Ancora più della sua musica è Keith Richards in persona ad essere rock, qualunque cosa questa parola voglia dire, tra l’esaltazione e la catastrofe.
Life è un’autobiografia che Keith Richards ha scritto insieme al giornalista inglese James Fox, uscita nel 2010 per Feltrinelli, in Italia. Il ritratto che ne esce fa apparire Keith Richards, Keef come lo chiamano in tanti, fin troppo Keith Richards. Più di quanto ci si aspetti. Ha fatto parecchio casino nella sua vita e i centinaia di aneddoti che vengono raccontati in questo libro, che ripercorre la sua intera esistenza, sono ai limiti dell’inverosimile, ma presumibilmente veri.
La storia
Tutto inizia in quel lontano dicembre
del 1943, in cittadina del Kent. Qui nacque Richards e, sempre qui,
sua madre gli passò alcune delle “fisse” musicali che si
portò dietro tutta la vita: Duke Ellington o Louis
Armstrong, per citarne alcuni.
Durante gli anni della
scuola Richards incontra il suo amico-nemico Jagger e dà vita
al riff di chitarra più famoso del mondo, quello di (I Can’t Get
No) Satisfaction.
Chi pensa che i Rolling Stones siano passati alla storia solo per gli eccessi e l’uso smodato di droghe, dovrà ricredersi. Sì, sono anche – e soprattutto quello, ma non solo. Gli Stones non sarebbero esistiti senza tutte quelle notti e tutti quei giorni trascorsi ad ascoltare ininterrottamente dischi blues, in un appartamento lurido, isolati come fossero dei monaci.
All’inizio non fu facile nemmeno per loro. Eppure, nonostante la difficoltà di ottenere serate e una paga che consentisse almeno di mangiare, tutti sapevano che avrebbero sfondato. E così è stato. Il resto è aneddotica piratesca, divertente e a volte squallida, e sfilata di personaggi biechi e scellerati: amanti, figli, manager, miti, mogli e spacciatori. Non manca poi nemmeno un sofismo da rockstar: per Richards “essere pulito” non significa non assumere droghe, ma stare alla larga dall’eroina.
Se siete musicisti, apprezzerete le brevi disertazioni sull’uso della chitarra e sui tentativi di Keef per scoprire un suono o un riff.
All’interno di questa autobiografia troverete anche alcune foto, che mostrano un Keith Richards magro e tutto nervi sul palco con gli Stones, ma anche in una inedita veste di amorevole padre di famiglia.
Perché dovreste leggere Life
Che voi siate fan degli Stones oppure no, ci troverete qualcosa di interessante. Fosse anche per i racconti che Richards fa, sempre con la consueta ironia, dei momenti di sballo o di collaborazione con altri musicisti. In fondo, quanti altri artisti, sarebbero riusciti a fare della propria vita un libro di oltre cinquecento pagine?
Il sospetto è che Richards sia diventato, o si sia trasfigurato, in quello che ha sempre desiderato. La sua sembra una vita compiuta, nonostante quello che ne esca non sia un ritratto particolarmente positivo, né di Richards stesso, né dei Rolling Stones.
La frase
“Io e il sassofonista Bobby Keys forse esagerammo un po’ quando incendiammo il bagno della Playboy Mansion. Bé, ok, alla fine non eravamo stati noi: era stata la droga. Noi non c’entravamo. Bobby e io eravamo seduti, belli tranquilli, su quella tazza del cesso, avevamo un sacco di roba in quella che chiamavamo la borsa del dottore, e ci leccavamo i baffi. “Chissà questo cosa ci farà…”. A un certo punto sale una nebbia, e c’è odore di bruciato e Bobby dice “C’è un po’ di fumo qui in giro”. Provo a guardare verso Bobby e non lo vedo. Le tende fumavano… a un certo punto dei camerieri e della gente con dei vestiti scuri sfondò la porta gettando secchiate d’acqua ovunque. Noi eravamo seduti per terra con gli occhi sbarrati. Come si permettevano di intromettersi?”
a cura di
Daniela
Fabbri
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