Sanremo #2020: le pagelle della terza serata

Sanremo #2020: le pagelle della terza serata
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Siamo al giro di boa del Festival di Sanremo. Ieri serata di duetti, che hanno riportato sul palco, accanto agli artisti in gara, grandi artisti e vecchie glorie della musica italiana. Difficile dare un voto all’esibizione, senza poter scindere brano-artista in gara-ospite che lo ha affiancato.

Ma tant’è: proviamo a fare sintesi!

mika
Ieri sera Mika sul Palco dell’Ariston ha incantato con una cover di Fabrizio De Andrè

ZARRILLO – LEALI : 6/7

Grinta e note al posto giusto per due artisti che, piaccia o non piaccia, fanno parte della storia della musica italiana. Alla faccia di chi dice che per fare il cantante non è sempre necessario saper cantare…

JUNIOR CALLY – VIITO : 6-

Brano “scontato” ma tutt’altro semplice da interpretare. Bene Junior Cally (che mi sta sorprendendo in questo Festival), meno bene Vito Dell’Erba, che inciampa in qualche attacco e invece che interpretare il brano finisce per imitare Vasco Rossi. 

MASINI – ARISA : 5-

Troppo, troppo e ancora troppo. Masini fa il suo ma Arisa finisce per rovinare il brano. Troppe urla e troppa cattiveria per un brano che è da sempre emblema della grazia e dell’eleganza. 

RIKI – ANA MENA : 6

Più per la scelta del brano e per il suo arrangiamento moderno, che per l’esibizione in sé per sé. Sentire due giovani cantare Nilla Pizzi è sempre un esperimento interessante. 6 di incoraggiamento

GUALAZZI – MOLINARI: 8 ½

Due grandi professionisti. Lui musicista e interprete raffinato, lei voce meravigliosa. Il brano scelto, va detto, è stato un goal a porta vuota per i due, ma comunque ben interpretato e senza la minima sbavatura.

ANASTASIO – PFM : 6 ½ 

Fatico sempre a comprendere quando gli artisti rap decidono di creare una strofa di loro pugno all’interno di brani storici, come la meravigliosa (e straziante) Spalle al Muro. Però l’arrangiamento è ben fatto e la PFM una garanzia. Franz di Cioccio lascia un po’ a desiderare nella precisione vocale ma dare un’insufficienza sarebbe troppo severo come giudizio.

LEVANTE – MICHIELIN –  MARIA ANTONIETTA: 5 ½ 

Tre belle voci che non sono riuscite a creare un amalgama convincente, rendendo tutto troppo piatto. A dir poco incomprensibile la scelta di mantenere la tonalità originale del brano, nato per 3 voci maschili.

ALBERTO URSO – VANONI: 4 ½ 

Con tutto il rispetto per la storia di Ornella Vanoni, va detto che ultimamente le sue esibizioni sono molto incerte e scivolano spesso nella stonatura. Alberto Urso non è ancora uscito da Amici e interpreta tutti i brani nella medesima maniera, abbastanza stucchevole. Chi crede che sia “colpa” della scarsa modernità del registro vocale, citofoni Il Volo.

ELODIE – AHMAD : 8

Brava. Arrangiamento piano-voce, che tira fuori dal pezzo la vena malinconica e sofferta. Elodie canta di cuore, ancor prima che di diaframma. Una interpretazione davvero piacevole per l’udito e per l’anima.

RANCORE – DARDUST – RAPPRESENTANTE DI LISTA: 5 ½ 

Tanto rumore per nulla. Rancore interpreta un brano a sé (vedi Anastasio) e Veronica Lucchesi, de La Rappresentante di Lista, non è all’altezza di Elisa. Il risultato non merita la sufficienza.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI: 6

So che molti di voi salteranno sulla sedia ma l’esibizione dei Pinguini Tattici Nucleari non mi ha convinto. Dietro a questo gruppo vedo ultimamente troppo spesso furbizia e il tentativo di fomentare il pubblico, più che la volontà di esprimere una propria vena originale. Ed è un peccato, perché la band i numeri ce li avrebbe e ce li ha avuti, a partire dal frontman Riccardo Zanotti. Il medley, se così possiamo chiamarlo, è molto sforzato, con brani legati a forza senza un reale arrangiamento che li tenga insieme. Finisce uno, parte l’altro. A metà esibizione non sai se stai assistendo ad un karaoke o al Festival di Sanremo. 

NIGIOTTI – CRISTICCHI: 7

Questo voto è quello che mi mette più in crisi. Il brano è da 11, uno dei più belli della storia del Festival di Sanremo. Cristicchi da 9: d’altronde il brano è suo. Nigiotti è da 5. Impalpabile, sembra quasi dispiaciuto di doversi inserire nella riedizione di Cristicchi, paro paro al 2007. Riponevo molto fiducia nel Festival di Enrico Nigiotti, dopo la performance dell’anno scorso. Ma fino ad ora sono rimasto deluso.

GIORDANA – SOLIS STRING QUARTET: 6

Il quartetto d’archi come al solito incanta. Giordana fa il suo. Il brano è un capolavoro e la penna di Califano rimane nella storia.

LE VIBRAZIONI – CANOVA: 7+

Mi aspettavo tantissimo dal riarrangiamento di questo brano, che mi ha invece molto deluso. Niente di chè. Sarcina invece mette in campo un’interpretazione da 9, spettacolare. Tanto che Matteo Mobrici, cantante dei Canova, al confronto si fa piccolo piccolo, seppur anche la sua interpretazione non sia stata niente male. 

DIODATO – ZILLI: 8

Quando lo stile e la classe, non solo nello stare sul palco ma soprattutto vocale, di Diodato si incontra con la grazia di Nina Zilli il risultato non può che essere esplosivo. 24.000 baci è una canzone da ballare e da cantare, ma il rischio di buttare via l’interpretazione canticchiandola è alto. Loro invece fanno le cose al meglio, mettendoci molto del loro.

TOSCA – CRUZ: 8 ½ 

Chi tocca Dalla, per quanto mi riguarda, solitamente muore. E al primo ascolto mi sembrava che anche una gigante come Tosca si fosse bruciata un bel po’. Ma riascoltandolo nuovamente ho potuto apprezzare la grande abilità interpretativa e di emozionare di Tosca, resa gradevole dall’arrangiamento spagnoleggiante del maestro Barbieri. Se fosse per il mio gusto mi sarei fermato a 7 ½ , ma sono certo che il Maestro che la ha ascoltata da lassù le avrebbe dato un 10+.

PAVONE – MINGHI: 5-

Minghi, forse complice l’orario, sale sul palco e comincia a cantare sottovoce. Quasi fosse poco convinto. Rita Pavone invece fa la “Rita Pavone” e strepita nell’interpretazione, finendo per sopraffare Minghi. Il risultato non convince.

ACHILLE LAURO – ANNALISA : 9

Cantare Mia Martini è “un’operazione a cuore aperto”, diceva due giorni fa Tiziano Ferro. Ed è proprio così! Ma Achille Lauro e Annalisa sono riusciti a portare sul palco una esibizione di altissimo livello. Lui, artista-attore istrionico, incanta, rimanendo un passo indietro ad Annalisa, che fa esplodere il cuore di chi ascolta con un’interpretazione del brano straordinaria. Oltre ogni più rosea aspettativa.

MORGAN – BUGO: 3

Esibizione indegna del palco di Sanremo. Morgan vuole fare 3 cose in 1, non ne fa bene neanche mezza. Bugo non entra neanche in campo. 

IRENE GRANDI – RONDELLI: 7

Una bella accoppiata. Due voci che si mescolano molto bene, in un brano che è una gemma preziosa. Bravi!

PIERO PELU’: 7/8

Molto bravo Piero. Energia e interpretazione da professionista esperto quale è, che vanno a braccetto con un arrangiamento che fa scatenare ogni cellula del corpo. Dove non riesce ad arrivare con la vocalità ci arriva con la grinta.

JANNACCI – MANDELLI – MORETTO: 7+

Quel cognome significherà ben qualcosa. Il duo Jannacci – Mandelli fa sorridere e commuovere anche un po’, pensando che non possiamo godere più della simpatia e della genialità di Jannacci Sr.

LAMBORGHINI – MYSS KETA: 4

Va bene la simpatia del personaggio. Va bene la vena trash. Ma c’è un limite alla decenza musicale. E qua siamo qualche metro al di sotto. Elettra è la migliore delle due. Ho detto tutto!

GABBANI: 7 ½ 

Salire sul palco del Festival all’1.50 sarebbe da denuncia immediata ai responsabili della scaletta. Inaccettabile davvero. Gabbani riesce comunque a portare a casa un ottimo risultato mettendo la sua firma su un pezzo che fra qualche milione di anni i nostri eredi troveranno incastonato in qualche urna, sotto le macerie della terra italica. E quello sventolare di bandiere tricolore scalda il cuore, da italiani veri quali siamo!

A cura di
Francesco Malferrari

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