Edoardo Nave: musica in bianco e nero

Edoardo Nave: musica in bianco e nero
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Edoardo Nave, all’anagrafe Filippo Medici, è un musicista e sound designer imolese. Studia pianoforte jazz provenendo da una formazione classica, lavora come sound designer e compositore per Pepsi e Huawei e figura come remixer ufficiale di Daniel Bedingfield.

Il progetto nasce dall’esigenza di fondere le passioni e gli studi coltivati nel corso degli ultimi dieci anni: la ricerca dei suoni più piacevoli, la scrittura, il video editing, l’unione dei diversi stili compositivi, l’aspetto grafico e l’impatto comico. Dal punto di vista musicale si avvicina al moderno neo soul di Jordan Rakei e degli Hiatus Kaiyote, ricordando anche l’elettronica più ricca e melodica dei Tennyson o di Siriusmo, aggiunge spesso elementi orchestrali e abbraccia le metriche di Andre 3000 pur rimanendo fedele all’italiano, sicuramente influenzato da Battisti/Mogol e Ivan Graziani. 

In contrasto con le basi, il cantato predilige spesso la ritmica alla melodia, passando da armonie a poliritmie fino a parti quasi parlate.
Tutto è in bianco e nero: sia per riportare il più possibile l’attenzione al sonoro, sia per ottenere un impatto maggiore grazie a tocchi di colore
acceso per scritte ed elementi grafici. 

Ho capito tipo pochissimo è il titolo del suo nuovo singolo ed ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal nome che hai scelto come nome d’arte…

Un mio amico un giorno mi disse di iscrivermi a un nuovo sito internet, gli sembrava interessante e voleva provarlo con me. Come per ogni iscrizione a un sito sceglievo un nome a caso, inventato sul momento. L’unico problema è che quella volta il sito era Facebook.
Dopo qualche tempo ho pensato fosse meglio mettere il mio nome vero, ma la gente per strada ormai aveva già iniziato a chiamarmi Edoardo. Tutt’ora un buon cinquanta per cento delle mie conoscenze pensa che io mi chiami davvero così.

Hai scelto di prediligere il bianco e il nero. Come mai?

Inizialmente nasce dal fatto che mio padre, quando ero piccolo, faceva il fotografo. Un ammiratore neanche troppo segreto di Hansel Adams, quindi foto rigorosamente in bianco e nero. Secondo me per i contenuti online vale lo stesso concetto della fotografia: se non ci sono colori ci si concentra di più sulla forma.
E poi così non devo fare color correction.

“Ho capito tipo pochissimo” è il titolo del tuo nuovo singolo. Come è nato questo brano?

Alla soglia dei 30 anni ho avuto un sacco di epifanie, che all’inizio sono state confuse con un “ho capito tutto”, quando la realtà è decisamente un’altra. Ma conto di capire tutto per i 31.
Fun fact ma neanche troppo fun: il video doveva essere la storia di un postino che scopre l’ebbrezza di suonare i campanelli e scappare. Abbiamo girato la prima scena (il mio dito che sbatte su un campanello), l’abbiamo usata come teaser e poi siamo stati quarantenizzati. In qualche modo ci siamo dovuti inventare un seguito casalingo a quella maledetta scena.

Quali sono le tue influenze musicali e il mondo sonoro da cui attingi maggiore ispirazione?

Sono cresciuto in una casa dove si ascoltava da una parte jazz e dall’altra elettronica, quindi tutti i punti di incontro sono stati fondamentali. La drum and bass di Roni Size, le follie di Squarepusher, poi folgoratissimo dai Moloko e Jamiroquai. Mi sentirei male a non citare i Beatles e gli Emerson, Lake & Palmer, invece recentemente hanno giocato un ruolo molto importante il neosoul degli Hiatus Kaiyote e il sound design di Culprate e Koan Sound.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Una casa di legno sulle montagne dello Utah, una bella staccionata ancora da dipingere, forse qualche gatto. Invece per i progetti futuri veri c’è molta voglia di portare avanti – anche parallelamente – la parte musicale e quella video, e di collaborare con artisti italiani che mi piacciono.
Lancio un appello: se sei un artista italiano che mi piace, contattami.

a cura di
Giulia Perna

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