Il disco “Cabruja”, un ponte tra Europa e Sudamerica

Il disco “Cabruja”, un ponte tra Europa e Sudamerica
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È approdato sulla scena musicale con un album esordio dalle note profonde e mature. Cabruja si presenta così.

È un viaggio a molti livelli tra le pieghe dell’esistenza. L’album omonimo dell’artista italo-venezuelano Eduardo Losada Cabruja, in arte “Cabruja” parla delle sue diverse tappe di vita. Da Caracas all’Italia, dagli anni formativi dell’adolescenza all’età adulta conclamata, dall’amore alla solitudine, dalla mera esistenza alla consapevolezza di se stessi, dalla vita alla morte. Il cantante omaggia i gli artisti e le canzoni che l’hanno accompagnato durante il suo percorso, interpretandole in chiave personalissima e intima. I brani sono legati da un sottile filo rosso non subito apparente, ma che intercetta sensazioni e immagini che fanno parte del mondo dell’artista.

Composizione

Sono presenti due brani inediti, scritti da Cabruja stesso, Lisboa Tbilisi e La Corazonada, che parlano del dialogo tra “un prima” e “un dopo”, un passaggio difficile ma necessario per l’evoluzione di una persona, così come l’inevitabile lutto da elaborare quando si lascia indietro una parte di se stessi. L’atmosfera drammatica creata dagli arrangiamenti di Giancarlo Di Maria, Cristiano Alberghini per All Mine e Denis Biancucci per la parte pianistica di Alfonsina y el mar, risulta talvolta epica e profondamente malinconica grazie all’esecuzione magistrale dei musicisti che fanno parte di questo progetto.

Tori Amos ha accompagnato la mia vita con la sua musica. Per questo – racconta Cabruja – ho voluto omaggiare questa grandissima artista scegliendo uno dei numerosi splendidi brani della sua discografia. Father Lucifer è un brano misterioso e drammatico, che si lega alla perfezione con i temi presenti nel disco di prossima uscita: il viaggio fisico e metaforico, l’autoconsapevolezza, la dannazione e la luce.

Esperienza in cuffia
1) Father Lucifer

Ad aprire il disco un brano di Tori Amos tratto dall’album Boys for Pele (1996), artista di cui Cabruja è grande fan. Parla della ricerca e la consapevolezza delle diverse sfaccettature di se stessi. Anche dei diversi lati oscuri della persona, come il pianto, un aspetto necessario per andare avanti. Il suo contributo sta nell’inserire nel bridge versi delle Litania di Satana, prese da Diamanda Galás, un’altra cantante molto a cuore di Cabruja.

2) Lisboa Tbilisi

Il secondo brano è un ponte culturale, un’inedito cantato metà in spagnolo e metà in italiano. Nato durante il lockdown, la traccia parla di un dialogo, un incontro con il sé stesso non ancora adulto: «Mi sono chiesto se il giovane Eduardo fosse fiero di me ora, cresciuto. Chissà cosa direbbe. Se la risposta da parte sua fosse negativa – spiega l’artista – ho voluto dirgli: senti, non giudicare! Tu puoi fare tutti i piani che vuoi, ma la vita ti porta per delle strade sconosciute. E non sai dove vai a finire. La cosa importante è fargli capire che ce la sto mettendo tutta, e soprattutto fargli capire che nessuno ci toglierà “quanto avremo ballato“»

3) Gloomy Sunday

È un brano inseguito da Cabruja da tanti anni, una canzone maledetta di origini ungherese e popolarizzato in inglese da Billie Holiday. Intorno a questa canzone si creò negli anni un mito urbano: chi l’avesse interamente si sarebbe suicidato, tanto da essere bandito in diversi paesi. La cover proposta è accordata con la scintillante tromba di Paolo Fresu.

4) B line

Cover dei Lamb, un duo inglese degli anni 90. Con il suo timbro di voce, l’artista italo-venezuelano propone una versione particolare, diversa della canzone originale che è intonata da una voce delicata e femminile. «È il seme dell’intero album – racconta – lo spunto da cui poi ha preso forma tutto il resto».

5) La corazanada

È il secondo brano inedito presente nel disco. Parla di una questione collettiva: il fatto di venire da una città come Caracas. Più che di nostalgia per la città natale, parla di un lutto, che accomuna tutti coloro che appartengono o arrivano da città tanto difficili.

6) Unravel

Un omaggio alla cantante islandese Bjork. È una canzone che parla di amori calanti che dovranno essere rinnovati. L’arrangiamento di Giancarlo di Maria dona un senso di stranezza e alienazione che caratterizza il brano.

7) Mi querencia

Con questa cover di Sìmon Dìaz, importante cantautore venezuelano, Cabruja ritorna alle sue origini. È una canzone che inizia con una preghiera alla stella del mattino di illuminare i passi dell’amante che se ne va, per poi passare ad una focosa dichiarazione d’amore per la propria terra.

8) All mine

Sulla scia degli anni ’90 che caratterizza l’intero disco, ecco un’altra cover, questa volta degli Portishead. È una canzone folle, ossessiva, dannata, malata. La traccia è riadattata con l’arrangiamento di Cristiano Alberghini.

9) Alfonsina y el mar

Parla della tragica scomparsa voluta di Alfonsina Storni, poetessa argentina morta suicida in mare. Scritto da Mercedes Sosa, il brano tocca questo tema in maniera delicata e romantica, cantata in maniera sfuggente. Cabruja ha voluto lasciarla all’essenziale, con solo voce e pianoforte.

Cenni biografici

Scienziato di professione e cantante per passione, Eduardo Losada Cabruja, classe ’79, è nato a Caracas. Muove i primi passi canori nella sua città natale, esibendosi in diverse rassegne, tra festival locali e produzioni. Nel frattempo consegue la laurea in biologia presso l’Universidad Simòn Bolìvar. A portarlo in Italia nel 2006 è un dottorato di ricerca in microbiologia presso l’Università di Genova. Entra subito a far parte del Coro dell’Università e, per via del suo lavoro come divulgatore scientifico, Eduardo conosce altri scienziati-musicisti, con cui forma una cover band acustica con la quale si esibisce regolarmente durante il Festival della scienza di Genova. Oggi, dopo due anni di lavoro a singhiozzo a causa dei lockdown, possiamo apprezzare il ritratto delle esperienze di vita racchiuse in un album maturo, che richiede un ascolto attento e riflessivo.

A cura di
Mattia Vernelli

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