“Azkaban”: l’esordio dei LEUNA contro i dissennatori

“Azkaban”: l’esordio dei LEUNA contro i dissennatori
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“Azkaban è un dipinto figlio dei primissimi giorni di lock-down: le famiglie divise, la normalità spezzata, l’impossibilità di raggiungere ed abbracciare un proprio caro”.

Il lockdown dello scorso marzo ha segnato una brusca battuta d’arresto per tutti: locali chiusi, smartworking, eventi annullati, DAD. In un clima di sospensione, l’arte e la musica hanno reagito in modi differenti. Alcuni artisti hanno avuto un vero e proprio blocco, altri invece sono riusciti a trasformare, quasi per magia, quel momento buio in un’opera d’arte.

È il caso dei LEUNA, al secolo Benedetta Pascali e Donato Carmine Gioiosa. Cantante e autrice salentina di 25 anni lei, autore e pianista lucano trapiantato a Bologna, di 26 anni lui. “Galeotto” per loro è stato il CET la scuola per autori ed interpreti di Mogol. Correva l’anno 2017 quando i due decisero di cominciare il lungo lavoro di scrittura e produzione di inediti che li ha accompagnati fino al debutto.

Di queste produzioni la più “urgente” è “Azkaban” pubblicata lo scorso 4 febbraio per METATRON GROUP Torino e segna il loro esordio. Azkaban, nonostante il titolo rimandi alla prigione di “Harry Potter”, è la speranza che solo una magia possa far andare tutto bene. Quell’andrà tutto bene che ci siamo ripetuti fino all’ossessione, quando neanche “contare le stelle” poteva aiutare a sentire meno male, a sentirci meno soli.

Ascolta “Azkaban” su Spotify

Ma quello che conta, soprattutto in momenti critici, è non alimentare false speranze che si tratti di relazioni personali o altro. Forse il segreto sta proprio nel giusto equilibrio tra disillusione e speranza che nel testo dei LEUNA si rincorrono. Come due innamorati che si augurano di tornare a “riempirsi di sabbia la pelle”, a “volare a colori come Chagall”. E perchè no, guardare la Champions il martedì tra birre e divano.

Quello che può salvarci o per lo meno aiutarci è il rifugio di Azkaban dove non ci sono mascherine. Che comunque non proteggono dalle “goccioline” che cadono dal cielo. Dove non c’è un metro di distanza a dividerci, non ci sono bar chiusi, non c’è solitudine. Soprattutto non c’è posto per i “dissennatori”, quei non-esseri che si nutrono della felicità degli esseri umani.

Per difendersi da questi non bastano mascherine e guanti, ma solo sentimenti sinceri e veri che resistono anche al personaggio più cattivo dei film. E che non hanno bisogno di “giustificazioni” o “autocertificazioni”.

Sound con influenze anni ’80

Il sound scelto restituisce perfettamente l’atmosfera in bilico tra sogno e disillusione. Tra pop e Itpop, dove il piano la fa da padrone, ma è in ottima compagnia: synth, drum machine, synth bass e strings. Il tutto strizzando l’occhio agli anni ’80, il che non guasta mai.

Azkaban, scritto testo e musica da Donato Carmine Gioiosa e Benedetta Pascali, è prodotto da Ardesia. Mix e Master sono di Chris Lapolla dell’Eletric Town Studio di Potenza. Il singolo è distribuito da Dogma Distro (Metatron Group, Torino) e l’immagine di copertina è di Davide Di Dio.

a cura di
Mariangela Cuscito

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