Tiger King: un elogio alla follia

Tiger King: un elogio alla follia
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In queste ultime settimane, vi sarà molto probabilmente capitato di imbattervi, in un modo o nell’altro, in Tiger King. Magari ve ne ha parlato un amico, avrete visto il titolo in primo piano su Netflix o vi sarà capitata sotto gli occhi l’immagine di un tizio coi capelli biondo platino circondato da tigri.

Nulla di strano, in quanto la docu-serie ideata da Eric Goode e co-diretta con Rebecca Chaikilin, ha avuto e sta avendo un successo straripante. Ha superato i 30 milioni di spettatori nei soli Stati Uniti (numeri sicuramente influenzati anche dalla quarantena), in questo ha superato la seconda stagione di Stranger Things e stanno già uscendo voci di possibili ulteriori adattamenti a film o addirittura a fumetti.

Ci si chiede quindi che cosa abbia di speciale un documentario sugli zoo privati americani e che cosa lo renda capace di raggiungere numeri di tale portata.

Joe Exotic

La risposta è estremamente semplice: Joe Exotic. Al secolo Joseph Allen Maldonado-Passage (nato Schreibvogel), Joe è il personaggio principale dell’intera serie, nonché il proprietario del G.W. Zoo a Wynnewood, Oklahoma.

Joe è omosessuale e tossicodipendente, è coperto di tatuaggi, ha avuto numerosi amanti e si è sposato due volte con dei ragazzi ben più giovani di lui, gira armato e veste in un modo che definire eccentrico sarebbe eufemistico.

Ha fondato lo zoo nel 1997 e col tempo, il crescere della popolarità della struttura, ha portato una sempre maggiore esposizione di Joe e questo ha contribuito ad una sempre più solida costruzione (anche scenica) del personaggio di Joe Exotic.

Ben presto, l’attrazione principale dello zoo non erano più gli animali esotici, bensì lo stesso Joe. Coloro che si recavano a Wynewood non lo facevano solo per ammirare i grandi felini e giocare con i cuccioli di tigre o di leone, ma anche, se non soprattutto, per conoscerlo ed incontrarlo.

Joe ha infatti una personalità complessa ma sicuramente magnetica. Ha atteggiamenti ai limiti della follia, straparla, ama stare al centro dell’attenzione ed essere il protagonista di tutto ciò che accade nel suo zoo.

Dirige e partecipa agli spettacoli che intrattengono i clienti rinchiuso nelle gabbie con tigri e leoni e ha messo in piedi una propria web-tv ingaggiando il regista e produttore Rick Kirkham con lo scopo di realizzare un reality show che mettesse in evidenza ed esaltasse il più possibile la figura del re delle tigri.

A fare da corollario, vi sono i dipendenti dello zoo che vivono e lavorano all’interno del parco, e che sono personaggi improbabili quasi quanto il loro datore di lavoro. Ci sono, tra gli altri, uomini senza denti per la troppa metanfetamina, una ragazza senza un avambraccio e un uomo senza gambe.

Joe Exotic for President

Non tutte le follie di Joe Exotic rimanevano però dentro al G.W. Zoo, nonostante il parco fosse il principale catalizzatore delle sue energie. Nel 2016, infatti, il re delle tigri si è candidato come indipendente alle elezioni presidenziali, mentre nel 2018 ha partecipato alle primarie del Partito Libertario per diventare Governatore dell’Oklahoma.

In quest’ultima occasione, pur arrivando terzo su tre, Joe Exotic ha ottenuto una discreta percentuale di voti sfiorando il 20%, il che non è da considerarsi un cattivo risultato, perdipiù pensando che uno dei gadget principali distribuiti dal suo comitato elettorale erano dei preservativi con sopra la sua faccia.

America

Che la follia sullo schermo, grande o piccolo che sia, abbia una presa enorme sul pubblico, non lo scopriamo di certo oggi (e il Joker è lì a ricordarcelo), ma che la storia di un proprietario di animali esotici potesse creare questo magnetismo su milioni di persone, è sicuramente qualcosa di inaspettato.

Tiger King è entrato prepotentemente anche nel mondo dello showbiz hollywoodiano, e anche questo era difficilmente prevedibile. È senz’altro vero che, come tutti noi, le star del cinema e della musica si stiano annoiando in quarantena, e così Sylvester Stallone, Jared Leto e Armie Hammer si sono travestiti da Joe Exotic, i nuovi capelli di Miley Cyrus sono sinistramente simili a quelli di Joe, e della serie ne hanno parlato anche Kim Kardashian (poteva essere altrimenti?) e Cardi B.

Tutto questo è molto americano. C’è infatti molta America in Tiger King, molta più di quanto ci piacerebbe pensare. C’è l’America dimenticata, quella che non si vede nei film, sulle copertine delle riviste, nelle guide turistiche o negli show televisivi

Dimentichiamo perciò le immense spiagge californiane, il sole della Florida, il fascino delle grandi metropoli e la bellezza delle nature selvagge ed incontaminate dell’Arizona o del Montana. Siamo in Oklahoma, nel centro-sud del paese. Zona rurale, terra di cowboy. In Tiger King ci viene mostrata l’America rude e brutale, quell’America che dal midwest fino alle coste del sud rappresenta la zona più povera del paese, e che ha sofferto e in parte soffre ancora oggi, degli effetti tremendi della crisi economica.

Criminalità

Joe Exotic ed il suo zoo risultano sicuramente divertenti, se non addirittura grotteschi. Ma inserendo in questa storia qualche altro soggetto, le trame si fanno più oscure e i toni molto più cupi e seri. Come detto in precedenza, la popolarità del G.W. Zoo è notevolmente incrementata nel corso degli anni, e questo ha attirato su Joe Exotic dei riflettori non sempre piacevoli.

Le sue attività con i grandi felini e il suo modo di sfruttarli e “conservarli” hanno attirato le attenzioni sia della PETA (la più grande organizzazione mondiale che si occupa dei diritti degli animali) sia, soprattutto, di Carole Baskin. Carole è la titolare del Big Cat Rescue, un centro di recupero di grandi felini il cui scopo è quello di salvare e riabilitare animali cresciuti in cattività e strappati al commercio illegale e ai maltrattamenti.

Carole è una figura assolutamente centrale sia della serie che, suo malgrado, della vita di Joe Exotic. La dinamica del rapporto tra i due è abbastanza intuitiva: Joe utilizza gli animali per fare spettacolo e cercare la fama personale, e Carole gli sta addosso per difendere i diritti dei felini

Questo fa si che il re delle tigri arrivi ad odiare profondamente Carole Baskin, insultandola ripetutamente sulla sua TV e arrivando a sparare e a far saltare per aria con dell’esplosivo delle bambole gonfiabili agghindate con le sembianze della rivale. Inoltre, nelle sue deliranti dirette, Joe Exotic dichiara ripetutamente di volerla morta.

Dopo aver perso una causa legale contro Carole e doverla risarcire per l’enorme cifra di 1 milione di dollari, Joe concretizza i suoi vaneggiamenti commissionando l’omicidio della rivale, che alla fine non avverrà.

Ed è proprio il tentato omicidio su commissione il principale capo d’accusa che porta prima all’arresto e, nel 2019, alla definitiva condanna di Joe.

Accusa e condanna

Dietro ai felini, agli spettacoli, al look strampalato, al reality show, alle improbabili candidature e all’esilarante follia del re delle tigri, si cela una mente profondamente instabile e criminale. A Joe verranno infatti imputati 19 capi d’accusa, 17 dei quali riguardanti il maltrattamento e il traffico illecito di animali esotici, e verrà condannato a 22 anni di carcere.

Ad onor del vero, l’intera vicenda giudiziaria presenta dei lati oscuri e, a detta delle persone coinvolte, pare essere lontana dall’essere conclusa. Vi sono infatti soggetti dai contorni nebulosi come il proprietario di zoo Bhagavan “Doc” Antle, i soci in affari di Joe, Jeff Lowe e James Garretson e colui che avrebbe dovuto compiere l’omicidio di Carole, il tuttofare Allen Glover che, a quanto lascia intendere il documentario, non hanno ancora esaurito il loro ruolo in questa vicenda.

Il caso giudiziario ha ovviamente interessato e coinvolto l’intero paese, tanto che durante una conferenza stampa sul Coronavirus, un giornalista del New York Post ha domandato a Donald Trump se avesse intenzione di concedere la grazia a Joe Exotic, ricevendo come risposta un divertito “I’ll take a look

Animali

A dir la verità, in Tiger King di animali non se ne parla poi molto. O perlomeno non nel modo che ci si aspetterebbe. Essi pur essendo il costante sfondo di tutte le vicende, restano sempre in secondo piano.

Lo dice anche Kelci “Saff” Saffery, la ragazza senza un avambraccio che lavorava nello zoo di Joe. Riprendendo le sue parole, i veri sconfitti e coloro che hanno davvero sofferto in tutta questa vicenda sono gli animali, spesso usati come mero pretesto di conflitto tra gli esseri umani. Ad un certo punto, Joe era talmente preso dalla faida con Carole, da tralasciare completamente i suoi felini.

Lui stesso se ne rende conto, con le lacrime agli occhi, vedendo i suoi due scimpanzé abbracciarsi dopo essere stati trasferiti in un’altra struttura, quando lui per più di dieci anni li aveva tenuti in gabbie separate, arrivando così a colpevolizzarsi per non avergli permesso, per un intero decennio, di essere scimpanzé.

Nella docu-serie ci sono solo timidi accenni alle tigri uccise a sangue freddo, alla vendita illecita di cuccioli, agli animali uccisi in camere a gas e poi cremati, al trasporto di cuccioli dentro dei trolley e più in generale alle condizioni di trattamento riservate agli animali.

Viene liquidata con troppa fretta anche la vicenda dell’importantissimo Big Cat Public Safety Act, (una legge che doveva impedire la vendita e lo sfruttamento degli animali esotici in tutti gli Stati Uniti) e della relativa bocciatura al Congresso. Ma in fondo, gli obiettivi della serie erano altri.

Tiger King è Joe Exotic, nella realtà così come nel documentario. Non c’è spazio per nessun altro, umano o felino che sia. E pazienza se, come dice Rick Kirkham, alla fine ci si accorge che più che il re delle tigri, Joe non è altro che il re dei disadattati.

a cura di
Simone Stefanini

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