Bottega Finzioni: intervista a Nicoletta Lupia e Antonella Beccaria

Bottega Finzioni: intervista a Nicoletta Lupia e Antonella Beccaria
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Bottega Finzioni è una Fondazione narrativa che nasce ed opera a Bologna da diverso tempo. La Fondazione comprende al suo interno uno studio, una casa di produzione e, soprattutto, una scuola di scrittura.

La scuola si articola ogni anno in cinque corsi, che spaziano dalla scrittura cinematografica e televisiva, alla letteratura e infine al corso per parolieri. Le direttrici didattiche sono Nicoletta Lupia e Antonella Beccaria, con le quali abbiamo avuto il piacere di dialogare al fine di comprendere al meglio la realtà della Fondazione.

Antonella e Nicoletta, potreste farci una breve presentazione di voi stesse?

A.B. : Giornalista e autrice, sono approdata in Bottega Finzioni nel 2014 per alcune lezioni di tecnica di cronaca giudiziaria. Dal 2015 ho avuto un modulo didattico, Analisi delle fonti giudiziarie, che tengo ancora, e dal 2016 sono Maestra dell’Area Non Fiction per quanto riguarda i contenuti televisivi e multimediali, ruolo che condivido con il regista Francesco Merini, che segue la parte di documentari. Dal 2019, infine, insieme a Nicoletta Lupia, mi occupo della direzione didattica.

N. L. : 35 anni, lavoro in Bottega Finzioni dal 2016 – prima come segretaria
organizzativa, poi come coordinatrice dei corsi finanziati dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Emilia-Romagna, ora come coordinatrice e direttrice didattica e vicedirettrice della Fondazione, insieme ad Antonella Beccaria. Ho un dottorato in drammaturgia – conseguito nel 2014 all’Università di Bologna, con il Professor Gerardo Guccini – e ho sempre studiato gli intrecci tra testi (teatrali) e contesti (storici). Ho lavorato nell’editoria, scritto per riviste specialistiche – cartacee e online – e lavorato nell’organizzazione di eventi e nella ricerca d’archivio per prodotti audiovisivi.

Da responsabili della direzione didattica, quali obiettivi vi prefissate all’inizio di ogni anno?

A. B. : Gli obiettivi sono sostanzialmente due: alta qualità delle proposte didattiche attraverso il coinvolgimento di professionisti in qualità di docenti e collaboratori e contenimento dei costi per gli allievi. La Regione Emilia-Romagna e il Fondo Sociale Europeo consentono di erogare una didattica finanziata abbattendo esborsi economici – e qui il merito è principalmente della collega Nicoletta Lupia – mentre per i corsi a mercato, che prevedono una retta per la frequenza, lavoriamo affinché i costi rimangano i più accessibili possibili. Non ci interessano i profitti dalla didattica, ci interessa poter dare un’opportunità formativa a quante più persone possibile.

N. L. : Ogni anno, strutturiamo l’offerta didattica per i nostri cinque corsi stabili (quattro primi anni e un corso avanzato – secondo anno) di concerto con i Maestri d’Area, i responsabili dei contenuti dei corsi stessi e i garanti della continuità didattica di ogni classe che ci aiutano ad individuare i migliori docenti e i migliori temi da sviluppare. Abbiamo l’alta aspirazione, nella quale crediamo molto, di formare autori – di romanzi e racconti, di fiction cinematografiche e seriali, di programmi tv e documentari, di produzioni audiovisive e multimediali per bambini e ragazzi, di prodotti di fiction e non fiction creati a partire da un tema. Siamo consapevoli di riuscire a farlo solo in parte, ma cerchiamo, seppur in un solo anno, di dare ai nostri allievi delle basi solide da cui partire, di stimolare la loro curiosità, di fornire loro dei contatti e aiutarli ad inserirsi in una rete – quella che comprende i nostri docenti e i nostri partner produttivi di riferimento –, di farli scontrare, fin da subito, con alcune inospitalità del contesto professionale in cui si inseriranno, di dare loro delle chiavi di lettura e di renderli consapevoli di tutte le sfumature intermedie che ci sono tra il polo del talento e della passione per la scrittura, da un lato, e quello dell’artigianato e della professionalità necessari a curarli, dall’altro. Nel progettare la didattica, cerchiamo di conoscere al meglio i contesti di riferimento, quindi osserviamo le direzioni in cui vanno i mercati e le richieste di professionalità autoriali, analizziamo
le offerte del territorio in cui lavoriamo, lavorano i nostri docenti e lavoreranno i nostri allievi e cerchiamo di accordare a tutto questo la nostra offerta didattica. Mentre lo facciamo, teniamo al centro delle nostre riflessioni, sempre, le storie, cercando di non dimenticare quanto ci
appassionino e quanto possano appassionare.

Qual è la metodologia didattica utilizzata all’interno dei corsi di Bottega Finzioni?

A. B. : La metodologia è basata su un approccio molto operativo. In aula, gli allievi vengono coinvolti direttamente sul campo dai docenti, che si approcciano a loro come autori junior. Dunque, oltre a moduli più teorici, necessari a fornire le nozioni di base anche a chi non proviene da studi o
precedenti esperienze (con l’audiovisivo, ma anche con la letteratura, la musica e altre forme espressive), gli allievi si misurano con il lavoro vero e proprio: scrittura di dossier, soggetti, trattamenti, sceneggiature, scalette, testi complessi, strutture narrative. Partendo da idee iniziali, i docenti guidano gli allievi via via verso la correzione di errori e imperfezioni. In questo modo, alla fine del ciclo didattico, gli studenti hanno diretta cognizione di causa del lavoro che svolge un professionista.

N. L. : Gli allievi di ogni primo anno – dopo aver superato delle prove che li selezionano sulla base del merito – devono subito cimentarsi nella scrittura di progetti concreti proposti dai docenti, quasi sempre in accordo con dei produttori di riferimento. Spesso non hanno gli strumenti preliminari necessari a farlo, ma è qui che sta l’idea dell’artigianato alla base della metodologia didattica di Bottega Finzioni: provare, sbagliare, imparare. Durante i tre corsi che mirano a formare autori per il cinema e la televisione (per adulti e per bambini e ragazzi), gli allievi lavorano moltissimo in gruppo, simulando le realtà produttive in cui si troveranno quando entreranno nel mondo del lavoro, vengono accompagnati costantemente dai docenti professionisti che spiegano loro se, dove e perché sbagliano e, così facendo, acquisiscono competenze. È un percorso faticoso, da molti punti di vista funziona al contrario rispetto alle impostazioni pedagogiche tradizionali, ma dà risultati sorprendenti e crea gruppi di lavoro che durano nel tempo. Il primo anno di Letteratura si struttura diversamente perché diverso è il contesto professionale di
riferimento, cioè il mondo dell’editoria. Qui, gli allievi coltivano progetti personali e originali, a partire da tracce leggere proposte dai docenti. Nell’arco dell’anno, le loro idee vengono strutturate, modificate, rivoluzionate e sempre curate. Nel caso del Corso Avanzato, in cui confluiscono i migliori allievi dei primi anni, tutti i membri della
classe hanno già delle competenze di partenza, alcune basi – drammaturgiche – comuni, ma strumenti diversi. Ci si confronta con un unico tema e lo si declina in progetti di fiction e non fiction. La grande potenzialità del corso avanzato risiede nel fatto che gli allievi, provenendo da corsi diversi, si nutrono a vicenda con estrema naturalezza e, con la guida dei docenti, riescono a elaborare scritture e prodotti ad un grado di sviluppo più complesso ed approfondito rispetto a quanto avviene durante i primi anni. Gli allievi scrivono sempre e moltissimo, in aula e a casa; cadono e sono costretti a rivedere dogmi che credevano incrollabili; imparano a farsi le domande giuste e a smascherare approssimazioni e
cliché superflui. Si divertono, ci auguriamo!

Ritenete che, oltre a conoscenze di tipo tecnico, sia importante trasmettere agli studenti anche un insegnamento valoriale? In modo che in futuro possano scrivere o produrre principalmente per la qualità intrinseca del lavoro, piuttosto che per qualche click o qualche punto percentuale di audience in più?

A. B. : Più che di click, la cui logica eventualmente può adattarsi a progetti crossmediali o progetti di web streaming, ciò che viene illustrato agli allievi è (anche) il funzionamento dei vari sistemi di share, che hanno effetti su progetti produttivi e costruzione dei palinsesti. Conoscere questi strumenti consente ai futuri professionisti di capire logiche selettive e commerciali senza le quali è impossibile definirsi degli operatori del settore. Ciò che i nostri docenti trasmettono è un sistema eterogeneo di competenze che fa della serietà autoriale il primo e fondamentale valore. Completa la formazione in aula anche una panoramica sui sistemi di finanziamento di un’opera audiovisiva attraverso la conoscenza di mercati, festival e occasioni per poter presentare e portare avanti un progetto.

N. L. : Cerchiamo di insegnare ai nostri aspiranti autori a non avere pregiudizi. Il pop può essere utile, profondo, remunerativo, tanto quanto l’autorialità più inventiva e originale può creare rivoluzioni durature nei linguaggi, e viceversa. L’indipendenza pura, purtroppo, esiste molto raramente, nei contesti in cui ci troviamo a lavorare oggi. Per conservarla bisogna saper essere elastici e competenti e conoscere profondamente i contesti stessi in cui ci si muove, imparando a rapportarsi con i loro registri, spesso mutevoli, e a scontrarsi con le loro leggi, spesso sfiancanti.

Quali sono le caratteristiche principali che deve avere uno studente di Bottega Finzioni?

A. B. : Gli studenti che si iscrivono ai nostri corsi hanno innanzitutto due caratteristiche: la passione per la narrazione e la curiosità di apprendere tecniche di scrittura che consentiranno ai loro progetti di Crescere. Queste due caratteristiche sono quelle che più di altre consentono di costruire in aula un’atmosfera di collaborazione e di crescita collettiva.

N. L. : Gli allievi di Bottega Finzioni sono generalmente persone che aspirano a fare della scrittura un mestiere. Leggono, guardano, ascoltano. Spesso, affiancano il percorso che intraprendono da noi a percorsi universitari, di ambito cinematografico, ma non solo. Sono sempre persone curiose e talentuose, amano le storie e vogliono imparare le leggi e le strutture che le caratterizzano. Si mettono in gioco all’interno dei gruppi di lavoro che si formano naturalmente durante il percorso e si confrontano con i professionisti che li guidano.

Infine, da un punto di vista personale, cosa vi sta lasciando l’esperienza dentro Bottega Finzioni?

A. B. : È una costante sfida, personale e professionale. E vedere che, nonostante le traversie degli ultimi diciotto mesi, siamo riusciti a reggere le difficoltà e confermare la nostra proposta didattica ci conforta nel fatto che la Fondazione Bottega Finzioni si sta muovendo nella giusta direzione.

N. L. : Bottega Finzioni è sempre stata un luogo ospitale, fatto di incontri, di scambi, di parole e di lavoro. L’ultimo periodo ci ha messi tutti alla prova. Radicalmente. Vedere la scuola vuota – per quanto solo fisicamente, perché le lezioni sono continuate online e stanno tornando, ora, anche in presenza – ci ha fiaccati, ma non ci siamo fermati mai. Ripensare, oggi, a ciò che siamo stati capaci di fare conforta. Credo che, oltre alle competenze specifiche che ho potuto e dovuto apprendere nei miei cinque anni in Bottega, l’esperienza della scuola mi abbia insegnato ad ascoltare, a capire esigenze e a inventare soluzioni. A dire no, quando serve, a mediare, ma a non perdere fiducia nella possibilità delle cose e delle persone di esprimersi.

a cura di
Simone Stefanini

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