Cosa sta succedendo a Netflix

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Da oltre un mese la piattaforma streaming più diffusa e famosa del mondo si trova nella scomoda situazione di dover affrontare, per la prima volta dalla fondazione, un forte calo di abbonati.

Nel primo trimestre del 2022, la società americana ha perso infatti circa 200mila abbonati. In questi 10 anni di vita, è la prima volta che a Los Gatos devono fare i conti con una diminuzione, anziché un incremento, nel numero di abbonamenti.

Non solo, anche i numeri in borsa non solo eccelsi. A fine aprile, il valore delle azioni della società è calato di circa un terzo, mentre gli scambi sono calati del 25%. Numeri sicuramente preoccupanti, anche se non catastrofici.

I motivi di questi improvvisi (?) problemi sono diversi, e non tutti dipendono direttamente dalle azioni di Netflix o dalle sue politiche sui prezzi. Proviamo ad analizzarli.

Aumento dei prezzi

Può ovviamente risultare banale e scontato, ma una delle cause del calo di abbonati risiede nell’aumento dei prezzi. Ad ottobre 2021, le tariffe mensili europee si sono alzate non di poco. Se quella base è rimasta invariata al prezzo di 9,99 €, la standard e la premium sono passate rispettivamente da 10,99 € a 12,99 € e da 11,99 a 17,99 €.

In Nord America (USA e Canada), Netflix ha alzato i prezzi per ben sei volte negli ultimi sette anni. Gli ultimi incrementi sono lievi ma significativi (+1 $ per la tariffa base, +1,5 $ per la standard e +2$ per la premium), se si pensa che il prezzo della tariffa premium è quasi raddoppiato dal 2013 ad oggi (da 11,99 $ a 19,99 $).

Il boom di iscrizioni dovuto alla pandemia e ai relativi lockdown ha ormai perso effetto. Sempre più persone, libere dai vincoli appena citati, stanno rinunciando al servizio.

Un’altra causa di aumento dei prezzi dipende dall’annosa questione degli account condivisi, che Netflix ha sempre sempre visto come un grosso problema. A Los Gatos hanno infatti deciso di iniziare una sorta di test di rincaro su questo tipo di abbonamenti. Per ora limitato solo a Perù, Cile e Costa Rica, il piano prevede di aumentare le tariffe per coloro che, dopo verifiche tramite geolocalizzazione, avranno un account collegato al di fuori dell’abitazione.

Concorrenza

Anche se Netflix ha fatto da capofila nell’innovazione nel campo delle piattaforme streaming, ciò non toglie che la concorrenza sia, ad oggi, decisamente agguerrita.

È pur vero che Netflix rimane la piattaforma con più iscritti al mondo (circa 220 milioni), non si possono ignorare le crescite esponenziali di Amazon Prime Video e Disney+. La piattaforma di Jeff Bezos è in continua crescita. Gli utenti Prime in tutto il mondo toccato i 200 milioni, e di questi, 117 milioni usufruiscono dei servizi di Amazon Prime Video. Le previsioni di Amazon, sono quelle di toccare i 180 milioni di iscritti nel 2026.

Numeri simili per Disney+, che assesta il numero di iscritti intorno ai 130 milioni. È proprio il colosso Disney a spaventare maggiormente Netflix. Disney+ infatti è solo una delle piattaforme del gruppo, che con le recenti acquisizioni di Hulu e ESPN Plus arriva a più di 200 milioni di utenti in tutto il mondo.

C’è però un dato ben più importante delle sottoscrizioni: il prezzo. Sia Amazon Prime Video che Disney+ costano infatti meno di Netflix. Negli Stati Uniti le tariffe mensili di Amazon (14,99 $, 7,49 $ per gli studenti) e Disney+ (7,99 $) sono decisamente inferiori a quelle di Netflix.

Sul mercato delle piattaforme streaming stanno inoltre per sbarcare con prepotenza anche HBO Max, che da maggio 2020 ha già raggiunto 70 milioni di iscritti, Paramount+, Discovery+, Apple TV e Peacock. Nello spietato mercato dello streaming (tenendo da parte gli streaming sportivi e musicali), Netflix non è più sola, e di conseguenza non è più la prima/unica opzione per gli utenti.

Pacchetti low cost, pubblicità e futuro

Per contrastare l’esodo di abbonati, Netflix sta pensando di inserire nella propria offerta un abbonamento low cost comprensivo di pubblicità. Questa è la mossa che Reed Hastings e Ted Sarandos (i due CEO dell’azienda) stanno pensando per recuperare una fetta degli utenti persi.

Per stessa ammissione di Hastings e Sarandos, però, le previsioni nell’immediato non sembrano positive. Netflix si aspetta infatti di perdere circa 2 milioni di abbonati nel trimestre corrente. Questi sono numeri che, se si confermeranno, segneranno l’apertura di una vera e propria crisi per il colosso dello streaming.

Per evitare di diventare “vecchia” anche agli occhi delle nuove generazioni, Netflix ha bisogno di diversificare i propri investimenti e la propria offerta, così come fanno Amazon e Disney. Infatti, come già fatto da Disney, anche Netflix ha intenzione di sbarcare a breve nel mercato del gaming, per puntare ad un nuovo target di utenti.

Nel frenetico e mai immobile mercato dei servizi digitali, un colosso come Netflix non può e non deve dormire sonni tranquilli, mantenendosi, come ogni grande azienda che si rispetti, attenta ai trend di mercato e ai gusti degli utenti. Se e come saprà farlo, lo scopriremo solo con il tempo.

A cura di
Simone Stefanini

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