Hidden Chamber, il gioiellino di Alèfe

Hidden Chamber, il gioiellino di Alèfe
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Hidden Chamber è uscito l’8 maggio per l’etichetta Vulcano ed è l’album d’esordio di Alèfe. Musicista e sound designer italiano con base a Londra, è conosciuto e apprezzato dagli appassionati di musica elettronica, in particolare da chi ha un occhio di riguardo per il panorama nostrano, grazie all’attività di musicista e producer dei due progetti Terso e Mr.Everett.

La nascita del progetto solista di Alèfe è l’atto finale di un percorso lungo cinque anni, tra progetti paralleli, home studio e composizioni che hanno accompagnato installazioni musicali, spazi culturali e progetti audiovisivi.
Il ciclico trasloco di Alèfe parte dall’Italia, passa prima da Amsterdam per poi arrivare a Londra.

Una continua ricerca di nuove soluzioni

Il viaggio attraverso le dieci tracce elettroniche di Hidden Chamber svela un’artista alla continua ricerca di nuove soluzioni, senza il timore di uscire dal convenzionale e che allo stesso tempo mette in luce senza reticenza le influenze nordiche, in particolare islandesi e inglesi, da Bjork a Andy Sott, da Mount Kimbie a Fever Ray (The Knife).

Il filo conduttore del primo long playing di Alèfe è la scelta azzeccatissima di inserire ipnotici sample vocali in ogni traccia che rendono il lavoro riconoscibile e contribuiscono a delineare la solida identità sonora dell’artista.

Ed è così che atmosfere oscure e convulse, dominate da bassi incalzanti e ritmi forsennati eludono il rischio di rivelarsi fredde e vengono alleggerite con maestria dall’elemento della voce umana, che infonde calore alle tracce e contribuisce a creare quell’empatia necessaria all’ascoltatore per immergersi interamente in un universo onirico.

I brani

Ostinato apre le danze avvolgendoci in quel clima fosco ed enigmatico che contraddistingue Hidden Chamber e ci accompagna fino alla più soffusa Behavepassando da Sandstorm, traccia in cui si può riconoscere una certa affinità alle produzioni e sonorità di un altro artista italiano come Godblesscomputersriuscendo sempre a sfuggire ad un potenziale tedìo proprio grazie agli ammalianti canti di sirena, emulati con il sapiente uso dei campionamenti vocali.

Hands è invece il singolo estratto dall’album, il primo tassello del puzzle ed è la traccia che più colpisce dell’intero lavoro. I bassi pulsanti e la verve ritmica ossessiva si alternano a distese magnetiche di seducenti eco di vocal. Suoni che ci prendono per mano e ci trasportano maliosamènte dall’intimità dell’home studio al fervore vibrante della dancefloor, tipico dei brani più ballabili (e più famosi) di Nicolas Jaar. 

Ad esempio “No” o “Mi Mujer”. Come lo definisce lo stesso Alèfe:


“Hands sono le mani che battono su tavole legno, processate e filtrate fino a comporre un pattern ritmico preciso. Mani che premono i tasti dei controller per scandire il beat, e delle tastiere per liquefare i bassi”.

Il ritmo di viaggio martellante rallenta dando all’ascoltatore un momento per prendere fiato con Shake That Dog, unica traccia che parte downtempo. Traccia che precede YMA, penultimo e pressante tassello prima della via d’uscita finale, rappresentata dalla tetra Wayout, l’esimio epilogo di Hidden Chamber.

Un lavoro ben fatto e ben riuscito

La qualità di queste dieci tracce è indiscutibile, così come la riconoscibilità sonora di Alèfe. L’algida bellezza insita nel disco divampa nelle cuffie dell’ascoltatore dall’inizio alla fine, attraverso un viaggio sempre incalzante, ma mai borioso né piatto.

Un disco nostrano, mascherato da sonorità internazionali, che rappresenta il dolce debutto solista di un’artista che avrà molto da dire nella scena elettronica italiana. Un artista che inevitabilmente smuove un moto di orgoglio, lasciandoci sfuggire un sorriso sul volto.

a cura di
Matteo Delfino

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