“Chernobyl 1986”: un film tra amore ed eroismo

“Chernobyl 1986”: un film tra amore ed eroismo
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Il film “Chernobyl 1986”, uscito su Netflix il 21 Luglio 2021, è la risposta russa alla miniserie targata HBO “Chernobyl”. In questo caso è stata adottata una diversa prospettiva.

Una rielaborazione un po’ troppo romanzata

Il film, diretto da Danila Kozlovskij, che è anche il protagonista, inizia con l’incontro casuale tra una parrucchiera, Olga Savostina, e un pompiere, Alexey Karpushin, in un salone di bellezza. Emerge che i due erano stati insieme 10 anni prima e che non si vedevano da allora; in più dalla loro relazione era nato un figlio di cui però Alexey era all’oscuro.

Inizialmente più che essere un film centrato sul disastro nucleare, sembrava una sorta di soap opera degna di Beautiful. L’evolversi di questa relazione riscoperta sarà abbastanza scontato.

Dopo una prima parte intenta a spiegare la questione sentimentale, si arriva al fatto storico. Con l’esplosione del reattore, il pompiere, che era appena stato traferito da Pripyat (città in cui vivono i personaggi e si riferisce alla vera città dal medesimo nome, istituita negli anni ’70 per supportare la vicina centrale nucleare di Chernobyl) a Kiev, guidato dal suo senso del dovere si reca alla centrale dove trova uno spettacolo orribile: oltre all’incendio, i suoi colleghi intenti a spegnere il fuoco stanno morendo bruciati dalle radiazioni.

L’omaggio agli eroi

Questo film più che una rappresentazione fedele di quello che avvenne in quei giorni è un omaggio ai liquidatori, cioè i lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro di Chernobyl.

Concentrandosi su di questi però vengono tralasciati una serie di aspetti, non meno importanti. Ad esempio, non c’è nessun riferimento alla rigida burocrazia e gerarchia sovietica o al tentativo di occultamento del disastro, il quale avrebbe potuto compromettere l’immagine di un sistema infallibile.

A differenza dei suoi compagni, Alexey riesce a evitare la quantità di radiazioni letale facendosi ricoverare in tempo. Successivamente, durante una riunione di emergenza, i capi di alcune sezioni dei corpi e funzionari, decidono di avviare un’operazione implicitamente suicida, cioè nuotare nelle acque radioattive per chiudere una valvola sommersa, evitando l’evaporazione e quindi la dispersione ulteriore delle radiazioni tramite vapore.

Alexey è uno dei possibili uomini da mandare. Inizialmente rifiuta, poi però parte per la missione in cambio di cure in Svizzera per il figlio che stava per morire.

Le immagini dolorose

Qui subentra l’angoscia, presentandosi come un nodo alla gola, misto alla tensione dato che Alexey ripeterà l’operazione non una ma due volte. Ad appesantire il film ci sono gli effetti visibili delle radiazioni sulle persone che vomitano in continuazione e diventano rossi, quasi come si sciogliessero.

Per il protagonista invece non è così, lui pare immortale in questa storia; è l’unico che, non si sa per quale ragione, sembra immune o per lo meno non riporta gravissimi danni come i suoi colleghi, che per la maggior parte sono rappresentati morenti in ospedale o durante le operazioni. Per questo risulta un po’ forzato come racconto.

Alla fine però cederà anche lui, convergendo in un finale intuibile già dall’inizio. Comunque il suo personaggio è ispirato a un vigile del fuoco realmente esistito che viene considerato un eroe (al pari degli altri liquidatori), che dubito abbia avuto qualche sorta di superpotere come la resistenza ai raggi gamma.

Nonostante il titolo rimandi a una ricostruzione fedele dei fatti, io consiglio a chi volesse un quadro storico/oggettivo di guardare altro, come la miniserie del 2019 “Chernobyl” che appare molto più accurata; infatti, secondo me, questo film è da consigliare agli amanti dei drama romantici.

a cura di
Alice di Domenico

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