Childish Gambino stupisce con 03.15.20: la recensione

Childish Gambino stupisce con 03.15.20: la recensione
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Childish Gambino torna a sorpresa con un nuovo album. E per l’occasione decide di inserire oltre al suo avatar artistico anche il nome nella vita reale: per la prima volta nella sua carriera musicale, un album riporta anche un riferimento alla sua anagrafe, con quel Donald Glover Present che svetta nella pubblicazione su YouTube.

03.15.20 arriva a completamento un percorso iniziato con la major RCA che ha visto la pubblicazione di tre singoli, tra i quali spicca quella This Is America entrata nell’immaginario collettivo un paio di estati fa, anche grazie all’aiuto di un video ormai diventato iconico. Chi si aspetta con questo ritorno discografico un album nel senso letterale del termine si ritroverà spiazzato. Il ritorno acquisisce un maggior senso se visto come un mixtape; questo anche giustificato dal fatto che è stata scelta la pubblicazione anche come un’unica traccia della durata di poco meno di un’ora.

Con 03.15.20 Childish Gambino non si pone alcun limite di genere, pur non cadendo in quella schizofrenia a tratti senza senso che ha caratterizzato l’ultima decade di Kanye West. Pur presentando una varietà di generi sconfinata, Gambino mantiene una sorta di coerenza di collegamento tra stili nei vari brani. E se su un pezzo si respirano nello stesso brano arie di Nine Inch Nails e l’RnB, nella successiva si trova un neanche tanto velato tributo a Prince; il tutto condito da collaborazioni che vedono nomi di spicco, come 21 Savage e Ariana Grande, e storici collaboratori come il produttore scandinavo Ludwig Göransson.

03.15.20 può essere già oggi considerato come una delle pietre miliari di questo decennio, che arriva dopo una decade in bilico tra il proiettarsi senza limiti verso il futuro e un forte radicamento sulla musica del passato. Gambino costruisce con la logica delle playlist la colonna sonora della crisi epocale che stiamo vivendo, con il Coronavirus che è stato in realtà la goccia capace di far traboccare il vaso. Un’epoca dove dominano gli Algorhythm e nel quale l’opinione pubblica viene veicolata da big data e dai pochi che sanno governare quelle leve.

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Un mondo visto con gli occhi di chi ha dimostrato negli anni di avere un background artistico, e non solo musicale, sterminato. Trovi bassline devastanti come quella di 32.22, ma anche il tono malinconico di Feels Like Summer, qui intitolata 42.26. Sull’impronta funk si è già detto tutto sopra, come avviene Time; ma non stupisce in una varietà di generi così fuori controllo trovare qualche riferimento latino, mescolato al gospel, come avviene in 47.48.

Childish Gambino con la sua ultima fatica consolida il suo status di autentico genio dell’era moderna. Un artista a tutto tondo, capace di creare da zero una serie di successo come Atlanta e di sfondare anche come musicista. Una crescita lenta e costante, ma che con 03.15.20 ci porta in dote un nome che troverà spazio nei libri di storia.

Articolo a cura di
Nicola Lucchetta

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