Stand up comedy Summer Trip con Ravenna, Rapone e Tinti

Stand up comedy Summer Trip con Ravenna, Rapone e Tinti
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Ci sono un milanese, un romano e un abruzzese…Siamo nell’ambito della risata ma comunque non è l’incipit di una barzelletta. Parliamo di Luca Ravenna , Stefano Rapone e Daniele Tinti. I tre comedian, che non esitano a definirsi come i Pezzali, Renga e Nek o anche i Qui, Quo e Qua della stand up comedy italiana, girano in lungo e in largo lo stivale con i loro monologhi già da diversi anni.

Parallelamente ai monologhi, tutti e tre hanno anche lavorato in tv, sia come comici che come autori: Quelli che il calcio (Ravenna), Mai Dire Talk (Rapone) e Sorci Verdi (Tinti).

Lo stand up comedy Summer Trip è il tour che li vedrà insieme questa estate. Partito lo scorso martedì al Lanificio 25 di Napoli e organizzato grazie alla collaborazione fra Aguilar Stand Up, LetsComedy e The Comedy Club, il tour ha già fatto tappa a Taranto e approderà anche in Sicilia e in Calabria.

L’idea è quella di offrire uno spettacolo comico eterogeneo. Seppur accomunati dalla passione per la stand up, ognuno di loro porta infatti avanti un proprio stile comico: dal sarcasmo beffardo di Luca Ravenna allo stupore e alla perplessità con le quali Daniele Tinti porta sul palco la sua vita; passando per i toni cupi e monocordi della comicità di Stefano Rapone.

Per l’occasione, abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro.

Com’è nata questa vostra collaborazione?

Ravenna: Per il principio per cui chi si somiglia si piglia. Dopo alcune serate fatte insieme abbiamo immediatamente trovato affinità.

Tinti: Sì abbiamo iniziato a “fare quadrato”, abbiamo iniziato ad esibirci e poi il resto è storia! (ride, n.d.a).

Rapone: Quadrato anche perché ci sarebbe un quarto componente che però ora non è con noi ma è in Calabria, Francesco Frascà.

Tinti: Ci teniamo comunque a rassicurare i fan che potrebbe ritornare. Quindi in futuro potrebbe esserci in una nostra serata. Lui è un po’ il nostro John Frusciante: entra ed esce dal gruppo.

In cosa vi assomigliate quindi?

Tinti: Allora, Luca e Stefano hanno entrambi i capelli bianchi.

Ravenna: Daniele vorrebbe averli bianchi.

Tinti: (n.d.a, mugugna per la sua calvizie).

Ravenna: Abbiamo più che altro delle affinità come persone, a livello comico abbiamo tre stili diversi e questo, per ora, è molto piaciuto al pubblico. Proprio perché le persone hanno la possibilità di assistere a tre tipi di comicità.

Tinti: Poi vedremo alla fine se questa cosa avrà funzionato del tutto.

Come è stato riprendere dopo la chiusura?

Tinti: Bello, emozionante. Si vede che la gente ha tanta voglia di ridere e di vedere spettacoli.

Rapone: Confermo, davvero bello.

La pandemia e il lockdown hanno influito sugli argomenti che portate sul palco?

Rapone: Ti direi di no su questo, o quanto meno ha influito molto poco. Vero, c’è molta più voglia di spettacoli sia da parte nostra che da parte del pubblico, ma la quarantena è cosa passata, superata e quasi vecchia.

Archiviata la questione insomma

Ravenna: Un po’ ha influito, però c’è appunto quella cosa di voler andare avanti. Come argomento direi che non ha pesato molto.

Rimanendo ancora un attimo in tema lockdown. Voi avete provato ad esibirvi tramite videochiamata o è un qualcosa che non vi ha interessato?

Tinti: Ci abbiamo pensato perché ovviamente era l’unico modo per esibirsi, però non l’abbiamo mai provata. Tra l’altro penso che l’unico che si è esibito in videochiamata sia stato Pietro Sparacino. Abbiamo fatto qualche diretta Instagram, quello sì, ma dopo quello basta.

Ravenna: È sicuramente un’ottima alternativa, però una volta che puoi esibirti dal vivo, lo fai. È più bello.

Quando avete realizzato che volevate fare i comedian?

Ravenna: Io dopo che sono salito per la prima volta su un palco ho iniziato ad avvertire una certa sofferenza a starci lontano. Quindi ho continuato e continuato. Per me è stato così.

Rapone: Io ho provato questa cosa della stand up un po’ per caso, mi sono detto vediamo com’è. E alla fine ho continuato, ma prima non avevo mai pensato di voler fare il comedian.

Tinti: Io pure, mi sono lanciato e devo dire che è andata bene.

Ravenna: Forse ti stiamo dando un po’ risposte da calciatori, ma ti assicuro che è andata così. (ride, n.d.a).

Comunque per voi la stand up comedy è diventata un mestiere. Cosa cambia quando si trasforma per l’appunto in un lavoro?

Ravenna: I soldi.

Tinti: Con il fatto che guadagni dai tuoi monologhi aumentano le responsabilità ed hai più timore di sbagliare. L’errore può sempre capitare, ecco, però se uno paga dodici euro per vederti capisci che le aspettative aumentano.

Rapone: Poi quando diventa un lavoro fai anche più serate: da una al mese passi a due. (Tinti e Ravenna ridono, n.d.a). Comunque, il divertimento rimane, l’impegno aumenta certo, ma c’era anche prima.

Tutti e tre avete scritto per la televisione. C’è possibilità che in un futuro non troppo remoto possiate lavorare assieme ad un programma?

Tinti: Non voglio spoilerare niente ma saremo in una “nazionale”. Dico solo Rapone in porta.

Ravenna: Speriamo, sarebbe bello, però fai conto che già nell’ambiente della stand up comedy il fatto che facciamo un tour insieme è visto come non so… Santeria di Guè Pequeno e Marracash. Oppure come Pezzali, Renga e Nek. Quelle cose spinte dai produttori, ecco, però alla fine noi ci siamo trovati, abbiamo avuto la possibilità di fare questo bel giro e lo abbiamo fatto.

Rapone:  Anche se forse siamo più i Qui, Quo e Qua della stand up comedy.

Molto probabilmente va contro il concetto stesso di stand up comedy, ma quindi non c’è neanche la possibilità che vi esibiate insieme? Tutti e tre sul palco intendo.

Tinti: Ogni tanto, in un locale di Roma che ci faceva provare ogni due settimane i nuovi pezzi lo facevamo, alla fine. Eravamo tutti e tre sul palco e improvvisavamo. Di base però siamo monologhisti e continueremo ad esserlo, infatti anche in questo tour ci esibiamo uno alla volta.

Ravenna: Per salire sul palco in tre devi anche essere sicuro della disponibilità del pubblico. Quando sei in una città dove ti conoscono poco è più difficile.

Qual è il pubblico peggiore che avete avuto?

Rapone: Penso che il pubblico più faticoso sia quello dello Yellow Bar, a Roma.

Tinti: È praticamente questo bar frequentato da americani, inglesi e australiani. Ci esibimmo su questo palco che non era proprio un palco, ma più un soppalco. Era altissimo, quasi toccavamo il soffitto. E a fianco a noi c’era il televisore, con il football americano. Una metà del pubblico non ci capiva e l’altra neanche si era accorta di noi.

Per ulteriori informazioni riguardanti il tour vi invitiamo a visitare le pagine Facebook di Aguilar Stand Up, LetsComedy e The Comedy Club.

a cura di
Angelo Baldini

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Angelo Baldini

Nato a Napoli nel 1996 studia Giornalismo e cultura Editoriale presso l'Università degli studi di Parma. Collabora con Eroica Fenice di Napoli e con ParmAteneo. Crede in poche cose: in Pif, in Isaac Asimov, in Gigione e nella calma e nella pazienza di mia nonna Teresa.

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