Unknown Pleasures dei Joy Division: la copertina mitica di un disco tragico

Unknown Pleasures dei Joy Division: la copertina mitica di un disco tragico
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Se la musica Rock dovesse essere rappresentata da una sola immagine, una sola, probabilmente sarebbe la copertina di Unknown Pleasures, il disco di esordio dei Joy Division.

Quelle linee bianche orizzontali increspate verso il centro sono sicuramente tra le più iconiche, e riprodotte, al mondo tanto da diventare, oggi, un vero e proprio fenomeno pop. Forse più della “banana” dei Velvet Underground.

Chi non ha avuto, nel proprio armadio, un maglietta nera dei Joy Division con quella sorta di montagne stilizzate? Sarà sufficiente andare ad un qualunque concerto per vederne almeno una decina.

Ma cosa rappresenta davvero questa copertina?

80 impulsi luminosi

Quella che possiamo vedere su Unknown Pleasures è la rappresentazione di una pulsar, ossia una stella di neutroni nata dal collasso di una supernova. Per essere ancora più chiari: le 80 linee della copertina sono la rappresentazione grafica delle onde radio emesse da una pulsar. E non una pulsar qualsiasi, ma la pulsar CP 1919, scoperta da Jocelyn Bell Burnell.

La storia del disegno

Le linee di Unknown Pleasures furono disegnate dallo scienziato Harold D. Craft con la china su un foglio bianco, in modo da rendere i tratti più nitidi, e rimaneggiate in seguito dal grafico della Factory Records, Peter Saville, che invertì i colori.

Tratti neri su foglio bianco, così appariva la rappresentazione delle frequenza di onde radio emessa dalla pulsar CP 1919 in “The Cambridge Encyclopaedia of Astronomy” che il batterista della band, Stephen Morris, notò e passò a Saville. Quando la vide, la band era contraria a questa versione, preferendo invece quella originale.

Grazie all’album Craft divenne famoso a sua insaputa e, come raccontò anni fa ad un magazine, quando un collega gli disse dove erano finiti i suoi grafici si precipitò in un negozio di dischi per comprare alcune copie di Unknown Pleasures.

Le atmosfere cupe e lo spazio profondo

La scelta di questa immagine era perfetta per raccontare le atmosfere cupe e le difficoltà esistenziali dei Joy Division. Dolore condiviso evidentemente anche da tantissimi giovani di quegli anni, tanto che l’album, anche grazie alla sua malinconica copertina, divenne un vero e proprio spartiacque nella storia della Musica.

Negli ultimi anni il pulsar di Unknown Pleasures sta vivendo una nuova vita. Sui social network poi è diventato un oggetto di consacrazione (e demistificazione). Certamente molti di voi si ricorderanno la pagina “Vedo la gente Joy Division” che ironizzava sulla riproduzione dell’immagine su magliette o scarpe alla moda.

Questo accade perché alcune copertine, grazie all’alone mitico di album e musicisti, sono diventate parte dell’immaginario collettivo, rafforzando la propria iconicità con il passare del tempo. Perché è vero, i Joy Division saranno anche morti giovani, insieme al loro leader Ian Curtis, ma sono ancora vivi nei cuori di chi li ha amati. Lo stesso si può dire della copertina del loro disco di esordio.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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