Un’Arisa libera e consapevole torna a Sanremo

Un’Arisa libera e consapevole torna a Sanremo
Condividi su
Arisa ha presentato ieri, 16 febbraio, “Potevi fare di più” (Pipshow Srl, licenza esclusiva di Believe Digital Srl), scritta da Gigi D’Alessio

Questa sarà la settima partecipazione di Arisa al Festival della Canzone Italiana. Dopo essersi aggiudicata due vittorie: la prima nel 2009, nelle Nuove Proposte, con “Sincerità”, e la seconda nel 2014 nei Campioni con “Controvento”. Nel 2012 ha conquistato il secondo posto con “La notte” e nel 2015 è stata co-conduttrice.

A proposito di Potevi fare di più: “ho sentito subito una grandissima verità e un’autenticità nel testo, ci sono sentimenti circolari che tutti proviamo”. Il brano parla infatti della liberazione da una relazione tossica, tutti almeno una volta nella vita ne abbiamo avuta una. “Tutto quello che ci capita è una prova, se non ci uccide ci fortifica”, afferma Arisa.

Una canzone dalle sonorità sognanti, soffici, profondamente melodiche, una canzone “viscerale”. Così la definisce l’artista lucana che ha scelto una canzone di D’Alessio oltre che per la stima personale, anche per omaggiare le sue origini. “Volevo avvicinarmi alla mia terra, non potendo cantare in lucano per le mille sfaccettature che ha, canto il sud attraverso uno stampo napoletano”.

Un invito a trovare il coraggio di liberarci quando una relazione non va come vorremmo: “Bisogna essere felici, la felicità va ricercata ovunque”, afferma Arisa.

Tornare a Sanremo in un anno particolare è importante: “certo sarà difficile ma siamo intrattenitori. Sanremo è una manifestazione di ripartenza, dobbiamo provarci almeno”. Riconoscendosi una privilegiata per il suo lavoro: “Si deve fare per i lavoratori dello spettacolo, è un’occasione per ripartire”.

Uno dei temi sempre presente nelle sue canzoni è certamente l’amore, che per Arisa: “Citando Tiziano Ferro, è una cosa semplice“. Si sofferma poi sul valore del tempo: “Non sprechiamolo, utilizziamolo per essere felici e rendere felici gli altri”. Ma è necessario prima sviluppare un grande amore per se stessi: “Se ci amiamo riconosciamo l’amore degli altri”. Il che non vuol dire essere narcisisti, piuttosto “sentirsi meritevoli di stare al mondo”.

Un monito anche per affrontare le sfide della vita, che per Arisa sono occasioni. Per metterci a fuoco, farci domande, riflettere sul nostro qui e ora, chiederci se siamo felici, se possiamo migliorare. Quello che è praticamente successo a tutti durante questo ultimo anno di stop forzato dove la musica si è ingegnata con concerti in streaming.

A proposito di live in streaming

“Penso sia una bellissima idea, un modo per sconfiggere le minacce esterne, una possibilità di spettacolo differente”. Insomma, Arisa non si fa scalfire e anche questo sapersi adattare a tutto lo deve alle sue origini. Lei che come altri colleghi è riuscita la scorsa estate a svolgere mini live, non è la stessa cosa ma è stato un segnale.

Così come non sarà lo stesso Festival di sempre, senza pubblico. Nel quale Arisa cerca conferme e emozioni mentre canta: “Mi piace capire dai loro occhi se li sto facendo felici o meno”. Tra le cose che le mancheranno sicuramente la calca per le strade vicine al Teatro Ariston, l’atmosfera di festa.

Ci restano “solo” le canzoni?

Per Arisa le canzoni sono terapeutiche: “Esorcizzo capitoli della mia vita attraverso le canzoni, non riesco a cantare cose che non mi appartengono”. A proposito di questo ne ha scritta qualcuna in napoletano: “avrei sempre voluto portare all’estero la nostra musica, in italiano o al massimo in napoletano. Siamo un gran paese abbiamo tanto da dire, e da dare”.

Arisa ph. Bogdan Plakov
“È molto importante vestire le canzoni, dare loro credibilità”

Un’interprete versatile, che nella sua carriera ha cambiato più volte look e anche etichette discografiche. “Prima ero inesperta, adesso sono più coraggiosa, do più dignità ai miei sentimenti, decido i tempi, le canzoni”. A chi le chiede in quale fase della vita si sente oggi risponde: “in crescita, diretta verso l’obiettivo” e aggiunge “Posso fare a meno di tutto tranne che di me”.

Precisa poi che il cambiamento è sempre stato parte di lei, anche prima di Arisa. “Sono un’esteta e un’estetista e come David Bowie mi immedesimo molto nelle persone che ho vicino”.
Recentemente si è schierata a favore della “Body Positivity”, sul rapporto tra corpo e voce dichiara: “La voce crea un’estetica, potrei innamorarmi anche solo ascoltando una voce al telefono”.

Oltre l’album la cui uscita è prevista per aprile/maggio 2021 e Sanremo, Arisa si sta dedicando ad “Amici” dove è docente e giudice. “Sono molto contenta di stare vicino a Maria, rivedo nei ragazzi gli stessi stati d’animo che anche io ho vissuto”.

Ricorda la sua esperienza al “CET” di Mogol: “Noi partimmo dalla Basilicata con un autobus, anche lì nascevano amori. Certo il “CET” era più bucolico, non c’erano le telecamere, è la televisione che ti dà visibilità e la possibilità di fidelizzare il pubblico”.

a cura di
Mariangela Cuscito

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE: – Pieces of a Woman: quando il lutto è anche rinascita
LEGGI ANCHE: –
Medicine at Midnight: i Foo Fighters abbandonano la comfort zone?
Condividi su

Mariangela Cuscito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *