DiscOttanta: Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi

DiscOttanta: Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi
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Se dovessimo fare un rewind per capire quando è nato il Blasco, quell’alter ego nazionale che ci accompagna da quarant’anni, credo che il disco Colpa d’Alfredo sia quello dal quale partire.

I motivi sono tanti: la nascita della collaborazione con Guido Elmi che lo accompagnerà nelle fasi salienti della sua carriera, la nascita della sua band per eccellenza: la Steve Rogers band, un combo di musicisti diventati leggendari fra cui il compianto Massimo Riva e Maurizio Solieri, entrambi alla chitarra (Claudio Golinelli arriverà l’anno successivo).

Il maudit del rock italiano

Vasco è cresciuto musicalmente, ormai ha lasciato la Punto Radio di Zocca, creata da lui e frequenta sempre più Modena e Bologna. Ha già pubblicato due dischi Ma che cosa vuoi che sia una canzone (1978) e Non siamo mica gli americani (1979). Ma con Colpa d’Alfredo Vasco fa sul serio accettando di diventare un personaggio scomodo, il maudit del rock italiano e di scandalizzare l’Italia democristiana del perbenismo ipocrita.

Colpa d’Alfredo

Esattamente ad aprile il disco compie quarant’anni, è il primo disco di Vasco dove ascolti una vera e propria band lasciata libera di improvvisare (a differenza dei turnisti chiamati nei dischi precedenti) e di contribuire al “suono del Blasco” potente come un pugno oppure creatore di un suond malinconico.

Le canzoni dell’album

Il disco si apre con Non l’hai mica capito che è una sorta di continuazione di Albachiara, brano presente nel disco precedente (infatti all’inizio del brano c’è un piccolo accenno).

Dal secondo brano si entra nella leggenda. Colpa d’Alfredo è uno spaccato di vita provinciale dell’Emilia. Recentemente lo stesso Vasco ne ha spiegato la genesi: “era praticamente il linguaggio del parlato normale portato dentro una canzone” e aggiunge “una canzone di rottura che, per quel periodo lì era molto provocatoria.”

Susanna

Susanna invece parte con un divertissement di un annuncio radiofonico, la radio che torna prepotentemente nelle sue canzoni. La canzone forse si riferisce a una ragazza incontrata sempre nel giro delle discoteche o forse, secondo qualcuno, è un riferimento al proibito, alle droghe o entrambe le cose. La band è in grande spolvero per un rock’n’roll in piena regola.

Anima Fragile

Improvvisamente si cambia registro e approdiamo ad uno dei brani più struggenti e autentici scritti da Vasco: Anima fragile dal quale emerge la sua parte più vera e intima, forse il motivo per cui il Blasco rimane un fenomeno sulla cresta dell’onda da tanti anni. In quel grido finale ci ritroviamo un po’ tutti pensando all’ineluttabilità del tempo. Al piano l’amico di sempre, coautore e complice Gaetano Curreri definito scherzosamente da Vasco “il professore”.

Alibi

Alibi parte con un giro di basso e un effetto di chitarra che ricordano molto le sonorità dei Police in voga in quegli anni. Il testo è per lo più recitato, un velato atto d’accusa verso le forze dell’ordine.

Sensazioni Forti

Con Sensazioni forti si aggiunge un altro tassello alla filosofia del Blasco. Il riferimento a una ricerca di sensazioni forti contro le solite emozioni per riempire una vita irremediabilmente breve. L’omaggio della chitarra di Solieri al branoSex, Drugs e Rock’n’roll di Ian Dury, brano di grande successo in quegli anni con un significato praticamente simile.

Tropico del Cancro

Con Tropico del Cancro torna il Vasco cantautore, riflessivo e nostalgico e maturo, malgrado le apparenze. La citazione del romanzo di Henry Miller è indirizzata agli stessi protagonisti del libro, artisti falliti, inaffidabili ed esiliati volontari. Invece l‘uomo coi capelli lunghicitato nella canzone, ricorda un adesivo tanto in voga in quegli anni (io personalmente lo avevo applicato sulla mia prima Fiat 500) raffigurante un hippy capellone con lo zaino raffigurato di spalle.

La canzone continua descrivendo l’uomo che cresce, coi capelli corti e successivamente ha i capelli bianchi, ha girato a lungo ma è tornato alle vecchie abitudini e alla rassegnazione.

Il disco si chiude col botto

Asilo Republic segue un’etica punk ed ha una durata breve come i brani dei Ramones. E infatti Vasco segue l’esempio di una altra grande band, gli Skiantos, i primi ad aver portato in Italia il suono del punk. Come lui anche loro erano scomodi, parlavano di sballo e di droga. Vasco descrive una sorta di metafora del movimento culturale giovanile degli anni settanta (i bambini), la maestra è l’opinione pubblica, l’uomo che si è buttato giù dalla finestra è l’anarchico Pinelli, l’agente è lo Stato di Polizia.

La citazione come prima più di prima si riferisce all’oppressione e all’uso della coercizione nelle manifestazioni con una strategia molto fedele al fascismo. Infine i bambini non fanno più casino come a significare che l’arrivo dell’eroina, ha praticamente addormentato le coscienze dei giovani e di chi voleva una società migliore.

In definitiva un disco coraggioso, innovativo. Dopo quel disco Vasco sarà una figura scomoda; in quegli anni un giornalista lo accuserà apertamente definendolo come un cattivo esempio.

Successivamente Vasco pagherà in prima persona quell’appellativo rimanendo sempre fedele a sé stesso e coerente col personaggio. Con questo atteggiamento si rivelerà vincente perché oggi Vasco ha tutto il diritto di essere considerato uno dei personaggi più autentici della canzone e del costume italiano.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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