La gonna: comfort, cultura e moda oltre ogni stereotipo

La gonna: comfort, cultura e moda oltre ogni stereotipo
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L’evoluzione della gonna da uomo: da capo unisex a indumento proibito per gli uomini. Oggi è uno strumento per esprimersi.

Dall’inesistente differenziazione fra l’abito maschile e femminile nell’antichità

L’invenzione della gonna come capo d’abbigliamento per uomini e per donne risale alle civiltà più antiche del 5.000 a.C. allo scopo di proteggersi. Nella cultura egiziana gli uomini, per adattarsi al clima caldo del paese in cui vivevano, erano soliti vestirsi con un corto panno di lino; quest’ultimo era riservato ai ceti sociali più elevati, mentre per il popolo erano più gettonate le gonne in cuoio o in fibre intrecciate.

Nell’alto medioevo la gonna fu sostituita dalla tunica, frequente tra le donne, gli imperatori e il clero mentre gli uomini indossavano i calzoni: fin dall’antichità la gonna è stata usata in varie forme.

Nella sua versione più semplice, è un unico pezzo di tessuto che si adatta al corpo a seconda delle cuciture e pieghe apportate; simile ad un tubo, allacciata attorno alla vita che copre le gambe parzialmente o del tutto. A partire dal 1500, la differenza tra i due sessi si riversa sulla scelta del vestiario.

Gonna da uomo come fattore culturale

In alcune nazioni l’abbigliamento è un fattore prettamente culturale. Emblematico è il caso scozzese in cui il kilt resta indispensabile per cerimonie ed eventi ufficiali. Come in Scozia, anche in molti paesi africani, indiani e giapponesi, ogni cittadino, in qualità di attore sociale, si fa portatore di un valore condiviso. Continua a far vivere la gonna nella tradizione senza cadere nell’erronea concezione che l’Occidente le attribuisce. 

Per comprendere la svolta dello stile occorre soffermarsi sulla Rivoluzione Francese. I nuovi valori sociali legati al potere politico e sociale dettarono principi di sobrietà e di rigore che decretarono una netta separazione tra l’abbigliamento maschile e femminile.

Seguirono una serie di convenzioni, legate alla virilità e al potere, che portarono a stereotipare la gonna come indumento esclusivamente femminile.

Si è passati dal condannare i trasgressori dei canoni circa il vestiario maschile e femminile al riconoscimento di elementi che infrangono i modelli del passato.

Il punto di discontinuità rispetto alle logiche del passato sul vestiario e sulla sessualità in generale sono i movimenti degli anni 60. Durante le manifestazioni di questi anni si mette in discussione l’ordine socialmente costruito per abbracciare logiche di pensiero che comprendono la fluidità dell’individuo.

I movimenti degli anni ‘60 portano alla ribalta i vari tipi di subcultura che poi faranno la fortuna della cultura Pop. Ad esempio nel movimento Pacifista(Hippy) la gonna portata da un uomo era simbolo e preludio di una società senza ruoli sociali. Oppure si potrebbe ricordare la subcultura Punk, la gonna era simbolo di trasgressione verso quel quadro socialmente definito in cui deve incasellarsi l’individuo.

Una rivisitazione che, ancora oggi, ha tutto il sapore di un ritorno al passato, portato avanti in passerella e da icone di stile contemporanee.

Nel 1985, grazie a Jean Paul Gaultier, vi fu un nuovo cambio di rotta o meglio, un ritorno al passato. Nella sua sfilata “E Dio creò l’uomo” propose pantaloni a gamba larghissima con una falda ripiegabile davanti. Era a tutti gli effetti una gonna da uomo.

L’obiettivo dello stilista non era tirare in ballo l’omosessualità, ma piuttosto un invito a rileggere la storia. Sul red carpet degli Oscar 2019 Billy Porter ha voluto indossare una gonna per esprimere al meglio la sua vera natura:

Per me gli abiti sono una forma di espressione e amo follemente celebrare la vita, l’amore e la gioia attraverso la moda.

Billy Porter

Un altro esempio potrebbe essere Harry Styles. Noto nell’ambito della moda per avere eliminato la distinzione tra abiti femminili e maschili dal suo guardaroba, si definisce fluido. Alcuni hanno interpretato la sua scelta come la costruzione di un’immagine a fini commerciali seguendo la logica del “rendersi più interessanti agli occhi del pubblico” e trascurando, cosi, le sue reali intenzioni.

A questo proposito è doveroso citare il concetto di Queer Baiting con il quale si intende l’inserimento all’interno di uno show di elementi che possano attirare il pubblico queer. Una sorta di mercificazione della questione di genere che tratta il problema sociale riguardo la rigida costruzione dell’identità dell’individuo la quale viene strumentalizzata a fini commerciali.

Il Queer Baiting consiste in una appropriazione culturale di usi e costumi appartenenti alla comunità LGBTQ+. Il fine è di allargare il bacino di utenza e non di portare innovazione sociale. In questo senso il Queer Baiting non risulta un fenomeno reazionario in senso stretto che si oppone attivamente all’innovazione. Si presenta come un processo conservatore di ostacolo all’innovazione.

Un esempio italiano

Anche quest’anno Mahmood sul palco di Sanremo ha riproposto un look audace, riscrivendo quegli stessi codici stilistici della moda tradizionale per raccontare una nuova eleganza. L’anno scorso aveva scelto un look fuori dagli schemi di Burberry by Riccardo Tisci. Un abito smanicato total black con gonna a pieghe. Quest’anno ha scelto un completo firmato Fendi. Con il suo look senza genere diventa portavoce di chi non ha più voglia di limitare le proprie scelte quando si tratta di decidere cosa indossare e come esprimere il proprio essere.

Conclusioni

La moda è una forma di comunicazione non verbale e come tale può essere uno strumento di normalizzazione e appiattimento delle questioni sociali. L’abbigliamento è un bisogno pratico ed essenziale al servizio delle esigenze comuni.

Al tempo stesso è diventato un vero e proprio mezzo di espressione con cui ogni individuo può sentirsi a proprio agio senza limiti e stereotipi. La moda, pioniera di nuove tendenze sociali, tende all’inclusività divenendo uno strumento universale permettendo a chiunque di esprimersi attraverso i vestiti.

a cura di
Desirèe Cicero e Lorenzo Occhiolini

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Desirée Cicero

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