Charlie e la Fabbrica di Cioccolato Il Musical

Charlie e la Fabbrica di Cioccolato Il Musical
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Chiacchere con Willy Wonka, Christian Ginepro

Un libro, un film, uno spettacolo.

Storie. Meravigliosi mezzi di trasporto, capaci di portarti da una parte all’altra dell’universo, dello spazio e del tempo. Scelgono loro dove condurti ma, attenzione, niente e nessuno potrà scegliere cosa il viaggio rappresenterà per te.

E’ così che me le immagino le storie, come splendidi ascensori di cristallo dalle infinite, inaspettate possibili direzioni.
La storia di Charlie e la Fabbrica di Cioccolato, da bambina, era una delle mie preferite, leggevo del Signor Wonka durante la colazione, la ricreazione, la merenda, addentando avida, ovviamente, del cioccolato, convinta che solo così sarei riuscita a farmi abbracciate totalmente dall’atmosfera giusta. Desideravo così ardentemente quel biglietto d’oro, invidiavo così intensamente il piccolo Charlie, divenuto, come nella maggior parte delle storie, il prescelto proprio perchè cresciuto nelle difficoltà.

Mai nella vita avrei immaginato che, all’alba dei 30 anni, avrei davvero varcato l’enorme porta della Fabbrica di Cioccolato.

Invece, da qualche tempo a questa parte, all’interno della pittoresca Fabbrica del Vapore di Milano, potrete assistere ad un vero, coloratissimo, golosissimo miracolo.

Charlie e la Fabbrica di Cioccolato – Il Musical non è solo un brillante spettacolo, è anche un luminoso faro per tutti coloro che credono ancora nella travagliata storia d’amore tra il Musical e l’Italia.

A grande richiesta, questa produzione italiana diretta con incredibile maestria e sensibilità da un veterano della regia teatrale come Federico Bellone (Grease, Flashdance, Newsies), è stata rinnovata fino all’8 Marzo e vi assicuro che perderla sarebbe un enorme peccato.

Il libretto dello show è di David Greig (autore per la Royal Shakespeare Company), le canzoni di Marc Shaiman e Scott Wittman (Sister Act – il film, Hairspray, l’atteso Mary Poppins Returns), e Leslie Bricusse (Premio Oscar, The Candy Man, Victor Victoria) e Anthony Newley.

L’orchestra, rigorosamente dal vivo, è composta da 18 formidabili musicisti.

Bellone, che segue in modo piuttosto fedele la versione di Broadway, ha curato personalmente anche la scenografia di questa edizione italiana, uno spettacolare cubo di Rubik che trasporta vorticosamente il pubblico nella caleidoscopica Fabbrica di Cioccolato, fatta di passaggi segreti e di stanze tutt’altro che ordinarie. La maestria si scopre proprio in questo, nella capacità dello show di riempirci di meraviglia, confondendo nel frattempo le nostre menti con un ritmo incalzante di bizzarri colpi di scena.

Il trailer de “Charlie e la Fabbrica di Cioccolato” il musical

Il merito va in egual modo ad un cast costellato da grandi interpreti del teatro italiano che, insieme a nuove talentuosissime leve fanno letteralmente scintille.

Ci sembra quasi di vederlo, il caro vecchio Gene Wilder, che intona Pure Immagination passeggiando per il palco, tra una cascata di cioccolato e una caramella gigante.

In effetti, Christian Ginepro è un Willy Wonka formidabile, profondamente immerso in tutte quelle caratteristiche che hanno reso iconico il personaggio, interpretato ineccepibilmente da Wilder nell’omonimo film del 1971. Ginepro, per questo ruolo, si abbandona completamente a Willy Wonka, diventando la poderosa dinamo che elettrificherà l’intero spettacolo con quel pungente, imperturbabile cinismo che ci fa ancora ridere a crepapelle.

Abbiamo avuto la fortuna di chiaccherare proprio con Christian Ginepro.

Quello che rappresenta uno spettacolo come “La Fabbrica di Cioccolato”, quindi, ve lo facciamo dire da Willy Wonka in persona:

Naturalmente non si parla davvero di cioccolato (dice Ginepro sorridendo n.d.a) si parla di un un bambino che non ha un padre e di un uomo che non ha un figlio. In sostanza, raccontiamo della ricerca di un erede. Ma anche della solitudine, da una parte, di un bambino che non ha bambini intorno a sé, soltanto persone molto anziane e una madre che lavora tanto. Dall’altra, invece, della solitudine di un uomo, Wonka, che si è allontanato, si è chiuso nella sua fabbrica, proprio come succede durante la nostra adolescenza, quando le nostre aspettative più ingenue e rosee vengono deluse.

Questa fabbrica diventa inaccessibile alle persone che sono fuori dalla nostra intimità, creativa o emotiva. Questa storia ci insegna, però, che può accadere qualcosa che ci darà la possibilità di nuovo di metterci in contatto con l’esterno, perchè non è sempre tutto da buttare.

Il biglietto d’oro ha cambiato la vita al piccolo Charlie. E’ mai capitato anche a Christian di riceverlo, almeno una volta nella vita?

Eh, pensandoci , nella mia vita non mi è mai capitato di prendere un ascensore di cristallo, come quello della Fabbrica, che in 15 secondi ti porta chissà quanti piani in alto.

La mia è stata una vita fatta di scale, le ho salite una alla volta. Di conseguenza, non ho mai rischiato di sentire le vertigini ne di farmi abbagliare da chissà quali finti trionfi. In questo modo i piedi rimangono per terra… ma la testa rimane tra le nubi. Il mio biglietto d’oro, però, è stato uno spettacolo che mi hai cambiato la vita, Alice nel Paese delle Meraviglie perché è lì che ho conosciuto mia moglie, con la quale poi ho fatto mio figlio.

Sei un Wonka strabiliante, l’accurata ricerca del personaggio è palpabile. Come hai fatto a diventare il vero Willy Wonka?

Preparare uno spettacolo, attorialmente parlando, richiede tanta disciplina, tanta tecnica e tanta, tanta tanta vulnerabilità. E indipendenza! Occorre lavorare molto anche sull’istinto e va fatto un grosso lavoro sulla vanità, perchè tenerla a freno è assolutamente necessario. Per poter raccontare una storia come quella di Charlie e la Fabbrica di Cioccolato, poi, è necessario essere interpreti e non performer. Il performer è colui che da spettacolo di se stesso. L’interprete, invece, è colui che da se stesso allo spettacolo. Questo è quello che penso io.

Questo 2020, artisticamente parlando, è iniziato con un brutto colpo per il mondo del musical in Italia. La fine improvvisa di uno spettacolo come Mary Poppins ha ulteriormente affaticato le speranze di coloro che credono fermamente che, un giorno, anche in Italia sarà possibile godere di un panorama finalmente stabile, tutto dedicato al musical. Un musical come La Fabbrica di cioccolato è un vero e proprio faro nella nebbia, attualmente. Cosa pensi a riguardo?

Il grosso problema in Italia è che manca una Broadway, una West End, manca una via dove ci siano soltanto spettacoli che garantiscano qualità vera, dove la gente non venga fregata. Il problema in Italia è che ogni quattro o cinque musical arriva la fregatura, quindi lo spettatore non è mai davvero stato formato a una qualità garantita e spesso non si fida.

Non possiamo certo biasimarlo. Posto che assistere ad un musical è particolarmente dispendioso, occorre conquistare la fiducia del consumatore, qualsiasi sia il target.

Esatto! E’ incredibile che escano titoli conosciutissimi e di altissima qualità, come Newsies, e che nessuno li vada a vedere. A Broadway, invece, qualsiasi musical esca, anche nuovo e sconosciuto che sia, darà allo spettatore garanzia di qualità. In Italia non è così. Questo non dipende soltanto dal mondo musicale italiano, dipende più semplicemente dalla nostra cultura italiana, quella del “devi fregare l’altro il più possibile”.

La strada verso un rapporto Italia/Musical come si deve è ancora troppo lunga per me, anche se produzioni come la Wizard e persone come Federico Bellone, potrebbero fare la definitiva differenza nel futuro.

Dopo questa nota amara, chiudiamo con qualcosa di più dolce. A noi del pubblico piacciono da impazzire i “dietro le quinte” e mi chiedevo se ci fosse un aneddoto legato alla Fabbrica di Cioccolato che ci vorresti raccontare.

Ah sì, potrei stare qui fino a domani mattina!
Ci sono naturalmente tantissimi aneddoti, anche perchè il cast è fortissimo, tutte le persone sono deliziose, c’è tanto da ridere dietro le quinte. In particolare, però, non posso dimenticare un “davanti alle quinte” abbastanza memorabile! Durante una delle prime repliche, un’enorme coulisse rosa schocking (un pannello gigantesco che si apre in due durante lo spettacolo), è crollato all’indietro contro un’altra coulisse. Lo spettacolo si è fermato per 40 minuti, c’era la sala piena di gente. Federico Bellone mi ha preso per mano, mi ha portato in proscenio e per 40 minuti ho intrattenuto il pubblico, facendo anche uno sketch di Walter Chiari.

Charlie e la Fabbrica di Cioccolato rimarrà in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano fino all’8 Marzo! Non perdetevelo.

Regia di Federico Bellone
Regia Associata Chiara Vecchi
Traduzione e adattamento del libretto
e parole italiane delle canzoni di Franco Travaglio
Coreografie Gillian Bruce
Direzione Musicale Giovanni Maria Lori
Scene di Federico Bellone
Scenografia Associata Clara Bruzzese
Costumi Chiara Donato
Effetti Speciali Paolo Carta
Disegno Luci Valerio Tiberi
Disegno Audio Armando Vertullo
Parrucche Mario Audello
Direzione Casting Moira Piazza

con Christian Ginepro nel ruolo di Willy Wonka

a cura di
Valentina Gessaroli
foto di
Giulia Marangoni

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