I Malamore e il viaggio nell’arte: per voi l’intervista

I Malamore e il viaggio nell’arte: per voi l’intervista
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Nuovo singolo per i Malamore che con “Malavita” sperimentano vecchie sonorità mescolandole alla tradizione italiana. Così i Malamore si raccontano, nel loro omaggio all’arte.

Con il singolo “Malavita”, torna la band salentina Malamore. Dopo i singoli rilasciati nel 2020, “Fotografie” e “Tramonti sul mare”, il trio si cimenta in un pezzo nostalgico, reincarnazione di un certo cantautorato italiano.

Osvaldo Greco, Matteo SpanoGiacomo Spedicato aprono le porte ad un interessante connubio tra melodie nostrane e sonorità tipiche degli anni ’70 grazie al riff di chitarre che caratterizza il brano “Malavita”. Il singolo supera l’aspetto musicale per suscitare sensazioni visive, in una coinvolgente combinazione che emozionerà gli ascoltatori. La volontà di accogliere aspetti visuali all’interno della sfera musicale, è dimostrata dall’ attenta regia di “Malavita”, il cui concettuale videoclip è disponibile ora online. Diretto da Stefano Pinto, sembra narrare vicende losche, delle quali, però, non è dato conoscere la soluzione. Il brano “Malavita” ed il rispettivo video interrompono il viaggio sul più bello, sintomo di un’impellente necessità di raccontare molto altro rispetto a quello già detto.

Intanto, i Malamore irrompono ancora sulla scena musicale dichiarando apertamente il loro amore per un certo tipo di cinema e per uno stile vintage. Quest’ultimo contraddistingue tutto il progetto “MALAVITA” , al quale, con entusiasmo, hanno dato vita. Dopo aver incrociato le loro strade in tempi diversi, Osvaldo e Matteo prima e Giacomo in seguito, i Malamore rientrano in campo offrendo agli appassionati di musica, non un semplice singolo ma una bellissima confluenza tra cinema, immaginario, moda e fotografia.

Trasmettono, infatti, quella che pare una e vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte!

La redazione di The Soundcheck ha intervistato i Malamore per provare a spiegare meglio il loro mondo.

Ascoltando la vostra discografia si percepisce un certo tono nostalgico, di fatti, “Nostalgia”, è il titolo di una vostra canzone. Di cosa avete nostalgia?

Sono tempi strani questi! Abbiamo iniziato a prendere gli strumenti in mano da ragazzini, quando fare musica  significava ancora “chiudersi” in sala prove  e scrivere canzoni. Quando per promuoversi non c’erano i digital store, bensì una demo tape e la fortuna di essere ascoltati senza raccontare la propria vita sui social.  C’è nostalgia di tutto questo…

Siete una band pugliese, quanto influisce la regione di provenienza nel vostro lavoro ed in che modo accogliete le spinte creative degli altri musicisti provenienti dal Salento?

Abbiamo sempre pensato di essere fortunati a vivere in questo posto. Per le produzioni di quest’album, ad esempio, ci siamo trasferiti in una casa vicino al mare, dove l’ispirazione e la tranquillità di certo non mancavano. Riguardo alle altre band salentine, se non vanno in una casa al mare a fare un disco, non ci piacciono.

Vi siete mossi nell’underground della musica italiana, partecipando a vari contest nel corso degli anni. Avreste voglia di partecipare ad eventi di più grande risonanza o pensate che, in qualche modo, tradisca la vostra, innegabile, vena indie?

È da qualche tempo che abbiamo deciso di non partecipare più a Contest dove l’intento è quello di mettere in giudizio la propria immagine e le canzoni. Forse, perché non siamo più indie.

 Il singolo Malavita sembra restituire immagini molto visive grazie anche al riff di chitarra, come da voi indicato, che cita le sonorità tipiche delle colonne sonore del cinema drammatico italiano. Pertanto, se “Malavita” fosse la colonna sonora di un film, quale film scegliereste?

La Piovra” di Damiano Damiani.

Se poteste, invece, scegliere di duettare, con un idolo del passato, su chi puntereste?

Ce ne sarebbero un bel pò, ma Mario Merola non sarebbe male.

Nelle vostre canzoni c’è una bella combinazione di chitarre degli anni 70, elettronica degli anni 80 ed una influenza del cantautorato italiano. Di quale periodo, quindi, vi sentite più figli artistici?

Degli anni 60.

 Scorrendo tra le vostre foto, sembra che abbiate un occhio particolare anche per la moda, ambito che adesso sembra fondersi con le star della musica. Non è che, per caso, siete anche voi dei “Fashion Victim”?

Si, siamo attenti a curare lo stile, anche per quanto riguarda i live. Per questo disco abbiamo un pò giocato con i travestimenti, creando dei personaggi che sono i protagonisti della storia che raccontiamo nei videoclip.

 La musica non può rimanere confinata negli studi di registrazione per sempre. C’è in programma un tour e se così fosse, quando?

Nonostante la situazione non sia tra le migliori, stiamo cercando di programmare qualcosa.

a cura di
Noemi Didonna

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