La crisi in Europa: analisi di un disastro annunciato

La crisi in Europa: analisi di un disastro annunciato
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La crisi tra Ucraina e Russia si tramuta sempre più in un problema globale. I recenti avvenimenti necessitano, quindi, di spiegazioni del perché si è giunti ad un potenziale punto di non ritorno

Nelle scorse settimane, la Russia di Putin ha incrementato la presenza militare sui confini ucraini, inclinando rapidamente i rapporti tra le due nazioni, già ampiamente in crisi e compromessi. Il Mar Nero è diventato scenario di massive esercitazioni di guerra da parte della Russia e dell’alleata Bielorussia. Dopo aver paralizzato e destabilizzato le regioni più controverse dal punto di vista politico della Crimea e del Donbass, i russi continuano a minacciare militarmente le frontiere occidentali dell’Ucraina avvicinandosi a Paesi appartenenti all’Alleanza Atlantica come Polonia e Lituania.

In merito a questo pericoloso spostamento delle truppe russe, gli USA sembrano non avere alcun dubbio: Putin sarebbe pronto per una guerra. E se le tensioni degli ultimi giorni si dovessero trasformare in una vera e propria invasione dell’Ucraina da parte della Russia, un conflitto silente e lontano protagonista indiscusso della politica internazionale contemporanea, diventerebbe una feroce guerra mondiale. Il portavoce della sicurezza nazionale americana Jake Sullivan ha dichiarato che l’azione militare da parte di Putin potrebbe avvenire in qualsiasi momento, in qualsiasi forma. Putin utilizzerebbe ogni pretesto per poter affermare la propria supremazia nell’Europa Orientale.

Un’ aspirazione di dominio divenuta una concreta necessità per il leader russo. Questo sia per contrastare l’avanzata Nato nei territori ucraini che per dimostrare l’ovvio pugno duro nella sfera della politica interna. Putin non può e non deve essere ricordato come il capo che ha permesso l’avanzamento occidentale ed europeista negli ex paesi sovietici. Soprattutto perché la ferita dello scioglimento dell’Unione Sovietica è ancora ben aperta.

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Le ultime novità

In queste ultime ore continuano le mediazioni diplomatiche tra i leader europei, Putin e Zelens’kyj. Nonostante il clima di forte agitazione, il capo del governo ucraino minimizza, però, il coinvolgimento russo in una possibile guerra. Zelens’kyj tende a tranquillizzare i propri cittadini in funzione di una stabilità economica. Tuttavia, gli Usa mantengono alta l’attenzione sul pericolo russo, certi che le esercitazioni di Putin rappresentino una vera e propria avvisaglia di guerra. A tal proposito, gli americani si dichiarano pronti a supportare politicamente l’Ucraina in caso di invasione. A riprova di ciò ci sarebbe il forte rifornimento di armi che gli Usa continuano a dare in vista di un sempre più papabile conflitto.

Biden e la Nato, però, vogliono conservare, fino all’ultimo, la via diplomatica. E confidano di scongiurare ogni tipo di interessamento militare. Ciò è dovuto a più fattori, uno fra i tanti sarebbe quello di non sminuire Biden in quanto a credibilità politica e logistica. Soprattutto dopo il fallimento della presenza delle truppe americane in Afghanistan dello scorso anno.

Europa e Ucraina

Il cancelliere tedesco Sholz a Kiev, durante la conferenza congiunta con il presidente ucraino Zelens’kyj, ha intimato un’immediata de-escalation delle truppe russe al confine ucraino. Se ciò non dovesse avvenire, la Russia incorrerebbe a ingenti sanzioni da parte dell’Europa. Il cancelliere ha ribadito la vicinanza della Germania all’Ucraina auspicando che Putin e suoi ministri accolgano le sempre più ricorrenti richieste di dialogo. Così come la Germania, l’Europa patteggia per un’Ucraina libera, la cui politica potrebbe rappresentare una valida alternativa a ciò che quella russa non sarà mai: democratica.

Tuttavia, in questa nuova forma di guerra, fatta di minacce, tweets e controllo dei media, identificare i russi come i cattivi e gli americani come buoni ridurrebbe la storica contrapposizione tra le due fazioni, ad un riassunto semplicistico. Proviamo, quindi, a dare qualche base storica ad un conflitto anziano quanto la Terra che vede l’Ucraina come l’ultima vittima di un’ostilità per il potere del mondo. Come si è giunti fino ad un punto di non ritorno? Tentiamo di rispondere a questa domanda, consapevoli che nessuna spiegazione potrà essere abbastanza esaustiva e chiara per una situazione trascinata da decenni e che è, tutt’oggi, sfortunatamente, in essere.

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Le origini del conflitto Ucraina – Russia

L’Ucraina ha da sempre rappresentato per la Russia la culla dei suoi valori più tradizionali. E’ importante risalire alla fine dell’800 quando Kiev è stata, per oltre quattro secoli, fino al 1200, la capitale del primo stato monarchico russo chiamato Rus’ di kiev. Infatti, culturalmente Russia e Ucraina presentano incredibili somiglianze. Affinità dovute anche all’appartenenza di quest’ultima fino al 1991 all’ex Unione Sovietica. In Ucraina, gli abitanti parlano regolarmente il russo. Dall’inizio della loro indipendenza, governi ora affiliati alla Russia ora filoccidentali si sono alternati rispettivamente.

Lo stato ucraino per la sua natura eterogeneo, diviso tra forze occidentali e forze orientali, è definito come una regione “cuscinetto”. Un terreno fertile di storici conflitti tra Usa e Russia, di tensioni nate dopo la Seconda guerra mondiale, perpetrate dalla Guerra Fredda e dalla necessità, da parte di ambedue gli stati, di dominare vaste zone del mondo.

In particolare, l’area che da sempre ha manifestato maggiori problemi nella gestione interna è quella relativa al sud est del paese: La Crimea. La penisola della Crimea è designata storicamente come punto strategico per gli Zar, al cui interno la popolazione russa è nettamente in maggioranza rispetto a quella ucraina. Nel 1954 Krusiov cede simbolicamente la Crimea nonostante la predominanza russa nella regione. Da allora i problemi politici e culturali sono aumentati di anno in anno, acuendo già evidenti divisioni interne. Di fatti, nel 2014, si giunge ad una svolta per la storia ucraina: la crisi di Crimea.

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Crisi di Crimea

Janukovyč, presidente in carica all’epoca dei fatti in Crimea, fugge dall’Ucraina come inevitabile conseguenza alle rivolte scattate nel paese in favore di accordi diplomatici con l’Europa. Tali manifestazioni scaturiscono dall’operato di Janukovyč il cui governo ha strizzato l’occhio alle pressioni russe. La carica presidenziale dell’esautorato Janukovyč sostituita da un leader di stampo occidentale non è riconosciuta da Putin. Piuttosto, quest’ultimo decide di incentivare, con armi e soldi, le ribellioni dei separatisti russi in Crimea.

Non solo: di risposta alla nuova coalizione politica ucraina, induce un ambiguo referendum popolare. Il risultato dimostra la vittoria schiacciante dell’opzione indipendentista russa in Crimea. La controversa modalità attraverso la quale si è svolto il referendum, sotto evidenti pressioni mediatiche di Putin, ha fatto sì che la Nato e L’Unione Europea non riconoscessero questa annessione. Hanno, invece, dichiarato le azioni del leader come violazione dei diritti costituzionali. La Crimea, così come le regioni del Donbass, non smettono, quindi, di fare da sfondo alle più difficili repressioni reazionarie. Si dimostrano un costante panorama di morte.

Il ruolo della Nato

A seguito della definitiva caduta dell’Urss, la Nato sotto pressione degli Usa, ha espanso la propria influenza su territori appartenenti all’ex Unione Sovietica, sfidando, nei fatti, la supremazia russa. Nei primi anni ‘90 i confini che dividono il blocco sovietico da quello americano passano per la cortina di ferro e corrispondono a quelli tracciati dall’Alleanza Atlantica in Europa. Dopo la fine dell’Unione Sovietica la Nato, composta, oltre che dall’America e dal Canada, dai paesi dell’Europa occidentale, ha favorito l’entrata dei paesi dell’Europa Orientale nell’Alleanza. Nazioni come la Polonia, Romania e Bulgaria sono armate ed aiutate economicamente dall’Usa in modo da accerchiare e minacciare la Russia ed il suo peso nella geopolitica internazionale.  

Intanto l’Ucraina, dopo l’appoggio della Russia alle rivolte indipendentiste delle zone del Donbass e i fatti in Crimea, chiede a gran voce l’ingresso nella Nato e nell’Unione Europea. Un’entrata che, benché venga augurata dalle nazioni dell’Alleanza, pare piuttosto lontana in quanto l’Ucraina non risponde ad alcuni criteri per farne parte. Dovrebbe, innanzitutto, combattere la corruzione interna e divincolarsi dall’influenza russa nei territori occupati. Insomma, sembra un circolo vizioso infinito.

Putin, d’altro canto, è ovviamente contrario poiché ciò significherebbe una totale sconfitta nel monopolio sugli Stati ex sovietici. Non solo, il leader russo vorrebbe recuperare lo stato cuscinetto ed allontanare definitivamente la minaccia americana e occidentale. Se Putin, quindi, desidera fermamente lo scioglimento di qualsiasi tipo di implicazione tra Ucraina, stati orientali e la Nato, l’America, al contrario, agisce per il mantenimento di una situazione di stallo e contenimento della “furia” russa.

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Questione Gas

Arriviamo ad una questione spinosa che coinvolge anche l’Italia. L’Ucraina, così come l’Europa Occidentale, è dipendente dalla Russia per la fornitura del gas. Un tempo alleati, l’ex nazione sovietica ha potuto godere di un prezzo di comodo da parte della Russia in virtù delle sue difficili condizioni economiche. Dai primi anni 2000 la situazione è cambiata radicalmente.

Dopo l’insediamento di un governo di stampo occidentale, la Russia ha punito l’Ucraina rivendicando vecchi debiti e aumentando il prezzo del gas e condizionando i rifornimenti dell’Europa occidentale. Infatti, quest’ultima, per il rincaro dei prezzi è stata costretta a diversificare il mix energetico e provare ad evitare il coinvolgimento dell’Ucraina nel passaggio del gas. I gasdotti che vanno dall’Ucraina fino a Berlino, Nord stream e Nord stream 2 risultano ora bloccati, non senza creare ulteriori problemi alla generale situazione di un’Europa frammentata.  

È questo il mondo che abbiamo creato?

Oltre 100 mila soldati russi sono impegnati in una fantomatica esercitazione mentre il presidente ucraino invita i cittadini sia a mantenere la calma che a prendere in mano le armi americane. Come se queste due azioni non fossero così evidentemente contraddittorie. Osserviamo i leader delle più importanti nazioni europee incontrarsi in lussuosi studi, con i loro bei vestiti. Mentre annunciano apaticamente una nuova guerra mondiale, i capi del mondo tornano scortati dalle loro famiglie, in case enormi, magari muniti di bunker atomici.

Mentre decidono le sorti di questo mondo, coperti da una videocamera sporca, nel mondo reale, i cittadini in carne e ossa vivono in una costante bolla di ansia. Sì, perché dopo una pandemia non ancora finita, quello che serve è proprio una nuova guerra . Magari anche una battaglia nucleare, capace di radere al suolo intere popolazioni. Abbiamo davvero bisogno che altri Stati possano approfittare di questa instabilità, per alimentare ancora di più, una minaccia di distruzione. Di certo questo nuovo decennio sembra l’inizio di una stupida barzelletta: c’era un russo, un tedesco e un americano….

In attesa che i nostri leader, come Luigi di Maio in visita a Kiev, si mettano d’accordo su come farci crepare, migliaia di esseri umani sono in pericolo. Non si tratta di ricchi oligarchi, ma di civili che rischiano di perdere tutto, le loro terre, loro case, la loro vita. Privazioni che provocheranno altri possibili problemi, come quelli migratori.

Intanto, dopo aver ripassato, allora, un semplice spaccato della storia della nostra umanità, al di là di ogni retorica di pace, ci domandiamo: che diavolo sta succedendo?

a cura di
Noemi Didonna

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