A Classic Horror Story, quando il vero orrore è la vita reale.

A Classic Horror Story, quando il vero orrore è la vita reale.
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A Classic Horror Story è una pellicola firmata dai registi Roberto De Feo e Paolo Strippoli, disponibile dal 14 luglio 2021 su Netflix.

Un film horror, come recita il titolo, vietato ai minori di 14 anni, come è indicato nella finestrella della nostra tanto amata piattaforma cinematografica. Ma, soprattutto, un film dell’orrore italiano. Il che, nonostante ormai non sembri più una grande novità, ci fa sempre storcere un po’ la bocca in maniera diffidente, dando vita a due tipologie di reazioni: il rifiuto o la curiosità. Io appartengo alla seconda categoria.

A Classic Horror Story

A Classic Horror Story è ambientato in Calabria e vede come protagonisti una compagnia di sconosciuti che si ritrova all’interno dello stesso camper per un car pooling. Durante il viaggio, però, la più o meno allegra combriccola subisce un incidente che metterà il loro mezzo di locomozione e qualche partecipante ko, e li proietterà all’interno di scenari macabri ed esperienze surreali di paura e morte.

Rituali, sacrifici, amputazioni, rapimenti e apparizioni diaboliche, segneranno una buona parte della pellicola dando la sensazione di trame ed immagini spesso trite e ritrite, se non fosse che le scene più cruente sono segnate da canzoni come Il cielo in una stanza di Gino Paoli e La casa di Sergio Endrigo, che graffiano ancora più a fondo le carni dei malcapitati, come la puntina del giradischi sopra il nero di un vinile.

Poi, ma solo se avete resistito agli schizzi di sangue e anche un po’ alla noia, la svolta.

A Classic Horror Story
A Classic Horror Story si trasforma meravigliosamente in una sottile ed elegante critica sociale, con la poesia di cui solo la satira sa essere artefice.

Entra piano, infatti, il messaggio. Leggero come un bisturi e silenzioso come un mostro nella notte. Eppure, capace di lasciarti la pesantezza della verità e il frastuono della nostra quotidianità contemporanea.

Criminalità organizzata, bassezza e scadente qualità della televisione italiana, narcisismo e superficialità dilaganti, ricerca e offerta della morte ad ogni cambio di tasto sul nostro consumato telecomando, forse per distrarci dalle nostre vite, forse, addirittura, con una lieve vena di piacere.

A Classic Horror Story spegne le luci dei proiettori del suo cinema e ci fa diventare palco e pubblico, protagonisti e vittime delle nostre storie, mostrandoci la cruda verità di quel film horror chiamato vita.

A Classic Horror Story

Ma non finisce qui, perché dopo vari colpi di scena che si susseguono, atti eroici e scambi di dialoghi e pallottole alla Tarantino, il film sembra regalarci, nella scena finale, uno spiraglio di sole, un raggio di splendore sul fondo del mare, forse, chissà, una soluzione.

Ma, per questa, dovrete andare a fondo voi, allenandovi, magari, alla frustrazione e alla curiosità.
Un film che è un’ottima palestra per la mente, insomma, sulla quale, troppe volte, ci posano sporca polvere e nidi di ragno.

a cura di
Gian Marco Manzo

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