“Animali Fantastici: i Segreti di Silente” – Lettera di due fan deluse

“Animali Fantastici: i Segreti di Silente” – Lettera di due fan deluse
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Alla regia, il solito David Yates dirige “Animali Fantastici: i Segreti di Silente”, il terzo capitolo della sfortunata – e parecchio discussa – omonima saga, che narra dello scontro tra un giovane Albus Silente e il famigerato Gellert Grindelwald. 
Sfoderate le bacchette! Dal 13 aprile tornano al Cinema Eddie Redmayne, Jude Law, Dan Fogler, Ezra Miller e Alison Sudol, a cui si aggiunge un Mads Mikkelsen in splendida forma. 
Angelica e Maria Chiara, da vere Potterheads, hanno visionato la pellicola, e ne parlano qui, su “The Soundcheck”, in un articolo a quattro mani. 

“Animali Fantastici: i Segreti di Silente”, in Sala dal 13 aprile.

Cara Warner, caro Yates, cara Rowling. Caro chiunque si occupi di questa monnezza di saga – se così la si può definire. 
Una domanda ci frulla in testa. 
Perché? 

Perché prendere un buon prodotto, sulla carta già preconfezionato, a cui non si doveva, per forza, aggiungere chissà che, per poi -bam! – farlo a pezzi?
Come rovinare, agli occhi dei fan, una trama già scritta, rendendola confusa e senza senso? 

Perché, potendo disporre di personaggi già noti, interessanti e complessi, mutare questi ultimi in pressoché inutili macchiette, totalmente prive di un apparente scopo nella vita? Se non quello, s’intende, di girovagare per il mondo, tutti assieme appassionatamente, con una valigetta piena di bizzarre creature magiche con cui – lo ricordiamo – nessun Babbano dovrebbe entrare in contatto, per intralciare i piani di un famigerato mago oscuro. 

Sarebbe bastato davvero poco. Datemi una buona regia, un copione minimamente pensato e un montaggio ai limiti della decenza: chiunque avrebbe saputo fare di meglio.

E invece voi, come al solito, non avete disatteso le nostre più rosee aspettative, regalandoci l’ennesimo film insipido e dimenticabile, che ancora una volta, nonostante qualche scena divertente, fa della mediocrità il suo marchio di fabbrica.

Parliamoci chiaro, i colpi di genio non vi sono sicuramente mancati. 
Perché tra Babbani in possesso di bacchette magiche non funzionanti, una trama intricata e senza senso, che rivaleggia, per inutilità e bruttezza, con “Il risveglio della Forza”, e un Credence spacca tutto, impegnato, nel tempo libero, in un’assidua corrispondenza speculare padre-figlio, a questo film non sembra proprio mancare nulla. 

Aggiungiamoci poi il nuovo look sfoggiato da Grindelwald e un Albus Silente in preda a magiche palpitazioni (e, in veneranda età – oserei dire – alla demenza senile, data la sua interessante dimenticanza della Stanza della Necessità): la ciliegina sulla torta. 

Un lavoro egregio, se per egregio s’intende un film piuttosto piatto e monocorde, il cui senso degli eventi (e delle dinamiche che vi sono dietro) sfugge tanto a Grindelwald quanto ai disorientati spettatori.
Ma, d’altronde, perché non giustificare un copione mal scritto con un ingegnoso espediente: confondiamo il mago oscuro, che tutto può vedere. Ogni follia, ogni buco di trama, ogni scelta illogica e insensata compiuta dai personaggi sparirà così di colpo, e tutto acquisterà finalmente un senso. Un vero lampo di genio!

Suggeriamo, inoltre, a Casa Disney, d’intentare una causa milionaria per quella che sembra essere, a tutti gli effetti, l’inedita versione harrypottiana di Bambi. Potrebbe fare la sua fortuna! 

Nonostante la presenza di tutte queste piccole perle, disseminate qua e là da Rowling&co, “Animali Fantastici: i Segreti di Silente” presenta, senz’ombra di dubbio, non pochi problemi, che saremo ben felici di riportare alla vostra attenzione, qui a seguito. 

Di cosa parla questo nuovo capitolo (senza spoiler)

“Animali Fantastici – I segreti di Silente” è un film con una trama semplice, anzi direi proprio elementare. 

La narrazione è pilotata da avvenimenti casuali che non hanno logicità nel loro insieme, ma partiamo con ordine.

Il film inizia con l’incontro tanto atteso tra Silente (Jude Law) e Grindelwald (Mads Mikkelsen), un face to face che non vi lascerà delusi. 

Silente sa che il potente mago oscuro Grindelwald vuole conquistare il mondo magico, ma è impossibilitato a fermarlo, per via del patto di sangue stipulato quando erano giovani ed innamorati (almeno il nostro Silente).

Affida così il compito di arrestare l’ascesa al potere ad un singolare team composta da: Newt Scamander (interpretato da Eddie Redmayne) suo fratello Theseus, la strega Eulalie Hicks, il mago franco-senegalese Yusuf Kama, l’assistente di Newt Bunty Broadacre e “l’utilissimo” babbano, Jacob Kowalski.

Organizzata la stravagante e magica squadra, inizia un’ avventura in varie location magiche, come la Confederazione Internazionale dei Maghi, situata a Berlino, o il Bhutan. Tutto ciò per impedire che Grindelwald e i suoi seguaci (compreso il depresso Credence e la confusa Queenie) conquistino il potere.

La trama, come ho detto, non è molto complicata, anzi gli avvenimenti importanti si potevano riassumere in dieci minuti. “Animali Fantastici: i Segreti di Silente” è un film di transizione, che serve per far arrivare all’agognato scontro, che probabilmente avverrà nel prossimo film. La narrazione, ricca di continui retcon, per tappare i buchi del secondo film, non è sicuramente il punto forte di questo film.  

I Personaggi 

Un altro problema rilevante del film sono i personaggi.
Ce ne sono davvero troppi, la maggior parte dei quali gioca un ruolo tutt’altro che fondamentale in “Animali Fantastici: i Segreti di Silente”.

Basti pensare, ad esempio, a Jacob, la mascotte babbana del gruppo, che ormai conosce tutto del mondo magico (nonostante ciò sia proibito) e che riesce, il più delle volte, a strapparci una risata con la sua simpatia. Ma in quanto ad utilità, che dire? La sua presenza non risulta essere mai decisiva.
Lo stesso si può dire di Newt, senza il quale la componente animale del film godrebbe sicuramente di minor minutaggio, senza però portare a particolari scompensi, o a mancanze ulteriori, a livello di trama.

Sono inseriti, inoltre, numerosi nuovi personaggi, che però non aggiungono nulla alla storia, che risulta, per tutta la durata della pellicola, statica e priva di un’efficace colonna portante narrativa.
Perdiamo, in compenso, due figure – a mio avviso- davvero molto interessanti, sulle quali sarebbe forse valsa la pena concentrarsi ulteriormente: Leta Lestrange, il grande amore dei fratelli Scamander (che sembrano averla già dimenticata), e Nagini, la Maledictus che in futuro diverrà compagna fedele e Horcrux di Voldemort. 

Ad ogni modo, invece di allungare inutilmente il brodo, sarebbe stato sufficiente concentrarsi su quei tre o quattro personaggi chiave di questa nuova saga: Silente, Grindelwald, Aberforth e Ariana. Con un’analisi più intima e profonda, sarebbe bastato scavare a fondo nel loro passato e mostrare al pubblico i legami che realmente intercorrono tra di loro, non la versione patinata di essi! 

I Fratelli Silente
I Segreti di Silente 

Questa è forse una delle uniche note positive del film, che mi ha parzialmente appagata

Come ho già anticipato, da purista harrypottiana qual sono, non sono rimasta del tutto soddisfatta per come è stata posta questa questione, che risulta centrale non solo in questa saga, ma anche per tutto il settimo libro (“Harry Potter e i Doni della Morte”).

Tuttavia, per come si erano messe le cose, temevo che la vicenda della Famiglia Silente sarebbe stata tralasciata completamente, per concentrarsi esclusivamente sul rapporto tra Albus e Grindelwald. Rapporto di cui, a onor del vero, non si può parlare senza menzionare Ariana. 

Chi è dunque Ariana? 

Ariana è il peggior rimorso di Silente. Un fantasma, un ricordo che tormenterà Albus fino alla fine dei suoi giorni. Ariana è la sorella minore, morta in giovane età durante un’accesa lite tra i due fratelli e Grindelwald. A causa sua (e non del Patto di Sangue stipulato nel film) Albus ritarderà il confronto finale con il potente mago oscuro, finché le circostanze non lo renderanno inevitabile. 

«[…] Ma mentre io mi occupavo di istruire giovani maghi, Grindelwald radunava un esercito. Dicono che mi temesse e forse è così, ma meno, credo, di quanto io temevo lui.
«Oh, non la morte» aggiunse in risposta allo sguardo interrogativo di Harry. «Non quello che poteva farmi con la magia. Sapevo che eravamo pari, forse io ero persino un po’ più abile. Era la verità che temevo. Capisci, non avevo mai saputo chi di noi, in quell’ultimo, tremendo duello, avesse scagliato la maledizione che uccise mia sorella. Potresti chiamarmi codardo: avresti ragione. Harry, io temevo più di ogni altra cosa la consapevolezza di essere stato io a provocare la sua morte, non solo con la mia arroganza e stupidità, ma di aver fisicamente sferrato il colpo che spense la sua vita.
«Credo che lui lo sapesse, credo che lui sapesse che cosa mi spaventava. Rimandai l’incontro fino al momento in cui sarebbe stato troppo disonorevole resistere ancora. La gente moriva e lui sembrava inarrestabile, e io dovetti fare quello che potevo.
«Be’, sai che cosa accadde. Io vinsi il duello. Io conquistai la Bacchetta».
Un’altra pausa. Harry non gli chiese se avesse mai scoperto chi aveva ucciso Ariana. Non voleva saperlo e ancora meno voleva costringere Silente a dirglielo. Finalmente capì che cosa vedeva Silente quando guardava nello Specchio delle Brame e perché aveva mostrato tanta comprensione per il fascino che esercitava su di lui.

J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte, Salani, Milano, 2008, p. 660

È Ariana che Silente vede riflessa nello Specchio delle Brame.
Non un paio di calzini nuovi.
Non l’uomo che amava. 
Ariana.

Ariana Silente

La sorellina morta per colpa della sua sete di potere. Per colpa di quei folli piani che due studenti prodigio fantasticavano in segreto. 
Per colpa di uno stupido incantesimo, scagliatole, per caso, contro. 

Ariana era un Obscuriale, una creatura fragile e incapace di controllarsi.
Una giovane strega pericolosa, sempre sul punto di esplodere, per colpa del dramma che aveva vissuto. Per colpa di ciò che un gruppo di ragazzini babbani le aveva fatto, dopo averla vista scagliare un incantesimo.
Un peso, per un giovane mago così dotato. 

«Conosci il segreto di mia sorella, che cosa le fecero quei Babbani, che cosa diventò. Sai che il mio povero padre cercò vendetta e ne pagò il prezzo, morendo ad Azkaban. Sai come mia madre rinunciò alla propria vita per prendersi cura di Ariana.
«Mi seccava, Harry».
Lo disse apertamente, con freddezza. Ora guardava sopra la testa di Harry, in lontananza.
«Ero dotato, ero intelligente. Volevo fuggire. Volevo risplendere. Volevo la gloria.
«Non fraintendermi» aggiunse, e il dolore gli attraversò il viso, rendendolo di nuovo vecchio. «Li amavo. Amavo i miei genitori, amavo mio fratello e mia sorella, ma ero egoista, Harry, più egoista di quanto tu, che sei una persona tanto disinteressata, possa mai immaginare.

J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte, Salani, Milano, 2008, p. 657

È il fantasma di Ariana che Silente scorge, in preda ai deliri, dopo aver bevuto la pozione contenuta nel bacile di pietra della caverna sul mare, luogo dove Voldemort aveva nascosto il Medaglione di Salazar Serpeverde.

 «Non è mai stato libero» lo interruppe Harry.
«Come?» chiese Aberforth.
«Mai» ripeté Harry. «La notte che morì, suo fratello aveva bevuto una pozione che lo fece uscire di senno. Urlava, supplicava qualcuno che non c’era. “Non far del male a loro, ti prego… fai male a me, invece”».
Ron e Hermione lo fissarono. Non aveva mai raccontato nei particolari che cos’era accaduto sull’isola al centro del lago: gli eventi dopo il ritorno suo e di Silente a Hogwarts avevano eclissato tutto il resto.
«Credeva di essere di nuovo con lei e Grindelwald, lo so» continuò Harry, ricordando il piagnucolio e le suppliche di Silente. «Vedeva Grindelwald che faceva del male a lei e ad Ariana… era una tortura per lui: se l’avesse visto allora, non direbbe che era libero».

J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte, Salani, Milano, 2008, p. 523

È il ricordo della sorella che spinge il mago ad afferrare, d’impulso, la Pietra della Resurrezione (incastonata nell’anello di Orvoloson Gaunt), dimenticandosi della maledizione che vi era stata applicata sopra e che lo porterà, pian piano, alla morte.
Il suo desiderio di rivederla, anche solo per un istante. Per dirle tutto quello che in gioventù le aveva sempre taciuto. Per rivelarle quanto, in realtà, gli dispiacesse. 

È l’amore per Ariana che guida Silente, e che lo tiene ancorato, con i piedi ben piantati a terra.
Che gli ricorda, ogni giorno, cos’abbia perso e tutto ciò che non potrà mai essere: un uomo di potere. 

«[…] A me nel frattempo fu offerto il posto di Ministro della Magia, e non una sola volta. Naturalmente rifiutai. Avevo imparato che non ero adatto al potere». «Ma lei sarebbe stato molto, molto meglio di Caramell o Scrimgeour!» sbottò Harry.
«Pensi?» chiese Silente in tono grave. «Non ne sono così sicuro. Da giovane avevo dimostrato che il potere era la mia debolezza e la mia tentazione. È curioso, Harry, ma forse i governanti migliori sono quelli che non l’hanno mai desiderato. Quelli che, come te, si vedono affidare la guida e raccolgono lo scettro perché devono, e scoprono con loro sorpresa di impugnarlo bene.

J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte, Salani, Milano, 2008, p. 659.

È la figura di Ariana che ci mostra, a noi e ad Harry, l’immagine di un Albus Silente differente da quella che ci è sempre stata presentata. 
Non il “mago più potente che Hogwarts abbia mai conosciuto”. 
Non un individuo infallibile e irreprensibile. 
Al contrario, un mago imperfetto, sbagliato e debole. 
Un Albus Silente soprattutto umano.

Il rapporto tra Albus Silente e Gellert Grindelwald  

“Ti amavo”

Finalmente! Finalmente dopo anni di non detto e accenni alla relazione amorosa tra Silente e Grindelwald, abbiamo la conferma ufficiale. Può sembrare banale che sarebbe successo e che lo avrebbero detto ufficialmente, ma con tutti i cambiamenti e colpi di testa della Rowling, sinceramente avevo paura che alla fine la relazione amorosa tra i due potenti maghi sarebbe stata cancellata.

Questo a mio avviso è uno dei punti di forza di questo film. Mi hanno conquistato con un colpo basso, vedere il loro primo incontro ha risvegliato in me la 15enne esaltata che si costruisce ship immaginarie tra i personaggi.

Albus Silente e Gellert Grindelwald

Colpo basso o meno, vorrei vedere un altro film solo per poter sapere come svilupperanno il loro rapporto. Anche perché la relazione tra i due maghi nei libri è stata solo accennata e da amante della saga cartacea ho sempre voluto sapere cosa fosse successo tra i due.

Sinceramente non vedo l’ora di vedere il loro primo incontro e come sono andate veramente le cose tra i due!

La questione Depp-Mikkelsen 

Cara Warner, passiamo ora all’aspetto che più vi è stato più recriminato, e che ha acceso maggiori polemiche, anche rispetto alla non-piena riuscita del film stesso.
Eh sì, perché licenziare così su due piedi Johnny Depp ad inizio riprese non è stata proprio una mossa astuta, anzi, potremmo parlare di un vero e proprio buco nell’acqua. Io stessa sono stata per mesi fermamente convinta di boicottare questo nuovo capitolo della saga a causa del trattamento da voi riservato all’attore.

Per chi non fosse a conoscenza dei fatti che hanno portato all‘allontanamento di Depp dal set, ecco qui un breve riassunto. L’attore, attualmente coinvolto in un processo con l’ex moglie Amber Heard, ha accusato quest’ultima di diffamazione, avendolo lei incolpato, a suo tempo, di abusi sessuali e violenza domestica, nonostante i comportamenti della stessa donna nei confronti dell’ex marito siano risultati a loro volta discutibili.

L’ex psicologa, chiamata alla sbarra in questi ultimi giorni durante il processo (di cui una parte è trasmessa quotidianamente online), parla di “abusi reciproci”, per quanto concerne una situazione che si sta dimostrando, come previsto, estremamente complicata e ancora tutta da verificare. Sarà il tribunale a pronunciarsi per ultimo su quanto accaduto nella vita privata dei due.

Che bisogno c’era, dunque, di licenziare Johnny Depp da “i Segreti di Silente”, prima ancora che un tribunale competente si pronunciasse sulla condotta dell’uomo?
Con che diritto, mi domando, prendere le distanze da lui e non dalla Heard, ancora presente in “Aquaman 2” nel ruolo di Mera, ma attualmente coinvolta nel processo

Ecco, credo sia questa la cosa che più di tutte abbia fatto infuriare i fan. L’utilizzo di due pesi e due misure, discriminando un uomo la cui colpevolezza deve ancora essere verificata, per tutelare preventivamente voi e la vostra immagine.

Come se la condotta privata di un uomo debba essere direttamente collegata ai riconoscimenti che quest’ultimo ha ottenuto a livello professionale.
Come se la condotta morale di una persona debba andare ad influenzare la sua Arte e i meriti ad essa connessi. E, nel caso in cui egli venga condannato, come se su di lui dovesse agire una sorta di damnatio memoriae, inflessibile e implacabile.
Niente di più sbagliato. 

Per quanto mi riguarda l’immagine professionale di una persona, assieme ai suoi meriti artistici, e la sua condotta in ambito privato dovrebbero sempre venir giudicate separatamente, poiché appartenenti a due sfere distinte. 

Sul fatto che il sostituto sia un attore come Mads Mikkelsen, su questo nulla da dire. Quest’ultimo ci ha regalato l’ennesima ottima performance, nei panni di un Gellert Grindelwald estremamente differente da quello di Depp. Nonostante la bravura dell’attore, infatti, ciò mostra ancora una volta al grande pubblico quanto voi di Warner non abbiate per niente le idee chiare su come gestire questa saga: il personaggio interpretato da Mikkelsen è, infatti, completamente diverso dal Grindelwald di Depp, per aspetto, atteggiamento e carattere.

Il Grindelwald di Mads Mikkelsen

Il mago oscuro interpretato da Mads risulta più freddo e glaciale, meno carismatico ed estroso sia a livello estetico e che nelle movenze. E, dato che non vi è alcuna scelta narrativa, in 142 minuti, che giustifichi questo improvviso cambio di rotta, lo spettatore non può far altro che annuire in silenzio, e mandare giù, con l’amaro in bocca, l’ennesima decisione senza senso di questa saga.

Le ambientazioni e il montaggio di questo nuovo Animali Fantastici 

Le ambientazioni di questo nuovo capitolo della saga non sono né magiche né spettacolari. In teoria in questo film avremmo dovuto viaggiare e scoprire il mondo magico tedesco, ma quello che in realtà vediamo è un piccolissimo scorcio che di magico ha ben poco. Nulla a che vedere con le ambientazioni piene di meraviglie dei primi film di Harry Potter. Vediamo solamente un grigio quartiere tedesco. E’ un mondo freddo e distante che guardiamo da lontano, potrebbe essere benissimo una città qualunque, una via qualunque, di magico ha ben poco. L’unico momento in cui riscopriamo un po’ di magia e stupore è quando torniamo ad Hogwarts, ma forse lì è più il  sentimento di nostalgia a parlare. 

Inoltre non capisco perché far vestire tutti i maghi come prestigiosi banchieri; Jude Law, per quanto affascinante, più che un mago sembra uno che deve andare a discutere un prestito.

Per quanto riguarda il montaggio e la realizzazione delle scene d’azione sono rimasta piacevolmente stupita, rispetto al film prima sono migliorati! Ovviamente non sono perfette, ad esempio: le scene d’azione, come quella tra Silente e Credence (tralasciamo il fatto che ha poco senso a livello di trama) o la scena finale tra Grindelwald e Silente, sono girate bene, sono dinamiche ma soprattutto chiare! Finalmente non ci sono maledetti scavalcamenti di campo! Uno dei numerosi problemi del secondo film riguardava le scene d’azione, non si capiva nulla. 

La cgi degli animali magici è realizzata bene, non mi aspettavo nulla di diverso!

Tutto sommato è tutto il compartimento visivo a non farmi bocciare completamente questo film.

Le scene più divertenti

In questo film, forse di più rispetto ai precedenti, ci sono molte scene davvero divertenti. Come la scena per far evadere Theseus da una stranissima prigione tedesca. In questa occasione grazie alle abilità di magizoologo di Newton riescono ad uscire illesi.

Ormai la funzione principale delle creature magiche è quella di creare tenerezza e divertimento nel pubblico, bisogna dire che ci sono riusciti.

Queste scene comunque riescono a rendere sicuramente il film più godibile, guardandole mi sono genuinamente divertita.

Tirando le somme…

… questo film rappresenta sicuramente un’occasione sprecata. E non solo per quanto riguarda la storia – dall’altissimo potenziale -, che narra di uno degli scontri più importanti dell’universo harrypottiano e che è trasposta, qui, in modo mediocre e insipido.

Questa pellicola (dimenticabilissima) riesce, infatti, a generare forte disinteresse anche tra i fan più accaniti. 

Questo perché ad “Animali Fantastici: i Segreti di Silente” manca qualcosa.
Esso risulta totalmente privo di una buona sceneggiatura, e, oltre all’assenza di numerosi personaggi di spessore, come già detto, manca di un’ambientazione degna di questo nome, che ci riporti davvero nel mondo della magia.
In quell’universo dove ogni Potterheads si sente realmente a casa.

Manca la magia, manca l’incanto.
Manca quel pizzico di profondità che non va ad uccidere l’interesse del pubblico, rendendo un prodotto per forza lento e noioso, ma che, al contrario, gli riesca a donare un qualcosa in più.
Quella spinta, che in un bel film d’intrattenimento non guasta. 

E forse, cara Warner, questa nuova saga potrà soddisfare vagamente il gusto dello spettatore medio, accaparrandosi il titolo di “perfetto film per famiglie”, ma non arriverà mai al cuore di un vero fan di Harry Potter. 

A cura di
Maria Chiara Conforti e
Angelica Donini

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Maria Chiara Conforti

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