”.
Dopodiché loro sono tornati a lavorare al “Saturday Night Live”, ormai famosissimi, tanto che Steve Martin ha pensato di farli esibire come coppia musicale. Così John e Dan hanno fatto la loro performance come “The Blues Brothers”, che è stata un grandissimo successo.
Steve Martin ha poi spianato loro un po’ la strada, presentandoli, quell’anno, all’Universal Amphitheatre, un teatro immenso di Los Angeles.

Quello è stato l’inizio.

“Briefcase Full of Blues”

“Ad un certo punto però con John e Dan ci siamo guardati e abbiamo detto: «Iniziamo a fare le cose sul serio».

Per realizzare il film, abbiamo iniziato a mettere su una band fantastica. Ci sono dei personaggi – che sono quelli che vedrete nel film – tra i quali Steve Cropper e Duck Dunn, che hanno scritto musiche e canzoni per artisti come Otis Redding. Una band, quindi, davvero strepitosa!

Prima di passare all’effettiva realizzazione del film, si è pensato di registrare un album, il cui produttore è Bob Tischler dell’Atlantic Records (quello che si presenta a fine film proponendo ai due fratelli di incidere un disco).

L’album si chiama “Briefcase Full of Blues”.

Il Film 

“Il disco ebbe un successo incredibile e – chissà come mai – l’Universal a quel punto si svegliò e disse: «Ma io con questi due avevo un accordo!».
Avevano sottomano l’attore più famoso del momento, John Belushi, uno degli attori del Saturday Night Live, Dan Aykroyd, e uno dei dischi più celebri del tempo.
E in teoria avevano un accordo con loro!

Si dissero quindi: «Mah, forse è il caso di realizzarlo, questo film». A quel punto John e Dan risposero: «Cosa?? Noi abbiamo fatto un accordo? Ah. Ok. Allora forse è caso di fare una sceneggiatura!».
Insomma, chiesero a Dan Aykroyd di realizzare un film che potesse sbarcare in sala per quell’agosto. 

Due volte mi è capitato di realizzare un film la cui uscita era prevista ad agosto, il mese dove escono le pellicole principali negli USA. 

Tutte e due le volte avevo pochissimo tempo per girarli, ma sapevo che dicendo di no avrei sprecato un’occasione. Se invece dicevo di sì saremmo andati in produzione: in altre parole si poteva partire a fare il film!
Non c’erano problemi di soldi e si poteva fare qualsiasi cosa perché il budget c’era, data l’intenzione della Universal di realizzare la pellicola.

E così partimmo con “The Blues Brothers”. Ogni tanto arrivava qualcuno a chiedermi informazioni e io rispondevo: «Non lo so, c’è un budget enorme!».

Per quanto riguarda la sceneggiatura, la doveva scrivere Dan Aykroyd, che non ne aveva mai realizzata una. Così lui scrisse la sua storia, un tomo di circa 400 pagine, che rilegò con la copertina delle Pagine Gialle e consegnò alla produzione, la quale la guardò e disse: «Ma noi non possiamo fare un film su ogni membro della band».

Mi proposero quindi di realizzare la sceneggiatura, che rimbalzò avanti e indietro diverse volte mentre giravamo, più volte riadattata e modificata.
E così nacque il film. 

We’re on a mission from God

“Per arrivare alla risposta alla domanda di Gian Luca, Dan era un vero appassionato della musica nera americana e ci teneva tantissimo a inserirla e sottolinearla il più possibile.
Lui e John avevano il grandissimo vantaggio di essere due star. Così Dan, per cercare di dare più notorietà alla musica afroamericana, riuscì a coinvolgere artisti importantissimi, come Ray Charles e Aretha Franklin.
Tutti gli chiedevano come ci riuscisse, ma per lui era facile, perché lui e John erano gli attori del momento, delle super star. 

Questa era l’intenzione di Dan. 

«We’re on a mission from God.», questo è quello che ho aggiunto io, trasformando la volontà di Dan in una sceneggiatura. 

Un film fantastico 

Purtroppo in quel periodo John Belushi era già devastato dalle droghe e dall’alcool.
Il film è pieno di momenti brillantissimi di John, ma la sua resa era al 50%, perché era già consumato dalla sua dipendenza. 

Ad ogni modo, il film realizzato è incredibile, ed è stata un’esperienza fantastica! 

Ciò che dovete tenere presente – aggiungo – è che nulla di tutto questo è stato realizzato con l’utilizzo di effetti speciali. A parte due piccole scene, tutto il resto è stato girato realmente, come la scena delle macchine che si inseguono per le strade di Chicago.

Ma abbiamo parlato fin troppo, buon film e buona visione.”. 

2. …Wes Anderson…

La sera dopo tocca a Wes Anderson, con la sua breve introduzione a “The Last Picture Show”, il film di Peter Bogdanovich, un importante regista degli anni ’70. La pellicola, uno dei capolavori del regista, è tratta dall’omonimo libro di Larry McMurtry e racconta della giovinezza di un gruppo di adolescenti di Anarene, città immaginaria del Texas, prima dello scoppio della guerra in Corea.

Girato in bianco e nero sotto consiglio di Orson Welles, uscì in un periodo di forte crisi per il Cinema e ottenne un successo incredibile, incassando 29 milioni di dollari. Una cifra esorbitante rispetto a quella spesa per la sua realizzazione, che si aggirava attorno agli 1.3 millioni! 

Tema portante del film è la giovinezza spensierata dei protagonisti, destinata a terminare bruscamente con il sopraggiungere di alcuni eventi (la morte, la guerra, l’amore), che segneranno la fine di quel periodo sospeso che è l’adolescenza e l’entrata inevitabile nell’età adulta. 

“The Last Picture Show” al Cinema Ritrovato 2022
Tuoni, fulmini e saette 

Attorno alle 18:30, la Piazza inizia ad animarsi.
Nonostante l’arrivo del regista sia previsto per un paio di ore più tardi, infatti, i fan più accaniti iniziano lentamente a prendere posto, riversandosi in Piazza Maggiore per accaparrarsi le sedie migliori.

Poi, l’inevitabile imprevisto: il classico temporalone estivo, con tuoni, lampi e nuvoloni neri, destinato a dissolversi, senza lasciar traccia, dopo una buona mezz’ora d’acqua che nemmeno il Diluvio Universale! 

Postcard della serata: un ragazzo rimane seduto in solitaria, sotto la pioggia, esposto alle intemperie, unico emblema della stoica resistenza di noi cinefili.
Vero atto d’amore rivolto al Cinema d’autore e ad uno dei registi più importanti e rivoluzionari dei nostri tempi: Wes Anderson. 

Il quale, d’altro canto, rimane come folgorato da questa immagine e decide di aprire il suo discorso così: “È fantastico essere qui, ed è fantastico il fatto che siate stati quasi fulminati per vedere un film!
Dovrebbe essere sempre così
!”. 

Piazza Maggiore, ore 21:45 – Il discorso di Wes 

“La prima volta che ho visto “The Last Picture Show” è stato in Texas. Subito dopo, io e un mio vecchio amico siamo andati a fare un giro in macchina su un’Alfa Romeo ed è successo di tutto! 

In realtà il viaggio era abbastanza lungo, dovevamo metterci 5 ore.
Avevamo pianificato e previsto di arrivare ad Archer City attorno alle quattro di notte, ma mentre guidavamo c’era questo cielo incredibile e ci siamo fermati ad ammirarlo. Poi abbiamo avuto un problema all’Alfa Romeo e ci siamo trovati a camminare per delle ore, tra sterpaglie e serpenti, prima di raggiungere un posto dove riparare l’auto. 

In realtà il film aveva avuto un impatto tale su di noi che non avevamo nemmeno scelto di andare ad Archer City, ci era sembrata l’unica soluzione possibile.

Un omaggio a Peter Bogdanovich

Cinque anni dopo ero in Texas a girare il mio primo film, e ho incontrato Polly Platt, la produttrice di “The Last Picture Show” e di “Paper Moon” (l’altro film di Peter Bogdanovich). Polly mi ha presentato a Peter, che all’epoca era già il suo ex marito. 

Per 25 anni siamo stati grandi amici, cenando spesso insieme. Io e Noah Baumbach abbiamo frequentato molto Peter, che ci ha insegnato tutto quello che sappiamo sul Cinema, e abbiamo ascoltato i suoi consigli, seguendoli più volte per la realizzazione dei nostri film. 

Peter è stato anche un grande storico e critico. Il suo modo di assorbire quelle migliaia di film che ha visto e rivisto era anche dovuto al fatto che ha scritto moltissimi libri e intervistato moltissimi registi. Anche in questo modo assorbiva il Cinema, tra la pagina scritta e lo schermo. 

Questi registi non li ha solo intervistati, ma proprio cercati. Sto parlando di John Ford, McCarey, ovviamente Orson Welles e molti altri ancora. 

Se non avete mai visto questo film, credo che questa sia una serata molto importante per voi.
E se non avete mai letto i suoi libri, beh, ecco, credo che lo farete in futuro!”

The Last Picture Show 

Archer City forse è un po’ troppo lontana da Bologna. Lo era anche da Austin, la città in cui noi abbiamo visto il film, soprattutto perché guidavo io!
Ma credo che possiate trovare anche voi una vostra forma di pellegrinaggio dopo aver visto questo film, che è sicuramente uno dei capolavori – se non Il Capolavoro – di Bogdanovich. 

Posso dirvi senza alcun dubbio che Peter avrebbe amato essere qui stasera e vedervi tutti lo avrebbe reso molto felice.” 

3. …e Sorrentino

L’ultimo regista che ho avuto l’onore di ascoltare è Paolo Sorrentino, uno dei registi italiani più celebri, anche a livello internazionale.
Sorrentino apre la serata presentando una delle pellicole che lo hanno consacrato, “Il Divo”, il film su Giulio Andreotti che ha fatto un gran parlare di sé – e, al contempo, discutere molto!- al momento della sua prima uscita, nel lontano 2008. 

Il Divo

Farinelli: “Come presentarlo? Ci ha fatto conoscere l’uomo in più, Jep Gambardella, il Giovane Papa e Fabietto Schisa. Vedere, come mai avremmo immaginato, Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, Sean Penn, Maradona, Jane Fonda, Frances McDormand e Michael Caine.

Vincitore di un Golden Globe, quattro European Film Awards, un Premio BAFTA, otto David di Donatello e otto Nastri d’Argento. Sei volte in concorso a Cannes, aggiudicandosi il Premio della Giuria per “Il Divo”, nonché vincitore, nel 2014, del Golden Globe e del Premio Oscar per il “Miglior Film il lingua straniera”, con “La grande bellezza”.

È il più premiato regista internazionale della sua generazione, che ci ha insegnato, nel suo ultimo film, che non dobbiamo disunirci: Paolo Sorrentino! 

Paolo, la prima domanda che ti pongo è come hai fatto a realizzare questo film. Un film su un politico ancora in vita, per la prima volta nel nostro Paese. Sul Divo Giulio, che tutto poteva!
Non dev’essere stata un’impresa semplice. Come ci sei riuscito? Devi aver avuto anche parecchio coraggio, per realizzare un film così.”

Sorrentino: “Coraggio, non tanto. Incoscienza – direi invece.

Ero più giovane, ormai sono passati tanti anni. Sono contento che venga proiettato “Il Divo”, perché è di gran lunga il film migliore che ho realizzato.
E dato che c’era così tanta gente ho pensato: «Facciamo vedere Il Gioiello di famiglia».

È film compiuto.
Riuscito, secondo me – anche se è strano che io parli bene di un mio film! -, partendo da un’idea stravagante: quella di realizzare un’opera rock su un uomo che è all’antitesi del rock, perché Andreotti era un politico molto paludato e polveroso, come molti notabili della DC dell’epoca.
Questa contrapposizione era un’idea un po’ strampalata, che però si è rivelata funzionale e funzionante per il film.” 

I percorsi accidentati

“Tutti i film hanno percorsi accidentati, ogni pellicola è una sorta di prototipo complicato da realizzare. Questo, sì, un po’ più degli altri, perché preoccupava Andreotti – com’è giusto che sia, perché era un film su una persona che a quell’epoca era viva e che è stata inseguita per anni da leggende e dicerie.
Andreotti aveva paura che tutto questo potesse essere messo in scena.

Poi il film si fonda su un grande equivoco: sia lui, sia i famigliari lo hanno interpretato come un film contro di lui, mentre nelle mie intenzioni era un grande omaggio ad Andreotti e alle sue capacità.
Non tanto a quelle politiche, ma a quella sua destrezza nello stare al mondo, che era qualcosa di incredibile, per me.
Ed il motivo per il quale ho fatto il film.”

“Ho letto che hai anche incontrato Andreotti due volte”

“Sì, l’ho incontrato due volte. La prima per tre ore, dove ha parlato sempre lui, e di nulla!
Da quelle tre ore trassi un elemento presente nel film: per una ventina di minuti si era lamentato del prezzo della luce e delle bollette, ed infatti c’è una scena in cui spegne continuamente le luci nelle stanze.

L’unica cosa che mi è servita, delle tre ore di incontro.”

La sceneggiatura

Ho scritto “Il Divo” da solo, ma mi fu preziosissima la collaborazione di un giornalista e amico ormai scomparso, Beppe D’Avanzo. Fu assieme a lui che incontrai Andreotti. 

Prima di scrivere la sceneggiatura trascorsi un anno a documentarmi su di lui: il lavoro sulla sua attività politica e pubblica era molto meticoloso, mentre quello sulla sfera privata era “invenzione”, perché era molto complicato conoscere la sua vita privata.
Quando Andreotti vide il film disse che ero molto documentato su quest’ultima e totalmente disinformato su quella pubblica… e invece era l’opposto!”

“Reagì male quando lo vide la prima volta?”

“Sì… .
Non reagì bene, ma d’altronde si tende a reagir male su un film su di sé fatto da qualcun altro.
Le persone che reagiscono male ad un film sono gli scrittori, quelle di cui si parla nel film, e, in terza battuta, i critici cinematografici.”

La re-invenzione del genere di inchiesta 

“Quando dico che è un miracolo che questa pellicola sia riuscita mi riferisco al fatto che, pur avendo un’ossatura molto conosciuta (la storia di Andreotti), “Il Divo” non ha una struttura narrativa particolarmente importante, ma che si basa quasi esclusivamente sulle invenzioni di regia.
Per questo ne vado così orgoglioso! Facendo il regista, sono molto fiero di queste ultime. 

Ha una colonna sonora rock, perché è un’opera rock, alternata con la musica classica.

Inoltre è un film che parte dalla tradizione del gran Cinema politico di Petri e di Rosi, ma che poi se ne discosta completamente poiché si concentra sull’insondabilità psicologica di questo essere umano che era Giulio Andreotti.
E’ un film che parte dalla politica, la quale funge solo da sfondo – da pretesto -, ma si concentra su questa meravigliosa capacità di Andreotti di adattarsi al mondo e di essere, a modo suo, molto serio.”

La seriosità di Andreotti

…balza agli occhi, confrontandolo con i politici di oggi.
La politica attuale risulta in netto contrasto con quella di un tempo, che, anche in alcune manifestazioni deteriori, era, in fondo, sempre popolata da uomini che avevano una loro profonda serietà.

Le tematiche del Film 

È un film sul Potere, e su molte cose che ora non ricordo… se mi interrogavi quattordici anni fa ero bravissimo!

È un film sull’Incarnazione del Potere e su un un uomo che è stato il precursore di molti comportamenti che si vedono oggi. Il primo politico, forse, ad avere un rapporto con lo spettacolo, con la televisione.

Berlusconi l’ha poi decisamente superato, ma Andreotti era un uomo che scriveva bestseller, che andava allo stadio, alle corse dei cavalli e sapeva relazionarsi con le telecamere, seppur sempre dentro questo suo aplomb pieno di sarcasmo e di finta indifferenza.

Toni Servillo nei panni di Giulio Andreotti 

“Feci vedere solo un filmato a Toni Servillo, e questo video ha funto da linea guida per l’intera costruzione del personaggio.

Servillo, infatti, non voleva vedere nulla di Andreotti, ma lo costrinsi a vedere quel video, dove il Divo camminava all’indietro, allontanandosi da una cricca di giornalisti. Scivolando, quasi come su delle pattine.
Quasi come un pattinatore.
È un’immagine che abbiamo cercato di riprodurre, ma devo ammettere che il vero Andreotti camminava all’indietro molto meglio di Servillo! 

Riporto infine un ultimo aneddoto.
Per quanto mi riguarda, ero molto affascinato da questo personaggio e avevo letto, tempo prima, un dettaglio che poi riscontrai quando lo incontrai. Quando Andreotti ti ascoltava (molto raramente, a dire il vero, perché parlava sempre lui per anticipare eventuali domande che non gli interessavano o lo infastidivano), non guardava l’interlocutore ma lo faceva con gli occhi chiusi. 

Questo dettaglio è stata la miccia per la costruzione del personaggio.”

I prossimi appuntamenti 

Anche per quest’anno il Cinema Ritrovato si è concluso, ma ogni sera fino al 14 agosto, sotto le stelle di Piazza Maggiore, potrete assistere gratuitamente a tante altre celebri proiezioni, che sapranno sicuramente distrarvi dall’afa e dal caldo cittadino! 

Gli appuntamenti consigliati dalla nostra Redazione? 

Dopo la rassegna dedicata a Pier Paolo Pasolini (di cui, quest’anno, ricorre il centenario), terminata proprio in questi giorni, il 10, l’11 e il 12 agosto verranno proiettati alcuni film di Woody Allen (“Broadway Danny Rose”, “La rosa purpurea del Cairo” e “Radio Days“). 

A conclusione dell’intera stagione, invece, ecco l’appuntamento a cui non potete proprio mancare!
Sabato 13 agosto, in Piazza Maggiore, uno dei capolavori di Stanley Kubrick: “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”. 

Dal Cinema Ritrovato è tutto, ci vediamo l’anno prossimo! 

Il Cinema Ritrovato 2022

a cura di
Maria Chiara Conforti

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